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Dopo studi di matematica e musicologia, Patrick Dubost ha pubblicato in poesia una quindicina di libri (in Francia, in Grecia, in Quebec) e due CD, di cui alcuni con lo pseudonimo di Armand le poète, libri che – molto spesso – sono difficili da classificare come poesia o teatro. Dubost pratica, infatti, una poesia che si avvale della pagina scritta (libri d’artista, libri-oggetto, testi-mobili) ma che emerge per mezzo della voce: demoltiplicata, miscelata, in campionatura di lingua, performata, in bocca, in corpo, in gesti, in azioni. L’insieme costituisce una sorta di recital di parole, una combinazione tra arguzia,  ricerca metafisica e tenero sguardo sul mondo.      

Extrait de la lecture / performance du 11 décembre 2007,
au Coeur des Sciences de l’UQAM, Montréal,
avec la complicité de Vincent Dionne
(film réalisé par Gaëtan Dostie)

http://patrick.dubost.free.fr/videos_performances/perdus_sous_l_orage.html  (video-lettura)

 

L’archeologo del futuro   (poesia)

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Un libro costruito come un puzzle, dove il protagonista Fabrizio Notte (detto anche Brizio), un Quebecchese figlio d’Italiani, produttore cinematografico indipendente, si volatilizza nel nulla. Siamo in pieno “En attendant Godot”, già dalla prima pagina. Chi è esattamente Fabrizio Notte? Il lettore entra nella vita misteriosa del protagonista, ne segue le tracce incerte e confuse attraverso il racconto delle venticinque donne che lo hanno conosciuto, amato e qualche volta odiato: le varie mogli, amanti, amiche ecc. come nel film di Kurosawa,  narrano ciascuna  la propria verità: era via via generoso, sincero, bugiardo, tenero, violento, innamorato, sciupafemmine, colto, avventuriero da quattro soldi, uomo ideale per la vita o per una notte… Una densa e suggestiva intelaiatura del romanzo fa assomigliare questo libro (quasi un giallo) a una serie di sceneggiature cinematografiche. Non a caso Antonio d’Alfonso è anche uomo di cinema molto conosciuto in Quebec e l’aver “messo in scena” un personaggio come Fabrizio Notte lascia intravedere, sì talento letterario ma anche una tecnica composta su più tastiere. Il maggior pregio di queste pagine risiede nel fatto che un uomo possa entrare profondamente nella psiche femminile, con un’empatia fuori dal comune. Una delle donne qui citate racconta: “Ascolti, mi tenga al corrente per Fabrice, se lo ritrova. Non deve essere molto lontano. Per lui, sparire è un’arte. Non sarei sorpresa che riapparisse con un abito di Arlecchino”.    (Nota di Viviane Ciampi)

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Biobibliografia

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Il volume  -  curato da Alessio Brandolini  traduzione dallo spagnolo con Verónica Becerril  -  è risultato vincitore del Premio Letterario Camaiore 2008 - sezione II Premio Internazionale. 

[...] Jorge Boccanera esordisce in poesia a ventun’anni con la raccolta Los espantájaros suicidas (Gli spaventapasseri suicidi, 1973), seguita da Noticias de una mujer cualquiera (Notizie di una donna qualsiasi 1976) e Contraseña (Parola d’ordine, 1976) con il quale vince il prestigioso “Premio Casa de las Américas”. Ma già nel 1972, con altri giovani scrittori argentini (alcuni, poi, “desparecidos”), aveva fondato il gruppo poetico “El ladrillo” (“Il mattone”), nome che rimanda al desiderio di sperimentare a livello formale e in qualche modo inserire il lavoro letterario nella costruzione di un’Argentina democratica.  (nota di Alessio Brandolini)

 Introduzione a Sordomuta

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“Le giornate non cominciano mai allo stesso modo, tutto dipende da come apriamo gli occhi. Spesso, le palpebre sono così pesanti che riescono a malapena a schiudersi. E rimaniamo incollati alla notte, alla notte nebulosa, alla nera notte, senza odori di terra, né d’incensi, immobili, finché nostro malgrado, un dito si muove, poi la mano.” Questo è l’incipit dell’ultimo romanzo di Louise Dupré che conoscevamo in Italia soprattutto come punto di riferimento della poesia canadese di lingua francese. Il romanzo ha ricevuto il Prix de la Société des écrivains canadiens e il Prix Ringuet de l’Académie des lettres du Québec. Louise Dupré ci porta a ripercorrere il cammino di una donna quarantenne che cerca di ridare vigore a una perduta beatitudine e lo fa con una capacità d’espressione e una sensualità raffinata, fuori dal comune. Una storia intima, in apparenza, con un interrogativo permanente sul senso dei giorni, ma ci fornisce anche un interessante punto di vista sulle fatiche della traduzione e della creatività: la protagonista è traduttrice che aspira a diventare scrittrice in proprio: “Il mio libro uscirà il mese prossimo. È una bella traduzione, ha detto il mio editore. Lo credo anch’io. Ho voluto andare al di sotto delle parole, laddove sorge un resto di canto. Sarà la mia ultima traduzione letteraria. D’ora in poi accetterò solo contratti lucrativi, libri pratici che richiedono meno riflessioni sulla lingua. Ci lavorerò solo il pomeriggio o la sera. Dopo aver scritto cose mie. L’estate prossima porterò un libro all’editore, un libro scritto da me”.   (Nota di Viviane Ciampi)

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Biobibliografia

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“Furio Jesi (1941-1980) fu egittologo, mitologo e in seguito germanista. Le sue analisi critiche interessarono il ruolo del mito in letteratura, ma più in generale nell’arte, visto che «nella sua genesi e nella sua epifania l’opera d’arte è sempre materiata di miti», ossia fin dalla sua nascita e nel suo manifestarsi (all’artista come allo spettatore) l’opera d’arte è costituita da miti.

Possiamo intendere l’alterità del mito fin da subito in due sensi: come termine di confronto fondamentale nell’esperienza umana, della quale l’arte è un momento particolare; e come tratto discriminante della differenza tra gli antichi, che avevano accesso diretto e autentico all’epifania del mito, e i moderni, ai quali è rimasta solo l’esperienza diretta della rappresentazione del mito.

Nell’introduzione di Mito (1973), che si propone come storia della “scienza del mito”, Jesi si chiede in cosa consista e se abbia una propria autonomia: le risposte a queste due domande, come mostra l’autore, dipendono dal contesto culturale e dalla posizione del singolo studioso, ma  in epoca moderna confermano la distanza dell’uomo dall’autentica esperienza del mito”.

 

Il mito come alterità in letteratura nel pensiero di Furio Jesi

 

 

 

Curriculum di Davide Finco

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Chi non ha mai sentito parlare dei cavalieri del Tempio,  della loro tragica fine e del loro favoloso tesoro?

Eppure, non conosciamo né la storia della loro nascita né i loro ideali.

Il viaggio attraverso i manoscritti della Regola del Tempio e della lettera-manifesto del fondatore, il maestro Hugues de Païens, ci rivela un Templare inedito e sorprendente: cavaliere “anti-eroico” e frate “anti-ascetico”, il Templare rivendica la sua laicità proprio quando la Chiesa latina decide di riservare ai chierici la gestione del Sacro. Il sogno rivoluzionario del maestro Hugues implica l’apertura dei Templari al mondo dei lavoratori e alle donne, la diffusione della cultura religiosa in lingua volgare, la condivisione di pratiche liturgiche con i cristiani d’Oriente e con i musulmani. Per questo furono elogiati dal celebre emiro di Chayzar, Osama, che definisce « i suoi amici Templari » come « persone più illuminate di altre» che sapevano « riconoscere i credenti » di ogni fede.

Mondadori, giugno 2008, Collana Le Scie.

 

Rassegna stampa:

-          La Repubblica : “La vera storia dei Templari” (Susanna Nirenstein)

 

-          L’Avvenire: “Finalmente. Una ventata d’aria fresca. Una liberazione” (Franco Cardini)

 

-          Il Secolo XIX: “Un libro di straordinario interesse. Un’immagine dei Templari completamente nuova” (Giuliano Galletta)

 

-          Il Giornale: “Cerrini è esperta come pochi al mondo dei testi originari dei Templari” (Marco Meschini)

 

-          Il Manifesto: “Un’opera che è in grado di offrire nuovi punti di vista” (Marina Montesano)

 

-         Questo libro è stato presentato a RADIO France LA FABRIQUE DE L’HISTOIRE (27 -02-2008)

http://www.radiofrance.fr/chaines/france-culture2/emissions/fabriquenew/fiche.php?diffusion_id=60269

-          e  RAI RADIO 3 LA STORIA IN GIALLO (25 -04-2009)

http://www.radio.rai.it/radio3/lastoriaingiallo/view.cfm?Q_EV_ID=283742

 

Copertina libro

Biobibliografia essenziale

 

 

 

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Lorenzo Beccati vive ad Alassio e lavora a Milano. È autore di diversi programmi televisivi di successo. Ha pubblicato per Kowalski  i romanzi Il barbiere di Maciste (2002)  Il santo che annusava i treni (2005) e Il Guaritore di maiali (2007), tradotto in Germania, è il suo fortunatissimo esordio nel thriller storico, seguito nel 2008 da Il Mistero degli Incurabili.

L’uccisore di seta

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dall’11 al 21 giugno nel Cortile Maggiore di palazzo Ducale e in altri suggestivi luoghi di Genova, con oltre 80 eventi gratuiti tra letture, concerti, performance, conferenze, visite guidate.

 

 

 Claudio Pozzani

Claudio Pozzani - direttore del Festival

Biobibliografia

http://www.festivalpoesia.org/     (per leggere il programma completo del Festival)

 

Al Festival Internazionale di Poesia di Genova il Premio del Ministero dei Beni e Attività Culturali

Giovedì 23 aprile alle ore 17.30 a Roma, presso la Sala Convegni Santa Marta (Piazza del Collegio Romano 5), Claudio Pozzani riceverà il premio che il Ministero dei Beni e Attività Culturali ha assegnato al Festival Internazionale di Poesia di Genova quale miglior progetto di diffusione della poesia.

La cerimonia, alla presenza del On. Francesco Maria Giro, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali, avrà come ospiti anche Neri Marcoré e Corinna Lo Castro con lo spettacolo Un libro si librò (in volo), nell’ambito della Giornata mondiale del Libro. Questo prestigioso premio si aggiunge ai numerosi riconoscimenti che la manifestazione genovese ha ottenuto in Italia e all’estero in questi suoi 15 anni.

Nato nel 1995 e organizzato dal Circolo dei Viaggiatori nel Tempo, il Festival Internazionale di Poesia di Genova è la più grande manifestazione italiana dedicata alla poesia, con oltre 700 poeti e artisti provenienti da 85 Nazioni intervenuti in questi anni, tra i quali i premi Nobel Walcott, Soyinka e Milosz e personaggi come Lou Reed, Ray Manzarek dei Doors, Ferlinghetti, Mutis, Maraini, Vecchioni, Montalban, Albertazzi, Luzi, Bergonzoni, Frankie Hi NRG, Caparezza.

Tra gli eventi previsti ci sarà la Notte della Poesia (12 giugno), con spettacoli dalle 19 a notte fonda nei palazzi, piazze, locali, giardini e terrazzi della città vecchia, con un vero e proprio “pic-nic” urbano - la rassegna European Voices (13,14 e 15 giugno), che vedrà la partecipazione di poeti e performer da tutta Europa, tra i quali gli albanesi Visar Zhiti e Ylljet Aliçka, il danese Morten Sondergaard, la rumena Adela Greceanu, i francesi Nathalie Quintane, Jacques Darras e Patrick Dubost, l’austriaco Raoul Schrott, l’olandese Ruben Van Gogh e molti altri - il Bloomsday (16 giugno) consueta maratona letteraria con la lettura integrale dell’Ulysses di Joyce in 23 punti di Genova da parte di decine di appassionati interpreti. A questo proposito, se si vuole partecipare leggendo un brano del romanzo, ci si può iscrivere inviando una mail a casapoesia@yahoo.it

Tra gli ospiti previsti di quest’anno, Richard Bach, l’autore del celeberrimo libro “Il Gabbiano Jonathan Livingstone” che verrà per la prima volta in Italia in esclusiva per il Festival - il performer tedesco Blixa Bargeld, già cantante degli Einstürzende Neubauten e chitarrista di Nick Cave - lo spettacolo “Quelli che bruciano la frontiera” con il gruppo DOUNIA e Moncef Ghachem, nell’ambito della rassegna Mediterranea - il ritorno di John Giorno, vero crocevia tra beat generation e pop art; Molte saranno le iniziative collaterali durante il Festival: la mostra “S-Volta celeste” con lavori di Valter Boj, Claudio Pozzani, John Giorno e Gian Piero Reverberi e i Percorsi Poetici, itinerari guidati lungo le tracce lasciate da poeti e scrittori che vissero o soggiornarono a Genova.

Quest’anno gli organizzatori, in collaborazione con il tour operator Biz or Fun, hanno anche preparato dei pacchetti turistici speciali per chi vorrà approfittare del Festival di Poesia per prendersi una vacanza culturale e rilassante visitando la città e la Liguria e assistendo alle serate della manifestazione.

«Sempre, lo Stato si scagiona in nome del Bene pubblico, della violenza ch’esso esercita. E naturalmente, rappresenta codesta violenza come la garanzia stessa di quel Bene, mentre non è nient’altro che la garanzia del suo potere. La realtà di cui si parla resta di solito mascherata dall’obbligo di assicurare la protezione delle persone e delle proprietà, vale a dire della loro sicurezza. Finché questa apparenza è rispettata, a ciascuno tutto appare normale e conforme all’ordine sociale. La situazione mostra la sua vera natura soltanto a partire da un eccesso di protezione che rivela un eccesso di presenza poliziesca. Da allora, ognuno comincia a percepire una violenza latente, che finge di essere un servizio pubblico soltanto per assoggettare i suoi utenti.

Quando le cose arrivano a tal punto, lo Stato deve ovviamente inventare nuovi pericoli per giustificare lo spiegamento forsennato della sua polizia: il pericolo più idoneo oggi per servire da scusa è il terrorismo».

 

 

« Toujours, l’État s’innocente au nom du Bien public de la violence qu’il exerce. Et naturellement, il représente cette violence comme la garantie même de ce Bien, alors qu’elle n’est rien d’autre que la garantie de son  pouvoir. Cette réalité demeure masquée d’ordinaire  par l’obligation d’assurer la protection des personnes et des propriétés, c’est-à-dire leur sécurité. Tant que cette apparence est respectée, tout paraît à chacun normal et conforme à l’ordre social. La situation ne montre sa vraie nature qu’à partir d’un excès de protection qui révèle un excès de présence policière. Dès lors, chacun commence à percevoir une violence latente, qui ne simule d’être un service public que pour asservir ses usagers. Quand les choses en sont là, l’État doit bien sûr inventer de nouveaux dangers pour justifier le renforcement exagéré de sa police :  le danger le plus apte aujourd’hui à servir d’excuse est le terrorisme  ».

Prontuario di umiliazione

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da sinistra:  Arnaldo Bagnasco, Antonio Ricci e Bernard Noël in occasione dell’incontro organizzato a Genova dalla Fondazione Carige e dalla rivista arte e cultura Icaro, sul tema della televisione:  La privazione di senso   (foto di Silvia Ambrosi)

La privazione di senso

La privation de sens

Bernard Noël saggista, critico d’arte e poeta, nato nel 1930, vive a Mauregny nel nord della Francia. Intellettuale a tutto tondo che ha segnato e segna in maniera incisiva la vita culturale francese. Ha esordito nel 1958 ed oltre ad una cinquantina di opere (poesia, saggistica, narrativa, teatro) ha diretto coraggiose collane di poesia (Flammarion, Fata Morgana). In questo saggio, l’autore, scomodo fino alla violenza verbale, col suo modo di andare al fondo delle cose mette il punto su come agiscono le immagini nel cervello dell’utente. Il saggio è rivolto, per la verità, al pubblico televisivo francese ma era così evidente la similitudine col nostro panorama televisivo che non ci è parso vero proporvelo.

 

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“Globalizzazione è da tempo una parola chiave nel discorso socio-economico, come nel discorso politico. In quanto tale ha assunto, ed è destinata ad assumere ancora di più nel prossimo futuro, significati polivalenti, che non risulta facile ricondurre ad un’unica chiave interpretativa. La vasta e complessa letteratura che in ogni parte del mondo s’è venuta addensando nel corso degli ultimi anni, può in una certa misura soccorrere nel tentativo di chiarire almeno i supporti tematici ed i percorsi analitici che sono stati individuati dai numerosi autori che si sono cimentati sul terreno della discussione teorica e su quello dei riscontri fattuali. Al riguardo, è indubbia la considerazione che sia necessario prendere le mosse dalla valutazione delle strutture dell’economia-mondo: vale a dire da quell’assetto che le istituzioni ed i comportamenti privati e pubblici sono andati assumendo sul piano internazionale a partire dalla seconda metà degli anni ottanta ad oggi”.

Frammento da GLOBAL SI GLOBAL NO

 

 

Alda Merini

Alla 26ª edizione del Marché de la Poésie di Parigi è stato presentato il primo numero della rivista Inuits dans la jungle  di Jacques Darras, Jean Portante e Jean-Yves Reuzeau (190 pagine - edizioni  Le Castor Astral). Comprende, tra le altre, un’antologia di poesie  in versione bilingue  di Alda Merini.  Nota e traduzione di Viviane Ciampi. 

Le premier numéro de la revue  Inuits dans la jungle  de Jacques Darras, Jean Portante et Jean-Yves Reuzeau  (190 pages - éditions Le Castor Astral) à  été présenté à la 26e edition du Marché de la Poésie de Paris. On y trouve, entre autres,  une anthologie de poèmes en version bilingue de la poétesse italienne Alda Merini. Note de présentation et traduction de Viviane Ciampi.

 

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«La saggezza» diceva Paul Valéry «è quella virtù che se un poeta non la possiede dovrebbe inventarsela». Questa riflessione fa venire in mente che il percorso poetico di Elio Andriuoli si basa proprio su questa virtù avvertita dal lettore quasi come un fatto naturale. Ma egli tiene presente che saggi non si nasce, anzi, si arriva ad esserlo seguendo una sorta di percorso del combattente che passa attraverso affanni e prese di coscienza come dimostra nell’incipit della poesia eponima alla raccolta: «Ardue sono le vie della saggezza / ed a fatica le percorri». Il poeta si affida a un’esperienza intima che presuppone lunghe e profonde meditazioni, e nel contempo desidera condividerle in parole vibranti di affetto autentico, cosa ormai rara in poesia: «E’ dolce, amici, in questo chiaro giorno / trovarci insieme per dire parole» (Approdi eterni). La sua ricerca trae nutrimento dalla lettura, come si può riscontrare nella poesia rivolta a Dante «Ma tu riaccendi le mie forze» e dalla scrittura, in quanto crede nel permanere della parola che tuttavia richiede passione, umiltà, ascesi: «La gioia di un bel verso ti compensa / d’infinite amarezze» (Un verso). Molti sono i temi toccati nella raccolta che comprende tre sezioni (Il tempo e la parola, Le vie della saggezza, Il dono della voce) e in ogni poesia si ascolta una voce singolare e pura, che pare svelarci nel suo insieme una formula, il segreto del “come vivere”, come allontanare ogni pensiero in grado di farci disprezzare la vita. In cammino verso la saggezza egli affronta il senso dell’irreversibilità della condizione umana in postura d’attesa dinanzi alla «favola del poi» che non prevede affatto un’incosciente sospensione del dolore. Malgrado molti versi sulla gioia, sulla grazia, sulla bellezza, s’indovina qua e là una ferita, una leggera frattura. Ma mai dell’Essere per intero. La postura più saggia, dunque, è quella di un’attesa feconda, di “risveglio a se stesso”, poiché il poeta accetta di iscriversi, consapevole, nel tempo che a tutti è stato assegnato. Non vi sono in lui, ragioni di fughe, di abitare il gelo. 

(nota di Viviane Ciampi) 

 

L'Arte per l'Umanità 

 

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Lenzuolo-manifesto della mostra “Lettere”

Lettere manoscritte        (video inauguazione mostra a Genova, Biblioteca Berio)

In un’epoca in cui la corrispondenza tradizionale sembra in via di estinzione, sostituita da messaggi trasmessi solo per via telematica, e in cui pochi pensano ancora alla possibilità di scrivere una missiva a mano, può essere utile tornare a farlo, per una volta, in forma personale e inventiva. L’intento della mostra, che sarà allestita a Genova, è quello di riportare l’attenzione sul genere «lettera», intesa come «frammento intimo», foglio sparso, appunto necessario a scandagliare l’animo umano con emozioni e pensieri pertinenti al processo creativo dell’artista. Scrive Rainer Maria Rilke a un’amica: «No, non lo faccio per lei, ma piuttosto per la “cosa”, per ciò che è il mio lavoro - finalmente in tutte le lettere c’è una traccia della sua intensità che vibra e si comunica; niente è perduto di ciò che ha vibrato una volta oltre un certo grado di intensità».

Lettere ormai impossibili da scrivere

Lettere segrete e misteriose

Lettere scritte in lingue sconosciute

Lettere ironiche

Lettere oniriche

Lettere ludiche

Lettere illeggibili

Immagini di lettere…

Il progetto, partito da Genova con timidezza, ha fatto il giro del mondo. La comunicazione globale ha permesso di diffondere in breve tempo l’idea.

Quindi il contrario della lettera scritta a mano e spedita per posta in una busta ha favorito la trasmigrazione di questo progetto in ogni dove e più di venti sono stati i paesi partecipanti e altrettante, circa, le lingue.

Ci sono stati rifiuti, differimenti, incertezze, dinieghi, ma anche entusiasmo e collaborazione.

Siamo stati sepolti dalle lettere, confusi dalle lettere, dalle lingue spesso incomprensibili e dalle forme imprevedibili.

Si creerà un archivio aperto di queste lettere. Abbiamo il desiderio di proseguire.

Un tempo erano l’unico modo per comunicare.

Poi c’è stato l’arrivo del telefono che ha cambiato ancora le cose.

Ma il loro valore è rimasto nella nostra memoria: la segretezza, l’attesa di quel messaggio che potevi trovare o no nella cassetta della posta. A volte le lettere viaggiavano per mesi prima di arrivare a te.

Tutto è ormai cambiato: gli SMS e le e-mail arrivano in tempo reale o non arrivano mai, e tuttavia perdura un’eco di quel meraviglioso senso di incertezza, specialmente se il messaggio poteva racchiudere novità importanti o memorie d’amore.

Le lettere scritte a mano rappresentano una magia di comunicazione che non dobbiamo dimenticare, anche se, oggi, altri sono i mezzi veloci che comunque possono darci emozioni forti.

C’è stato indubbiamente un passaggio epocale e ora noi vogliamo ricordare, creando un archivio che assumerà forse la valenza di un piccolo contributo a un’ archeologia della lettera .

Per chi vorrà, accoglieremo ancora queste tracce di un tempo che velocemente scorre e ci sovrasta.

Webmaster:  Domingo Donato

Progetto e sito web a cura di Silvia Ballerini, Luisella Carretta, Carolina Cuneo, Domingo Donato, Maurizio Olita, Viola Pagliano, Alessandra Russo e con il contributo di Viviane Ciampi. 

In collaborazione con: Biblioteca Berio-Sezione di Conservazione e Ufficio Comunicazione Promozione Eventi Culturali.

Letters   note in english

Lettres   note en français

Tre esempi di lettere tra le molte arrivate:

Cécile Oumhani

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 Lilla Agrafioti

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 Bartolomé Ferrando

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Comunicato stampa

I partecipanti - participants

www.leariedeltempo.it          (per leggere ogni singola lettera)

                                                       (pour lire chaque lettre)

                                                       (to read every single letter)

SGUARDO LUSITANO

“Ognuno di questi scatti, di questi scorci di vita, condensa per me un’emozione o una sensazione profonda che non avrei saputo descrivere a parole, dei miei ormai numerosi e frequenti itinerari portoghesi, quasi a costituire momenti diversi di un “diario dello sguardo”. Ciò che mi aveva colpito fin dal primo incontro con questa terra era prima di tutto la luce, la luce particolare del cielo, intensa e dolce, che ha creato un’atmosfera magica, quasi fuori dal tempo e ha contribuito a formare l’identità di questo paese, che continua a conservarsi intatta negli anni nonostante il progresso. La modernità, infatti,  non ha cambiato le persone, che continuano a seguire i ritmi lenti, più vicini ai naturali ritmi interiori, apprezzando i momenti di vita in comune e gustando le gioie più semplici.

Ad Oporto, per esempio, lo scorrere lento delle acque del fiume ha fermato miracolosamente il flusso del tempo. Anche il cielo che avvolge la città con una peculiare luminosità ha contribuito. La modernità non è riuscita a modificare questo luogo e le persone che lo abitano”.

 

Biobibliografia

La coperta delle donne

Il progetto artistico di Alina Rizzi  (www.segniesensi.it) nasce come stimolo alla fantasia delle donne, alla loro abilità più antica – il cucito e la manipolazione di lana, fili, tessuto – e alla solidarietà tra donne. Una coperta lavorata da tante mani femminili, che scalda dentro e fuori, creando una rete invisibile, ma autentica tra sconosciute di ogni luogo: quindi un lavoro in progress, che non si pone un punto di arrivo.

Quest’opera composta da 150 lavori di artiste di  differenti nazionalità, cuciti insieme per formare una composizione della misura di cm 300 x 450. La mostra “La coperta delle donne” è già stata presentata con notevole interesse a Mosca, Milano,  Como e Genova.

 

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“Se Giulio Bollati non avesse letto la lettera in cui gli illustravo il mio primo romanzo Il male addosso e incuriosito non mi avesse chiesto di leggere il manoscritto, tutta la fortuna editoriale che ne è seguita non avrebbe potuto compiersi. A lui devo il mio inizio, a lui il battesimo della mia prima pubblicazione di cui volle curare tutto, anche la copertina. Il giorno in cui ci conoscemmo mi disse che ero una vera scrittrice e al mio imbarazzato stupore con autorevolezza mi ricordò che sapeva bene quel che affermava, aveva lavorato con Pavese, Calvino, Pasolini. E quando il romanzo ebbe successo non fu sorpreso ma soddisfatto e orgoglioso, non sapevamo che sarebbe stato l’ultimo libro su cui personalmente lavorò. Morì poco dopo lasciandomi in eredità punti fermi dei nostri intensi colloqui: ed è da qui che è iniziato il mio cammino nella scrittura”.

Il male addosso e All’ombra dei girasoli

biobibliografia

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“La mia poesia si mischia con gli arcani della mia storia personale, piccola goccia d’acqua nella mutevolezza del mondo, ed è ciò che cerco, poter toccare l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande in una sensualità di cose ritrovate al di là dei giudizi di valore, al di là di ciò che se ne dice, al di là del dominio sociologico del mondo. Da qui la creazione del senso, creazione di vita con gli attrezzi della lingua, creazione d’immaginario e di universi poetici il cui fervore rimanda a quei milioni di esseri incontrati durante il percorso, per taluni accompagnati in un pezzo più o meno lungo di strada”. 

“Ma poésie se confond avec les arcanes de mon histoire personnelle, petite goutte d’eau dans la mouvance du monde, et c’est cela que je cherche, toucher l’infiniment petit et l’infiniment grand dans une sensualité des choses retrouvées au-delà des jugements de valeur, au-delà de ce qu’on en dit, au-delà de la maîtrise sociologique du monde. D’où la création du sens, création de vie avec les outils de la langue, création d’imaginaire et d’univers poétiques dont la ferveur renvoie à ces millions d’êtres rencontrés en chemin, pour certains accompagnés un bout plus ou moins long du chemin”.

Ma poésie se confond avec les arcanes de mon histoire personnelle

D’après  Nous la mémoire

Biobliographie 

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Melissa MEY (Melissa Melek Ezgi Yücel), photographer, painter, è nata a Yalova (Turchia)

biobibliografia

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 I membri della nascente Internazionale Situazionista (1957)

(fotografia di Ralph Rumney)

 

Da sinistra:

Pinot Gallizio, Simondo, Elena Verrone, Michèle Bernstein, Guy Debord, Jorn, Walter Olmo

 

Sandro Ricaldone è nato nel 1951 a Genova, dove vive e lavora. Studioso delle avanguardie della seconda metà del XX Secolo, negli anni 80 ha curato la pubblicazione di “Ocra”, una rivista dedicata a questo soggetto, dove ha ospitato, fra gli altri, testi di Isidore Isou, Joseph Noiret, Pol Bury, Christian Dotremont, Jacques Doucet, Enrico Baj, Michèle Bernstein, Jean-Paul Curtay e interviste a Maurice Wyckaert, Piero Simondo, Piergiorgio Gallizio. Collaboratore di riviste e quotidiani (fra cui Il Secolo XIX di Genova), ha creato numerosi siti web, fra cui Quatorze (http://www.quatorze.org), sul tema delle avanguardie del secondo 900.

Il saggio Una situazione provvisoria (Cosio 1957) è stato pubblicato dall’editore liberodiscrivere come allegato, in forma gratuita, al periodico Arte e cultura Icaro, dicembre 2007, n° 5. 

frammento di Una situazione provvisoria  

 

Le acque magnetiche

Viviane Ciampi, francese d’origine toscana, è nata a Lione ma da tempo vive a Genova dove lavora, traduce e si traduce. Ha ricevuto premi in vari concorsi di poesia, prosa e favole in Italia e, a Dublino, il Premio degli Editori conferitole dall’Istituto Italiano di Cultura.  È presente in antologie e riviste nazionali ed estere.  Collabora come traduttrice e interprete al Festival Internazionale di Poesia di Genova e Alliance Française della stessa città. Nel 2008 ha tradotto dall’italiano al francese un’antologia di poesie di Alda Merini per la rivista annuale  Inuits dans la Jungle (Ed. Castor Astral). È redattrice della rivista multiculturale Icaro, e delle riviste on line Fili d’aquilone  www.filidaquilone.it   e   Progettogeum  www.progettogeum.org  

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Se certe voci di poeti ci sembrano così fraterne è perché riescono ad accedere all’impercettibile ferita esistenziale che accomuna gli uomini (poeti e non) e sanno indicarci senza darlo a vedere un (possibile) tracciato del vivere. Tra queste voci riconosciamo quella di Davide Puccini  che pare  attraversata dall’interrogativo ontologico a proposito del senso della vita e della morte, del fluire del tempo e dell’erosione delle cose: «TEMPO / disperazione gioia vita / tormento e fascino d’una partita / giocata con la sorte», (”sorte” che rimanda - per associazione - a “morte”).  L’ultima raccolta del poeta dà al lettore indicazioni già dal titolo: Madonne e donne. Lungi dall’essere una semplice descrizione, seppur piacevole di “quadri visti”, si presenta come un progetto di “diario dell’occhio” o “romanzo dello sguardo”; un viaggio intrigante tra sacro e profano dove Davide Puccini dà la sensazione di un “sorgere visuale improvviso” di qualcosa d’”altro”: «Stai ancora riflettendo / sull’inatteso annuncio ricevuto», recita un verso. Le percezioni sono minuziose, ricche di garbo e di senso. A piccoli tocchi, lungo tutto l’arco del “viaggio”, il poeta ci offre, a ben leggere tra i versi, un trattato di estetica e affronta una materia che va ben al di là dei pigmenti e della chimica.

(nota di Viviane Ciampi)

Ritratto femminile - da Madonne e donne

biobibliografia

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Premessa di Marco Dotti e recensione di Marco Belpoliti

Testo di quarta di copertina di Anime strane, di Marco Ercolani.

I brevi testi raccolti in Anime strane sono cronache reali di «matti» che ho curato in prima persona o conosciuto indirettamente da documentazioni cliniche, fra il 1982 e il 2005, durante il mio lavoro psichiatrico nella struttura pubblica di una zona periferica di Genova. Lucetta Frisa ha lavorato alla stesura e revisione generale dei testi e aggiunto altre storie reali da lei osservate personalmente. La regia «a due» è la stesura finale del libro.

Se questi racconti appariranno al lettore come «narrazioni fantastiche», sarà vero ciò che penso da sempre: che il «fantastico» scaturisce da una realtà così inafferrabile e complessa da sfuggire a qualsiasi regola voglia definirla.  Anime strane espone vite di individui che non avrebbero mai narrato da soli la loro storia. E, come scrive Oliver Sacks: «una vita umana non è una vita fino a quando non è esaminata; fino a quando non è veramente ricordata e assimilata; e questo ricordo non è qualcosa di passivo ma di attivo, ovvero la costruzione attiva e creativa della vita di un individuo, la scoperta e la narrazione della vera vita di un individuo.»

Il mio pudore nel rendere pubbliche storie eccentriche e inclassificabili che ho raccontato talvolta solo a me stesso, è stato superato dal timore che, in assenza di un narratore sarebbero sprofondate nell’oltraggio del silenzio. Questo libro è l’illusione che quel silenzio sia meno definitivo.

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Quando si nasce tubero – una patata, nel caso specifico – il destino, appare crudele: nella migliore delle ipotesi si finisce nel piatto, poi sotto il palato del consumatore. Ma i poeti o gli artisti, si sa, hanno uno sguardo sugli oggetti che ci circondano, sull’infinitamente umile, che non è quello dei comuni mortali. Ci fanno capire come la poesia, l’arte in genere, possa liberare nell’umano l’atteggiamento della prossimità alle minime creature.

Ed ecco che una semplice patata diventa oggetto di osservazione, certezza sensibile, pensiero metafisico, poi gentile ossessione e infine musa a cui dare nomi come Monna Lisa o Charlotte. Questa è stata l’esperienza di un poeta, Jean Foucault  (il Gianni Rodari francese) che racconta:

 

«M’impunto su UNA patata, UNA SOLA. Così, dal mese di ottobre 1997 a settembre 2001, andai a trovarla ogni mattina. Era libera sul mio tavolo, vicino alla finestra. Non fuggì mai. E dai nostri rapporti quotidiani dovevano nascere momenti-geografi, momenti- personaggi, momenti-animali. Quindi, il sorgere di tutto un mondo di cui questa galleria di ritratti è uno degli elementi che lo costituiscono…»  

 

Tre piccoli volumi attorno all’argomento, una sorta di diario di bordo vengono alla luce  per le edizioni Corps Puce (collection Liberté sur Parole en hommage à Octavio Paz).

 

Da cosa nasce cosa, in questi giorni la mostra:

LA POMME DE TERRE EST BONNE À RÊVER

nota di Viviane Ciampi

 

Tubercules

La pomme de terre est bonne à rêver

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“Picasso si è fermato tre minuti davanti ad un mio quadro. Sono lunghi tre minuti”, annotava nel suo diario questo artista così importante per la cultura del secondo Novecento. Ma chi era Bernard Buffet? Un artista mondano? Geniale? Sopravvalutato?

Bernard Buffet

(da Icaro periodico Arte e Cultura n° 4)

La morte dell’immaginazione della morte

Jacques Darras, poeta, saggista e traduttore è nato nel 1939 nel Ponthieu vicino alla Manica. Docente emerito dell’Università di Picardia dove ha insegnato letteratura anglo-americana, ha ricevuto il Prix Apollinaire  nel 2004 e il Grand Prix de l’Académie Française per l’insieme della sua opera, nel 2006. Di notevole impatto sul pubblico le sue performance da solo o con l’attore Jacques Bonnafé. Fa parte del comitato di redazione della rivista Inuits dans la Jungle. In questo saggio si sofferma a lungo sul fatto che non si possa più pensare ad un aldilà o quanto meno alla morte in termini di “soglia”.

montaggio e foto di Ida Cassin

 

Sergio Bardotti (Pavia, 14 febbraio 1939 - Roma, 11 aprile 2007) . Per la qualità dei suoi testi - sempre caratterizzati da una intensa ricerca di poeticità - è considerato uno fra i maggiori autori di canzoni di musica leggera attivi a partire dagli anni sessanta. Fra i riconoscimenti che gli sono stati assegnati in carriera figura il Premio Tenco, ricevuto nel 1983 per la sua attività di operatore culturale a tutto tondo.

biografia e discografia

Elenco degli artisti del Club Tenco che hanno interpretato i brani di “Bardóci” 

Video in onore di Sergio Bardotti realizzato dal Club Tenco 

Intervista a Nini Giacomelli

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Nato a Montreal, da genitori italiani, nel 1953, Antonio D’Alfonso compie studi in inglese e francese al College Loyola e all’Università di Montreal. Poeta, critico, cineasta indipendente, fonda nel 1978 le Éditions Guernica con all’attivo più di cento titoli, principalmente con poeti del Quebec e canadesi-inglesi, sia in lingua originale che in traduzione. Pensatore dell’etnicità e dell’italianità, romanziere, traduttore, il poeta si è fatto conoscere soprattutto con L’autre rivage, editato diverse volte (anche in versione inglese, con il titolo di: The Other Shore) tra il 1987 e il 1999. Installato con la sua casa di edizioni a Toronto, D’Alfonso porta avanti un’opera pubblicata soprattutto in Quebec ma che nel contempo fa parte integrante della letteratura franco-ontariana, come nel caso della raccolta Comment ça se passe, apparsa per le Éditions du Noroît e finalista del Prix Trillium, nel 2002. 

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In corsivo italico

Roberto Agostini. Giornalista, scrittore e traduttore, è nato il 2 marzo 1951 a Milano, dove vive e lavora. Laureato in filosofia all’Università Statale di Milano, diplomato in regia alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, dal 1978 è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Dopo gli inizi come critico teatrale per La Repubblica, altri periodici e trasmissioni radiofoniche e televisive, è stato dirigente editoriale di case editrici nazionali e internazionali. Ha finora pubblicato saggi, romanzi e testi divulgativi per ragazzi, guide turistiche e artistiche. Tiene corsi di scrittura e anima gruppi di lettura nel Sistema Bibliotecario di Milano. La sua passione per la poesia risale agli anni giovanili e, dopo alcune pubblicazioni sparse, ha presentato la prima raccolta nel 2008 (mattini antartici, Cierre Grafica), segnalata al Premio Nazionale Lorenzo Montano.

 

Creativi e/o Cosmopoliti

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intervista a Claudine Bertrand di Viviane Ciampi

(da periodico di Arte e Cultura Icaro, n° 5)

comunicato stampa Alloisio Maggiani

www.gianpieroalloisio.it

Storia della meraviglia - video di Sergio Gibellini

quarta Tevere in fiamme

selezione Tevere in fiamme

Alessio Brandolini è nato a Frascati nel 1958. Nel 1991 ha vinto la sezione inediti del “Premio Montale” con la silloge poetica L’alba a piazza Navona, pubblicata nel 1992 da Scheiwiller. Ha curato l’edizione italiana della raccolta poetica di Jorge Boccanera Sordomuta (tradotto con Verónica Becerril - LietoColle, 2008; premio Camaiore 2008, sez. Internazionale). Organizza letture e incontri letterari, soprattutto con il gruppo I Libri In Testa, ed è redattore della rivista “Almanacco del Ramo d’Oro”. Ha ideato e coordina Fili d’aquilone, rivista web di “immagini, idee e Poesia”.

 

Nato nel Quebec ( Montreal, 1948), Lucien Francoeur è conosciuto per i suoi dischi rock come solista o con il gruppo Aut’Chose e per il suo lavoro di animatore radiofonico. Sue canzoni sono apparse sotto il titolo Rock-désir. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, tra cui Snack-bar, Drive-in, Les Néons las, À propos de l’été du serpent, Les Rockeurs sanctifiés (prix Émile-Nelligan), Perfecto Nuit, Une prière rock, Ne cherche rien/Ailleurs qu’ici, Express pour L’Éden e Exit pour nomades. Quest’ultimo titolo è anche  omonimo del film di  Pierre Bastien che ruota proprio attorno all’erranza di Francoeur.  http://lucienfrancoeur.com/

Né à Montréal en 1948, Lucien Francoeur est reconnu pour ses disques de rock en solo ou avec le groupe Aut’Chose, de même que pour son travail d’animateur radiophonique. Ses chansons ont paru sous le titre Rock-désir. Il a publié plusieurs livres de poésie, dont Snack-bar, Drive-in, Les Néons las, À propos de l’été du serpent, Les Rockeurs sanctifiés (prix Émile-Nelligan), Perfecto Nuit, Une prière rock, Ne cherche rien/Ailleurs qu’ici, Express pour L’Éden et Exit pour nomades, qui a prêté son titre au film de Pierre Bastien sur l’errance de Francoeur. 

http://lucienfrancoeur.com/   

http://it.youtube.com/watch?v=Wra1qZEmMqc

 

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Max manfredi 

 

Max Manfredi, di Genova, è artista di grande intensità ed originalità, amatissimo da un pubblico negli anni sempre più consistente, che l’ha conosciuto attraverso un incessante tam tam (anche in rete) e una continua attività concertistica, non solo italiana. Fra i tanti estimatori, Roberto Vecchioni (che ne ha parlato come di “un capostipite, uno che non posso nemmeno limitare con il termine di cantautore: è un intellettuale”) e lo stesso De André, che lo definì “il più bravo” parlando di cantautori italiani (Gazzetta del lunedì, 23 giugno 1997).

www.maxmanfredi.com

www.myspace.com/manfredimax

 www.myspace.comlunapersa

 

 

 

 

Regista, autore e attore, Pino Petruzzelli nasce a Brindisi e, dopo gli studi a Roma, lavora per mettere la cultura al servizio di importanti cause sociali, andando a conoscere in prima persona le realtà che poi racconta. Nel 1988 crea con Paola Piacentini il Centro Teatro Ipotesi, che si occupa di temi legati al rispetto e alla conoscenza delle culture. Inizia così un viaggio che lo porta dalle riserve indiane del Nuovo Messico fino ai territori della ex Jugoslavia. Per anni attraversa le nazioni dell’area mediterranea vivendo come e con le persone che incontra. È ospite in case palestinesi e israeliane, dove tocca con mano la fatica di vivere quel conflitto, dall’una e dall’altra parte. Dorme sotto lo stesso tetto di chi trascorre la propria vita nei deserti. Conosce l’attore algerino Rachid, scampato a un attentato terroristico in cui fu sterminata tutta la sua compagnia teatrale rea di aver rappresentato un testo scomodo. In Albania incontra chi ha conosciuto le torture e le prigioni del regime comunista di Enver Hoxha

Non chiamiamoli zingari

Nato il 31 marzo 1976, in Francia, Pascal Truchet si è laureato in lettere moderne a Lione, sua città di nascita, con tesi sull’opera di Louis-René des Forêts e la scrittura frammentaria. Attualmente insegna lettere nella regione della Franche Comté, a Vesoul.  Molte le letture pubbliche su autori come Claude Simon, Pablo Neruda, Federico Garcia Lorca e Walt Whitman. Viaggia e scopre New York, il Quebec, la Romania, La Pologna, l’Ungheria, l’Egitto, l’Italia, la Spagna, l’Irlanda… viaggi che si rivelano nutrimento per la sua prima pubblicazione: un lungo e denso racconto poetico intitolato De Terres et d’Ecumes di cui riportiamo alcuni stralci in versione bilingue, in attesa del suo quasi ultimato prossimo romanzo.         

Né le 31 mars 1976, Pascal Truchet fait ses études de lettres modernes à Lyon, sa ville natale. Il y fait des lectures publiques autour de l’oeuvre de Claude Simon, Pablo Neruda, Federico Garcia Lorca et Walt Whitman. Il travaille sur l’oeuvre de Louis-René des Forêts et l’écriture fragmentaire. Il voyage et découvre New York, le Québec, la Roumanie , la Pologne , la Hongrie , l’Egypte, l’Italie, l’Espagne, l’Irlande… voyages qui nourrissent sa première publication, laquelle est un récit poétique intitulé De Terres et d’Ecumes. Il enseigne désormais les lettres en Franche Comté, à Vesoul.

De Terres et d’Ecumes

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Progetto didattico in una scuola francese:  IL PALLONE E LA PAROLA

Come riconciliare con la letteratura una classe di giovani studenti per i quali la lettura ha il sapore di una sfida e la scrittura diventa un salto col paracadute (senza paracadute!)?

L’idea di due professori del Lycée Edouard Belin era di portarli sul terreno della parola scritta attraverso la loro passione: il calcio. La pubblicazione del libro intitolato “Le Cercle des footeux disparus” è frutto di un esperimento didattico di scrittura creativa abbinata al calcio, al “foot”, appunto; esperimento di cui si parla molto in questi giorni in Francia. Il progetto di Pascal Truchet ed Emmanuel Daguet  ha permesso a questi giovani di ritrovare la stima di se stessi, il gusto della parola e persino la possibilità d’incontrare il  pubblico alla maniera degli scrittori professionisti. Così, è stato tracciato un sentiero sul quale avanzare in compagnia del linguaggio. Non sarebbe, questo sentiero, da imboccare anche per le scuole italiane? A buon intenditore…

Comment réconcilier avec la littérature une classe de jeunes lycéens pour qui la lecture relève du défi et l’écriture du saut en parachute (sans parachute!)? En les amenant sur le terrain de la parole écrite par le biais de leur passion: le football. La publication du livre intitulé “Le Cercle des footeux disparus” leur aura permis de retrouver l’estime de soi, le goût des mots et la rencontre avec un public. En somme, nous avons tracé un chemin sur lequel ils s’avancent… en compagnie du langage.

 

 

El gran cuadro del siglo XX   -   Olio su tela cm. 195 x 130 di S.M. Félex, su bozzetto di Fernando Arrabal   -

da sinistra   (cliccare sulla foto per ingrandirla):

Dalì, Ionesco, Nabokov, René Thom, Kafka, Beckett, Arrabal (sopra Topor), Mishima, Kundera, Wittgenstein, Duchamp, Borges, Picasso.

 

 

In principio era un bambino geniale. Ma i bambini geniali, si sa, sono irri­tanti. A volte, persino per le madri che li hanno partoriti. Poi crescono e talu­ni possono irritare anche i dittatori. Se questa fosse una favola potrebbe assomi­gliare alla prima parte della vita di Fernando Arrabal, intellettuale processato e impri­gionato dal dittatore spagnolo, il generale Franco, per blasfemia e antipatriottismo. Forse la sua avventura terrestre sarebbe terminata in quella prigione se non fosse stato Samuel Beckett a tirarlo fuori con una lettera indirizzata al “generalissimo”, che più o meno suonava così: “Gli scrittori soffrono già abbastanza della sofferenza di scrivere. Vanno lasciati in pace!”. Arrabal, nato a Melilla nel Marocco spa­gnolo, scrittore, regista e poeta “scandalo­so” vive a Parigi dal ‘55. È fondatore nel ‘62, con Topor e Jodorowski del “Movimento del teatro Panico” (teatro che per defini­zione non andrebbe definito, comunque, più rito che teatro, vicino all’assurdo, al surrealismo e alle sue metamorfosi e benedetto dal dio Pan). 

Intervista a Fernando Arrabal

I guardiani della foresta

 

Màrcia Théophilo,  poeta e antropologa, è nata a Fortaleza e vive fra il Brasile e l’Italia. Vi sottoponiamo alcuni suoi testi di riflessione e di poesia sulla Foresta Amazzonica. “Nel mio lavoro ho cercato di fare una fusione tra memoria emotiva e memoria culturale, tra poesia e documentazione, tra mondo arcaico e mondo contemporaneo, creando un tutt’uno in cui  queste materie si compenetrano. Penso però, che senza la poesia non si possa arrivare all’anima della foresta. L’antropologia è una disciplina che ha finito con il privilegiare gli oggetti e la cultura materiale. Io ho privilegiato il soggetto più leggero, l’anima, la poesia.” Màrcia Théophilo è nella lista di candidatura al premio Nobel per la letteratura. Sitohttp://www.theophilo-amazonia-e-poesia.info/index.html, inserito nel sito dell’Unesco.

 
http://www.desertarte.enea.it/lezioni.php?tid=41&vid=19

Elena Bono

Elena Bono, poetessa, romanziera e drammaturga è nata a Sonnino, nel Lazio ma ha trascorso gran parte della propria esistenza a Chiavari. E’ considerata da molti una delle più importanti scrittrici viventi. Recentemente, come poetessa, è stata apprezzata anche nel Quebec. Presentiamo alcune sue poesie in versione bilingue.

Aprile 2008

Fabia  Binci  coordina  il Laboratorio di Scrittura Creativa dell’Unitre di Arenzano e Cogoleto, luogo dove si coltiva la passione per la poesia di tradizione giapponese, con risultati apprezzabili che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti al Premio Nazionale Amici del Haiku. Fa parte della giuria del Concorso Internazionale di Haiku di Cascina Macondo.

Haiku golosi, Edizioni Empiria, Roma 1996

Haiku per un anno, Edizioni Empiria, Roma 2000

la poesia, le parole dell’anima

Angelo Guarnieri è nato nel 1951 a Castelbuono in Sicilia. Dal 1979 lavora come Psichiatra nei Servizi Pubblici per la Salute Mentale dell’area genovese. Nel suo operare terapeutico-riabilitativo con persone portatrici di sofferenza psichica ha sempre dato valore agli spazi di espressione creativa e alla parola poetica in particolare.  Nel 2003 ha curato il volume di poesie di Alda Merini “Dopo tutto anche tu” (Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova), che raccoglie poesie dettate per telefono dalla poetessa all’amico psichiatra. 

Frammenti del tempo nostro

 

foto di Andrea Frank

Claudio Ruggieri

Claudio Ruggieri oltre alla trentennale attività internazionale come pittore (Studio Lucio Pozzi, New York, U.S.A.; Bacca 1010, San Francisco, U.S.A.), ha un considerevole trascorso come gallerista e talent scout (storiche le gallerie “Pinta” in Genova, ”Piuma” e “Pintapiuma” in Milano).

Il marinaio e le stelle

Gianni Paglieri ha navigato per molti anni, ha comandato navi mercantile e ha cominciato a scrivere nel corso delle lunghe navigazioni. Con  i racconti  ”Vento di Scirocco”  ha concluso la sua prima esperienza narrativa alla quale è seguito il romanzo “…  e dal fondo il vento del mar senza posa… “.  Da poco ha completato e non ancora pubblicato “Storie sbagliate”.

Nini Giacomelli

Dolores Gelfi

Infiniti ritorni

Nini Giacomelli è nata e vive in Valle Camonica. Autrice di canzoni (i suoi brani sono stati interpretati da O.Vanoni, C. Aznavour, G.Morandi, C.Dion, Tosca, Chico Buarque de Hollanda e molti altri), pièces teatrali per adulti e ragazzi, libri e  programmi tv.

Dolores Gelfi è nata a Breno (Bs), dove vive, nel 1916.

Fa parte del gruppo di ricerca storica del Centro Culturale Teatro Camuno.

 

 

 

una bella signora ancora giovane

revue de l’imaginaire ferroviaire

Trains-d’ici

Mappe mentali

Erika Panchieri, laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche, attualmente specializzanda in Psicologia presso l’Università di Genova è responsabile di giornata presso il Centro di Riabilitazione e Risocializzazione Mosaico di Chiavari (Ge). Si occupa di numerose attività in campo educativo e psico-sociale con minori, anziani, disabili e pazienti psichiatrici.

L’uomo albero

In viaggio

Crescita

Io

Righetti - comunicato stampa

Autrice di quadri a tema figurativo di alta particolarità, Simonetta Righetti è nata a Genova nel 1952. La sua produzione pittorica si articola all’interno della ricerca personale dell’altro e del sé, oltre alla esperienza di viaggio in vari paesi d’Europa. L’esposizione presso il bar Acquario di via Donghi, è la sua prima personale a Genova. 

Piera Anfosso, pittrice, ceramista e decoratrice. Il suo stile artistico nasce e viene ispirato dalla ri-creazione interiore della realtà, trasfigurata dalla fantasia e riprodotta attraverso varie tecniche: olio, acrilico, acquarello, carta colorata, fiori… I colori, veri protagonisti dei suoi quadri, producono forme surreali, esplosive di vita. Le immagini sembrano quasi uscire dagli angusti confini del quadro. Anche le ceramiche denotano tale stile, sia che si tratti di forme astratte che figurative. La “surrealtà” però non è altro che la ricerca di senso della realtà, che è sempre a confine tra vissuto e immaginato.

foto1 e 2 - Suggestioni a Santiago e la danza -

foto 3 e 4 - Tam tam e l’incontro -

foto 5 e 6 - La gnoma Gelsomina - e i sentieri dell’anima