foto di Andrea Frank

Claudio Ruggieri oltre alla trentennale attività internazionale come pittore (Studio Lucio Pozzi, New York, U.S.A.; Bacca 1010, San Francisco, U.S.A.), ha un considerevole trascorso come gallerista e talent scout (storiche le gallerie “Pinta” in Genova, ”Piuma” e “Pintapiuma” in Milano).
Verso il ‘quadro sporco’ (recensione di Sandro Ricaldone)
La pittura viene assunta, con tutta naturalezza, nella sua natura di medium, Utilizzata per la definizione di un’ interzona, in cui sia possibile aggirare il discrimine fra energia e materia inerte, fra luce e opacità, fra tutto e niente. In questo tentativo risultano chiaramente insufficienti le strategie impiegate nel passato più o meno recente, tese ad evidenziare l’aspetto energetico attraverso il gesto, la violenza deformatrice e l’accensione cromatica, o a mettere a fuoco la dimensione della luce attraverso la ricerca di essenze prossime all’assoluto (con cui non a caso polemizzava un altro cultore dello sporco, Beckett, attaccando i pittori dell’impedimento, del genere di Mondrian). Il quadro sporco rappresenta un terrain vague, il varco fra una situazione di complessità semplice, ove la razionalità mantiene l’usuale ruolo ordinatore, e quello stato che Jankélévitch definisce come complexité complexement complexe, come un mélange multiplié par, le mélange o ancora, desordre sur du desordre. La sedimentazione, e la reciproca contaminazione dei colori implode energia e luce in un impasto che paradossalmente inclina all’amorfo, e all’aplastico. In definitiva l’artista sembra proporsi il superamento dei dualismi evocati più sopra non per il tramite di una sintesi di tipo dialettico od un’impraticabile conciliazione degli opposti, ma attraverso la messa in scena dell’impurità, come modello di pluralismo e di stratificazione potenzialmente illimitati. Niente più liturgie du denuement (Dagognet), né devoilements de devoilements (ancora Beckett). Al contrario, un addensamento in cui tutto viene azzerato e rimane pulsante.
