Wed 14 Jan 2009

Roberto Agostini. Giornalista, scrittore e traduttore, è nato il 2 marzo 1951 a Milano, dove vive e lavora. Laureato in filosofia all’Università Statale di Milano, diplomato in regia alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, dal 1978 è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Dopo gli inizi come critico teatrale per La Repubblica, altri periodici e trasmissioni radiofoniche e televisive, è stato dirigente editoriale di case editrici nazionali e internazionali. Ha finora pubblicato saggi, romanzi e testi divulgativi per ragazzi, guide turistiche e artistiche. Tiene corsi di scrittura e anima gruppi di lettura nel Sistema Bibliotecario di Milano. La sua passione per la poesia risale agli anni giovanili e, dopo alcune pubblicazioni sparse, ha presentato la prima raccolta nel 2008 (mattini antartici, Cierre Grafica), segnalata al Premio Nazionale Lorenzo Montano.








January 24th, 2009 at 4:04 pm
Senza personalizzare,qualcuno ha detto che il pessimismo è una sorta di ottimismo deluso.
Ma un realismo informato è di per sè propositivo ?
E noi siamo nel vortice. Il mondo sente la corsa. Il placido Pianeta Azzurro che i primi astronauti hanno visto gridando allo splendore è in realtà un pullulare di voleri, un magnetico flusso di necessità di scambi, quasi mors tua fosse vita mea in assoluto. Mi sono convita di questo più che mai quando ho visto –La guerre du Feu- J.J.Annaud ’81- L’avete visto? Un film ricostruzione e metafora a mio parere intrigante e a volte divertente che ci presenta i nostri gutturali e gestuali primordi con i quali l’essere umano potrebbe aver iniziato tutto il suo conquistare.
Roberto Agostini considerando con garbo, competenza e ferma amarezza(ma con per fortuna qualche spiraglio) la situazione globale e globalizzante di oggi ci offre uno specchio. E questo è bene.
Ma forse non è proprio così grave. Tutto questo nella natura umana c’è da sempre. Cercare l’altro. Conquistare. Fagocitane il meglio. Peggio,sottometterlo. Egoticamente, come un nucleo che per sua natura deve andare avanti, farsi largo tra gli ostacoli che trova. E gli ostacoli sono gli Altri, occupati nella stessa manovra. Sembra che l’inerzia in senso assoluto non esista. Forse qualche momentaneo equilibrio,stallo… ma poi, l’universo del quale siamo figli, insegna, anche se non ci ha ancora detto dove va. Esistono però resistenze, sistemi frenanti,vecchie scorie che stentano a dissolversi o trasformarsi.
Il caos, quella specie di trambusto sempre gravido conduce per forza a nuove forme, nuovi equilibri. Equilibri nei quali finché non omologati a me piace pensare che siamo equi-liberi.
Uno scultore cinese non potrà mai essere uguale ad uno africano come dice Agostini al pto 2
Per quanto gli artisti si possano affidare a messaggi unificati per farsi recepire subito da tutti, a mio parere il DNA nelle loro opere è straevidente sempre. Non si può cancellarlo. E’ come se consegnasse le chiavi del suo impero senza riserve. Sarà invece un inevitabile Dare e Avere. Ma senza appiattimenti. D’altra parte Picasso essendo un artista potentemente poliedrico guardò all’arte africana dove trovò chiavi nuove di cui servirsi producendo quello che conosciamo. Una contaminazione acclamata. Metabolizzata. Restituita con gli interessi.
Al contagio non ci si può opporre. Il contagio ha in sè sempre un seme produttivo e… selettivo. Si omologa solo per necessità. Se ne serve, preservando il nucleo che a mio parere non è in pericolo, escluso forse per le forme deboli.
Sono d’accordo invece sul fatto che molti artisti oggi per differenziarsi e farsi largo al più presto si servano di forme scoccanti,il più lesive possibile di sè e della sensibilità dello spettatore. Così gli si stamperà prima nella memoria forse ?
Ma l’artista è autonomo. Responsabile e sostanzialmente indipendente. Perfino se sostenuto con denaro come veniva fatto da grandi galleristi che hanno fatto la storia dell’arte recente,(due nomi, Ileana Sonnabend,Leo castelli…).
Dice Chris Ofili artista africano affermato,splendidamente moderno,- Mi piace l’attitudine di copia e incolla dell’hip hop. Spesso puoi sentire dove finisce un loop e ne inizia un’altro, una cosa che cerco di rendere evidente nelle mie opere,in modo da far vedere come sono state realizzate.-( Art Now-Tascen vol.2)
E come non guardare con felicità sublime le Maquettes–sculture- di Isek Kingelez- Congo, che espone in tutto il globo. Il suo mondo giocoso e auspicabile (io ci vivrei eccome nei suoi progetti-quartiere), dice :-Le mie idee nascono in Africa.- (A.N.T.vol 1)
O forse l’universale segue una sua logica (cosmica –terrestre), e come dice Maurizio Cattelan :
-Tutto ciò che segue un’opera,una volta completata,non ti appartiene. Non puoi controllare… – (A.N.T.vol.2)
Per la grafica il design, l’architettura, vige il SuperDio della comunicazione, la necessità di far comprendere il messaggio più rapidamente possibile, magari anche quelli subliminali, vivere sfruttando al meglio le offerte della tecnologia e del benessere. Un dovere dell’architetto. Anche se non sempre avviene visto certi arredi e costruzioni progetti architettonici per le nostre città che fanno venire il mal di pancia e la depressione.
Sulla creatività: Non mi pare destinata a sparire nel modulo- ma bisognerebbe servirsene accortamente.
Il Modulo in sè non mi suggerisce l’Imbrancamento come sardine, acciughe che di colpo sanno voltare il branco di quì e di là facendo muro. Con la sua energia non è un barriera argentea e invalicabile, lo sembra. Un bel pesce solitario e diverso può tranquillamente spaventarle e andare oltre, molto oltre, mangiandosene pure qualcuna.
Quale prezzo dovremo però pagare si chiede Agostini, e ha ragione a chiedercelo. Forse non lo sappiamo ancora.
Può darsi che il mondo sappia sempre darsi delle svolte… può darsi che fra tremila anni gli storici parleranno del nostro medioevo con una certa tenerezza… mentre noi ci torturiamo all’idea di una fine dell’ individualità, di un appiattimento tecnologico senza scampo formattati, schematizzati, caosizzati in preda al business…
Mi vien da pensare che grazie all’individualismo dell’artista anche il più asservito e contaminato, in mano a maghi preveggenti e fattivi come per.es. P.Restany, A. B. Oliva e altri attenti ai veri fermenti del mondo delle idee,questo nostro mondo potrebbe perfino salvare il suo “nucleo originale” e continuare a Percepire…
Pto 6 -Rassegnarsi a lunghi periodi di disordine prima di nuovi ordini,conviene. Sì.
pto 7 Esprimere,creare con tutta la “disperazione” di cui parla Agostini a mio parere è fondamentale per progredire.
Ancora una volta sono d’accordo sul dubbio ma serve nuotare, nuotare… spostarsi come un universo in estensione….
24 gennaio 2008 Gaby Ramsperger . Autrice.