
foto di Ascoli Pelos

A Peagna, un paesino del ponente ligure, frazione del comune di Ceriale, si svolge ogni anno la Rassegna “Libri di Liguria”, giunta alla sua ventottesima edizione. La manifestazione è a cura del prof. Francesco Gallea, soprannominato “il Bernard Pivot della Liguria”. Non a caso, del resto, perché vi sono molte similitudini con il noto giornalista francese che riusciva a fare un grande ascolto sull’emittente Antenne 2, fingendo, con ironia e intelligenza, di non sapere nulla sull’argomento che stava trattando per mettere gli autori a proprio agio. Gallea (che in realtà svolge la sua attività in tutto il ponente ligure) riesce sempre a sorprendere e ad avvincere i numerosi spettatori anche su argomenti solo in apparenza marginali come “il restauro degli antichi mulini ad acqua”, “conoscere le varietà della patata”, “le mulattiere”, “le erbe aromatiche di Liguria” o “che fare con i dialetti?”. Il segreto del successo della rassegna, ci pare di poter dire, è quello di riuscire a scovare i vari personaggi dei luoghi, profondi conoscitori del territorio, che spesso hanno dedicato la loro vita all’argomento di cui si sta trattando e lo espongono con riflessioni appassionate. Talvolta ci svelano luoghi e cose di ciò che ineluttabilmente è stato. Eppure questo ci riporta al presente, al suo stesso affannoso farsi. (Nota di Viviane Ciampi)
Dal quotidiano La Repubblica del 31 agosto 2001:
Il prof. Francesco Gallea, cittadino di Ceriale, ma in realtà appassionato insegnante e letterato “ponentino” è lettore indefesso di tutto ciò che abbia un minimo di attinenza con la Liguria, ma anche con la maggioranza delle nuove proposte editoriali italiane, Gallea è l’anima di iniziative culturali, presentazioni sagaci, animazione di premi letterari e, in generale, di tutto ciò che riesce ad attrarre interesse per la letteratura.



Recensione libro ”Boissano“
Recensione libro ”Balestrino”
Recensione libro “Garlenda Casanova e la Val Lerrone“



Lorenzo Beccati vive ad Alassio e lavora a Milano. È autore di diversi programmi televisivi di successo. Ha pubblicato per Kowalski i romanzi Il barbiere di Maciste (2002) Il santo che annusava i treni (2005) e Il Guaritore di maiali (2007), tradotto in Germania, è il suo fortunatissimo esordio nel thriller storico, seguito nel 2008 da Il Mistero degli Incurabili.
L’uccisore di seta

El gran cuadro del siglo XX - Olio su tela cm. 195 x 130 di S.M. Félex, su bozzetto di Fernando Arrabal -
da sinistra (cliccare sulla foto per ingrandirla):
Dalì, Ionesco, Nabokov, René Thom, Kafka, Beckett, Arrabal (sopra Topor), Mishima, Kundera, Wittgenstein, Duchamp, Borges, Picasso.
In principio era un bambino geniale. Ma i bambini geniali, si sa, sono irritanti. A volte, persino per le madri che li hanno partoriti. Poi crescono e taluni possono irritare anche i dittatori. Se questa fosse una favola potrebbe assomigliare alla prima parte della vita di Fernando Arrabal, intellettuale processato e imprigionato dal dittatore spagnolo, il generale Franco, per blasfemia e antipatriottismo. Forse la sua avventura terrestre sarebbe terminata in quella prigione se non fosse stato Samuel Beckett a tirarlo fuori con una lettera indirizzata al “generalissimo”, che più o meno suonava così: “Gli scrittori soffrono già abbastanza della sofferenza di scrivere. Vanno lasciati in pace!”. Arrabal, nato a Melilla nel Marocco spagnolo, scrittore, regista e poeta “scandaloso” vive a Parigi dal ‘55. È fondatore nel ‘62, con Topor e Jodorowski del “Movimento del teatro Panico” (teatro che per definizione non andrebbe definito, comunque, più rito che teatro, vicino all’assurdo, al surrealismo e alle sue metamorfosi e benedetto dal dio Pan). (Nota di Viviane Ciampi)
Intervista a Fernando Arrabal