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“Furio Jesi (1941-1980) fu egittologo, mitologo e in seguito germanista. Le sue analisi critiche interessarono il ruolo del mito in letteratura, ma più in generale nell’arte, visto che «nella sua genesi e nella sua epifania l’opera d’arte è sempre materiata di miti», ossia fin dalla sua nascita e nel suo manifestarsi (all’artista come allo spettatore) l’opera d’arte è costituita da miti.

Possiamo intendere l’alterità del mito fin da subito in due sensi: come termine di confronto fondamentale nell’esperienza umana, della quale l’arte è un momento particolare; e come tratto discriminante della differenza tra gli antichi, che avevano accesso diretto e autentico all’epifania del mito, e i moderni, ai quali è rimasta solo l’esperienza diretta della rappresentazione del mito.

Nell’introduzione di Mito (1973), che si propone come storia della “scienza del mito”, Jesi si chiede in cosa consista e se abbia una propria autonomia: le risposte a queste due domande, come mostra l’autore, dipendono dal contesto culturale e dalla posizione del singolo studioso, ma  in epoca moderna confermano la distanza dell’uomo dall’autentica esperienza del mito”.

 

Il mito come alterità in letteratura nel pensiero di Furio Jesi

 

 

 

Curriculum di Davide Finco