
Se certe voci di poeti ci sembrano così fraterne è perché riescono ad accedere all’impercettibile ferita esistenziale che accomuna gli uomini (poeti e non) e sanno indicarci senza darlo a vedere un (possibile) tracciato del vivere. Tra queste voci riconosciamo quella di Davide Puccini che pare attraversata dall’interrogativo ontologico a proposito del senso della vita e della morte, del fluire del tempo e dell’erosione delle cose: «TEMPO / disperazione gioia vita / tormento e fascino d’una partita / giocata con la sorte», (“sorte” che rimanda – per associazione – a “morte”). L’ultima raccolta del poeta dà al lettore indicazioni già dal titolo: Madonne e donne. Lungi dall’essere una semplice descrizione, seppur piacevole di “quadri visti”, si presenta come un progetto di “diario dell’occhio” o “romanzo dello sguardo”; un viaggio intrigante tra sacro e profano dove Davide Puccini dà la sensazione di un “sorgere visuale improvviso” di qualcosa d’”altro”: «Stai ancora riflettendo / sull’inatteso annuncio ricevuto», recita un verso. Le percezioni sono minuziose, ricche di garbo e di senso. A piccoli tocchi, lungo tutto l’arco del “viaggio”, il poeta ci offre, a ben leggere tra i versi, un trattato di estetica e affronta una materia che va ben al di là dei pigmenti e della chimica.
(nota di Viviane Ciampi)


ciao. sono contento ma anche un po supr?so per me. che ho vedo m?a foto e ?nformaz?on?. graz?e . posso volore questo l?bro.? t? prego m? mando. saluti d’istanbul…m.m.
Comment by melissa mey — 25 August 2010 @ 4:41 pm