Thu 19 Mar 2009
LE VIE DELLA SAGGEZZA – di Elio Andriuoli
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«La saggezza» diceva Paul Valéry «è quella virtù che se un poeta non la possiede dovrebbe inventarsela». Questa riflessione fa venire in mente che il percorso poetico di Elio Andriuoli si basa proprio su questa virtù avvertita dal lettore quasi come un fatto naturale. Ma egli tiene presente che saggi non si nasce, anzi, si arriva ad esserlo seguendo una sorta di percorso del combattente che passa attraverso affanni e prese di coscienza come dimostra nell’incipit della poesia eponima alla raccolta: «Ardue sono le vie della saggezza / ed a fatica le percorri». Il poeta si affida a un’esperienza intima che presuppone lunghe e profonde meditazioni, e nel contempo desidera condividerle in parole vibranti di affetto autentico, cosa ormai rara in poesia: «E’ dolce, amici, in questo chiaro giorno / trovarci insieme per dire parole» (Approdi eterni). La sua ricerca trae nutrimento dalla lettura, come si può riscontrare nella poesia rivolta a Dante «Ma tu riaccendi le mie forze» e dalla scrittura, in quanto crede nel permanere della parola che tuttavia richiede passione, umiltà, ascesi: «La gioia di un bel verso ti compensa / d’infinite amarezze» (Un verso). Molti sono i temi toccati nella raccolta che comprende tre sezioni (Il tempo e la parola, Le vie della saggezza, Il dono della voce) e in ogni poesia si ascolta una voce singolare e pura, che pare svelarci nel suo insieme una formula, il segreto del “come vivere”, come allontanare ogni pensiero in grado di farci disprezzare la vita. In cammino verso la saggezza egli affronta il senso dell’irreversibilità della condizione umana in postura d’attesa dinanzi alla «favola del poi» che non prevede affatto un’incosciente sospensione del dolore. Malgrado molti versi sulla gioia, sulla grazia, sulla bellezza, s’indovina qua e là una ferita, una leggera frattura. Ma mai dell’Essere per intero. La postura più saggia, dunque, è quella di un’attesa feconda, di “risveglio a se stesso”, poiché il poeta accetta di iscriversi, consapevole, nel tempo che a tutti è stato assegnato. Non vi sono in lui, ragioni di fughe, di abitare il gelo.
(nota di Viviane Ciampi)







