


Se certe voci di poeti ci sembrano così fraterne è perché riescono ad accedere all’impercettibile ferita esistenziale che accomuna gli uomini (poeti e non) e sanno indicarci senza darlo a vedere un (possibile) tracciato del vivere. Tra queste voci riconosciamo quella di Davide Puccini che pare attraversata dall’interrogativo ontologico a proposito del senso della vita e della morte, del fluire del tempo e dell’erosione delle cose: «TEMPO / disperazione gioia vita / tormento e fascino d’una partita / giocata con la sorte», (“sorte” che rimanda – per associazione – a “morte”). L’ultima raccolta del poeta dà al lettore indicazioni già dal titolo: Madonne e donne. Lungi dall’essere una semplice descrizione, seppur piacevole di “quadri visti”, si presenta come un progetto di “diario dell’occhio” o “romanzo dello sguardo”; un viaggio intrigante tra sacro e profano dove Davide Puccini dà la sensazione di un “sorgere visuale improvviso” di qualcosa d’”altro”: «Stai ancora riflettendo / sull’inatteso annuncio ricevuto», recita un verso. Le percezioni sono minuziose, ricche di garbo e di senso. A piccoli tocchi, lungo tutto l’arco del “viaggio”, il poeta ci offre, a ben leggere tra i versi, un trattato di estetica e affronta una materia che va ben al di là dei pigmenti e della chimica.
(nota di Viviane Ciampi)
Ritratto femminile – da Madonne e donne
biobibliografia

Premessa di Marco Dotti e recensione di Marco Belpoliti
Testo di quarta di copertina di Anime strane, di Marco Ercolani.

I brevi testi raccolti in Anime strane sono cronache reali di «matti» che ho curato in prima persona o conosciuto indirettamente da documentazioni cliniche, fra il 1982 e il 2005, durante il mio lavoro psichiatrico nella struttura pubblica di una zona periferica di Genova. Lucetta Frisa ha lavorato alla stesura e revisione generale dei testi e aggiunto altre storie reali da lei osservate personalmente. La regia «a due» è la stesura finale del libro.
Se questi racconti appariranno al lettore come «narrazioni fantastiche», sarà vero ciò che penso da sempre: che il «fantastico» scaturisce da una realtà così inafferrabile e complessa da sfuggire a qualsiasi regola voglia definirla. Anime strane espone vite di individui che non avrebbero mai narrato da soli la loro storia. E, come scrive Oliver Sacks: «una vita umana non è una vita fino a quando non è esaminata; fino a quando non è veramente ricordata e assimilata; e questo ricordo non è qualcosa di passivo ma di attivo, ovvero la costruzione attiva e creativa della vita di un individuo, la scoperta e la narrazione della vera vita di un individuo.»
Il mio pudore nel rendere pubbliche storie eccentriche e inclassificabili che ho raccontato talvolta solo a me stesso, è stato superato dal timore che, in assenza di un narratore sarebbero sprofondate nell’oltraggio del silenzio. Questo libro è l’illusione che quel silenzio sia meno definitivo.