1 December 2011

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Tre arti a confronto

La pittura non sa che farsene della fotografia. E la poesia si rappresenta da sé consumando i suoi soggetti (volti, storie, sembianze, ricordi) in perfetta autonomia. Eppure le tre arti hanno molto da dirsi: Certi filosofi affermano che il disegno è il primo pensiero. La coreografa Pina Bauch, inventrice del Dance theatre, era convinta che le arti dovessero abolire le proprie barriere perciò aveva adottato la politica del décloisonnement. Il critico e poeta Jean Daive è convinto che la pittura abbia più cose in comune con la poesia che con la fotografia. Mentre la fotografia, in un certo senso… riattualizza la realtà.

E il lettore? Lo spettatore? È colui che guardando un dipinto o una fotografia, a sua volta richiama le proprie immagini interiori, proiettando il suo personalissimo schermo. Così, diventa di fatto, il quarto creatore.

Nel progetto Artindialogo – 3 arti a confronto il pittore Ivo Vassallo, il fotografo Lino Cannizzaro, la poetessa Viviane Ciampi intessono un dialogo a tre senza che la fotografia o la pittura abbiano la pretesa di “illustrare” la poesia, o senza che la pittura voglia far concorrenza alla fotografia. Nessuna delle tre arti è protagonista, ma camminano insieme, si accompagnano, si riattivano a vicenda.  Questi tre artisti hanno qualcosa in comune: sono convinti che ogni arte non debba nutrirsi solo di sé stessa. Cannizzaro, Ciampi, e Vassallo,  partendo in apparenza dal nulla, fanno nascere il segno, lo scatto, il verso, fino a costruire piccoli mondi dialoganti.

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30 November 2011

IL LINGUAGGIO DEGLI ALBERI- la fotografia incontra la parola –

Category: fotografia con testo — admin @ 10:25 pm

Camogli -Italy- (foto Lino Cannizzaro)

Accade di camminare per le strade di città o nei sentieri di campagna e di montagna e fare incontri silenziosi difficili da dimenticare. Sono gli incontri con gli alberi che, nel grande libro della natura hanno un ruolo di primo piano. Gli alberi, infatti, pulsano nel segreto delle nostre vite, a patto che sappiamo osservarli, ascoltarli nel loro misterioso “essere”. Allora varrebbe la pena conoscerli per nome, analizzarne le metamorfosi, individuarne la simbologia, toccarli, annusarli (ognuno, come gli umani ha il proprio odore), perché sono portatori di saggezza, per evitare sfocature mentali oppure come semplice esperienza.

Un grande scrittore e pittore come Carlo Levi fece dei veri e propri “ritratti” degli alberi che lo circondavano nella sua villa di Alassio, in particolare ulivi e carrubi. Per Levi, gli alberi erano non solo esteticamente belli da rappresentare ma divennero col tempo i protagonisti della sua opera, in quanto li percepiva come esseri immersi nella palpitazione del mondo.

Allora fece nascere il carrubo-donna, il carrubo-mostro, il carrubo-inferno-paradiso e via alberando…

Così parla l’autore de Il Cristo si è fermato a Eboli: «Ritorno a questi tronchi contorti, rovesciati dal vento, pieni di antiche ferite, con la pelle grigia dei mostri arcaici, dove vivono funghi e insetti, erbe e licheni e gli uccelli nei nidi, e gli squarci del legno rossi di sangue vegetale simulano altre forme costellate di occhi». Gli artisti, i poeti, ci hanno sempre insegnato a vedere le cose, anche le più umili, le quali senza di loro passerebbero inosservate. Questo è il caso del poeta ligure Camillo Sbarbaro che diventò uno dei maggiori conoscitori di licheni di tutti i tempi.bbe rivelarsi come una sorta di re-invenzione dello sguardo e del reale.Questo album antologico sarà continuamente aggiornato poiché il flâneur (Lino Cannizzaro) e la flâneuse (la scrivente) scoprono quasi ogni giorno (giorni di pioggia compresi) se

C’è dunque un guardare che va oltre il semplice atto di guardare? C’è un modo di penetrare nelle cose o ica che potrentieri scoscesi, boscaglie, parchi, mulattiere con dinastie d’alberi e arbusti saggi e folli, simpatici e scontrosi. Senza contare le sorprese delle piante sottocasa. Perché strano a dirsi, spesso, taluni fiori onelle forme che ci circondano con occhi nuovi, lavati, trasparenti? Se riuscissimo nell’esercizio di flânerie, in quel camminare come sorta di ozio creativo, che ha poco a che fare con la semplice camminata ecologica, ci ritroveremmo a compiere un’esperienza poet piante, bocche roventi d’amore “natraliter” esistono incolumi, in giardinetti improbabili, laddove ringhiano bussolotti di spazzatura e carte unte di focaccia. Talaltri si fanno erba voglio contentandosi di cedere all’ora estiva, amoreggiando celati alla vista del curioso. La parola dei poetui si è unita alla fotografia (molti riconosceranno poeti già ospiti del Festival) e si fa udire, ben oltre la funzione emotiva, aperta a tutti i transiti vitali.

Viviane Ciampi

Fotografie di Lino Cannizzaro e Viviane Ciampi

Per i versi utilizzati nell’iniziativa “Il Linguaggio degli alberi” si ringraziano le Case Editrici:

Africa World Press, Anterem, Atelier, Autres Temps, Azimut, Bompiani, City Lights Italia, Costa & Nolan, Crocetti, De Ferrari, Einaudi, Empirìa, Estuaire, Feltrinelli, Flammarion, Fondazione Carlo Levi, Frassinelli, Gallimard, Garzanti, Genesi editrice, I Gherigli, Grandi Tascabili Newton, Issimo / Il Vertice, Kowalski, L’arbre à paroles, L’atelier des Brisants, Lanore, Le Castor Astral, Les Dossiers d’Aquitaine, Le Lettere, Le Mani, Leméac, Liberodiscrivere, LietoColle, Mondadori, Noroît, Pagine, P.O.L, Rizzoli, San Marco dei Giustiniani, Scheiwiller, Unes, Viennepierre, Fili d’Aquilone, Internòs.

Per visionare l’album fotografico di questa iniziativa clicca su:

 

http://www.flickr.com/photos/progettogeum/

 

 

L’album è costantemente aggiornato.

 

    06 febbraio 2012

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29 November 2011

Massimo Sannelli – Poesia visiva

Category: poesia visiva — admin @ 9:50 pm

 

 

Foto Giovanni Ruggiero

Biobibliografia

Ha il grande pregio di dimostrare che non esiste  divario tra musica, scrittura, recitazione, arte: questa è l’arte di  Massimo Sannelli.  Dopo aver compiuto studi musicali, Massimo si è dedicato alla Scrittura, sia dal punto di vista degli studi, sia nella sua carriera lavorativa. Si è dunque da sempre occupato di Parole, che in un primo momento sono state esternate mutando da scritte in orali grazie alle  sue attività di teatro, cinema e performance; un ulteriore passo è  stato mutare la parola scritta e orale in Grafica.  Proprio questo avvicinamento alla Grafica ha portato Massimo a creare le opere che ora espone in numerose esposizioni e delle quali una  selezione di grande pregio servirà ad allestire “OPERE 2011”, la sua  personale al Sinergy Art Studio.  Le immagini proposte nascono sul computer, a partire da istantanee di altre immagini (anche in movimento) e da frammenti testuali. Il tutto viene poi elaborato con numerosi passaggi di un programma volutamente  open source. Scrive il critico Matteo Veronesi: “Le poesie visive, o visuali, hanno un effetto davvero straniante, perturbante: materia che prende vita,  che si muove, palpita, respira, pur restando materia informe, hyle, dunque qualcosa di prossimo al nulla: un nulla vibrante, un buio che  resta buio, eppure ha dentro di sé correnti e singulti di luce, come  fosfeni dietro le palpebre serrate. Immagini sensibili del nulla  celato nell’esistente, o dell’esistente che ingloba in sé il nulla, pur mantenendo la sua diveniente maschera.” Parole, poesie, immagini, emozioni, intensità: ecco gli ingredienti di questa incredibile esposizione, aperta al pubblico dal 10 al 23 dicembre 2011, a Roma.

   

 

28 November 2011

Lorenzo Beccati – Niente monete nelle fontane

Category: poesia — admin @ 10:16 am

 

 

Lorezo foto4 Geum

 

È autore di programmi televisivi di grande successo, da Drive In a Lupo solitario, da Odiens a Paperissima e a Striscia la notizia. Ha scritto testi teatrali e sceneggiature cinematografiche. Ha pubblicato: La notte dei commercialisti viventi (Baldini e Castoldi), Storie Tattoo (Lupetti e Fabiani), Delitti d’amore (raccolta Gialli Mondadori), La morte dei comici (Anthelios), Il barbiere di maciste, Il santo che annusava i treni, e i thriller storici Il guaritore di maiali, Il mistero degli incurabili, L’uccisore di seta, tutti per Kowalski Editore. Nel 2010: 74 nani russi (Internòs Edizioni).

INTRODUZIONE

di Viviane Ciampi

 
 

Un poeta deve essere le antenne della sua razza,

più sensibile di una parabolica

Lawrence Ferlinghetti

Ho scelto in esergo i versi dell’irrispettoso e beffardo Lawrence Ferlinghetti per presentare le poesie satiriche di un autore speciale. Dico speciale perché da anni sono lettrice dei libri di Lorenzo Beccati e  malgrado egli abbia scritto un numero cospicuo di romanzi e thriller a fondo storico, un giorno gli feci notare come qua e là, nelle sue prose, si potesse evidenziare il seme della poesia: «In una fredda alba di opale, la terra condensa il suo respiro in nebbia» (incipit di 74 nani russi, Ed. Internòs) e come la  scelta degli eserghi fosse in direzione dei versi e non della prosa. Quindi non rimasi sorpresa quando venni a scoprire che L.B. era un lettore abituale di poesia (cosa ormai più rara delle triglie a Livorno!) e neppure mi meravigliai quando mi parlò – quasi con pudore – delle sue intenzioni di scrivere un libro di poesia satirica. Qualcuno si chiederà come è possibile che un autore di programmi televisivi abituato a lavorare con ritmo di formula 1 possa avere tempo da dedicare alla poesia. Dopo accurata inchiesta degna di Pimain (personaggio da lui inventato ne “il guaritore di Maiali”), scoprii il segreto. Il segreto stava nell’insonnia, compagna che rode molti di noi dall’interno, alla pari del punteruolo rosso delle palme; ci rende vulnerabili e nei casi più gravi, creativi. «I poeti lavorano di notte», scriveva Alda Merini. «Che cosa avranno tutti a voler riposare?», fu la frase lanciata in un intervista  dal più longevo dei nostri personaggi politici, a cui tre ore di sonno per notte erano più che sufficienti (no, questa volta il Cavaliere non c’entra. Benché…). Ma Beccati, come il Re Ubu «non ha nessuna tara, né al fegato, né al cuore né ai reni e neppure nelle urine» e perciò può permettersi lo sforzo supremo della poesia. Lo humour permette a Ubu (e al Nostro)  di accedere a una libertà superiore. Ma veniamo alla satira, genere oggi poco frequentato in poesia, mentre molto in auge in chi ci ha preceduto, in particolare i Latini. Dunque, giochiamo in casa. Per la verità,  la satira ha tirato i suoi dardi velenosi in ogni tempo, in ogni salotto, in ogni postribolo, in ogni agorà; ovunque vi fosse da prendere di mira qualcosa o qualcuno – meglio un qualcuno al potere – per metterne in luce le mancanze e fare avanzare le cose. Da Esopo a Orazio, da Lucillio a Giovenale, da Boccaccio a Rabelais, da La Fontaine a Molière, da Gogol a Dickens… l’elenco sarebbe lungo. La satira, attraverso vari procedimenti – la parodia, il pastiche, l’imitazione, la caricatura, l’esasperazione di situazioni, lo svelamento dei cliché, ecc. non esclude quasi mai l’ironia – anch’essa nelle sue varie forme – che è la miglior maniera di esprimere la propria opinione provocando l’intelligenza dell’interlocutore,  e qualche volta la rabbia del destinatario. Sia detto per inciso, perfino Arbasino in un suo verso cita il Gabibbo, il pupazzo fustigatore a cui Beccati, nelle sue mille vite, impresta la voce. Troverete in questo libro, molti spunti di riflessione, malgrado non sia scritto in pelle di dolore. Tuttavia, a leggere tra le righe, qualche capello dovremmo pur strapparcelo. Lorenzo Beccati ci dà sempre l’impressione che ci siamo infilati in un mondo sbagliato. Le sue disavventure sono le nostre. La domanda è: come ci percepiamo? Innocenti o buffoni? Teneri o spietati? Vittime o carnefici? Quel che “funziona” (parola detestabile, lo so, ma tant’è…), quel che funziona meglio – dicevo – nelle sue poesie, sono i versi scritti in forma di anafora. Come se le ripetizioni portate all’esasperazione fossero la continua altalena fra “niente va bene, tutto va bene” di cui abbiamo perfetta consapevolezza. Sotto quell’aria lieve, scanzonata, tragicomica, ci ricorda il Prévert degli inventari  (si prega il lettore d’immaginare un Prévert con la pipa in meno): «Bussano alla porta. / È la morte. / Faccio finta di non essere in casa, / ma se la dà» (Partita a scacchi). Ci apre una visione a suo modo “turistica” del bislacco mondo in cui nuotiamo e spalanca una valigia a doppio fondo (satirico-ironica) dove è nascosta la realtà delle cose: «Mi sono svegliato una mattina / e il mondo era diventato un disco» (Terra). Beccati è un signor G. che non ha trovato lo sciampo. O lo ha trovato ma perde il tappo della bottiglia nel lavandino. Si muove, si dibatte catapultato nella quotidianità tremenda, talvolta, con l’empatia già assaporata nel personaggio di Pimain («Clic. / Si è liberato un letto» (Coma). E tutti gli oggetti, la panoplia del materiale di ricupero sono buoni per essere messi in scena: ventilatori, candele, bustine da tè, bombe atomiche… perché non esiste per l’autore un territorio poetico specifico, con parole da gettare nel parco nazionale della poesia. Lo scritto si gonfia, si moltiplica, si snerva, si riprende, si radicalizza, si ridicolizza come «l’elastico del bungee jumping». E le monete non si tirano nelle fontane. Già. È proibito. Il bambino della copertina – lo stesso Beccati – ci guarda. Avrà ricevuto alla nascita, come vuole tradizione, una monetina d’oro da   tenere lucida tutta la vita, alfine di poterla restituire all’arrivo? E coloro che non hanno avuto monetine in dono? Vi sono sempre quelle rimaste in tasca. Che cosa farne? Ognuno risponda. Dimenticavo: tra i poeti che seppero provocare il sorriso e la rabbia incontriamo il Latino Ovidio. Finì la sua vita in esilio – si sussurra – per misere parole contro l’imperatore Augusto. Pericolosa la scrittura. Pericolosa la poesia. E se in poesia la satira tira? È ancora peggio.

Marco Ercolani – Il diritto di essere opachi

Category: poesia — admin @ 1:25 am

Marco Ercolani (Genova, 1954), scrive racconti apocrifi e vite immaginarie, si occupa di poesia contemporanea e dei rapporti arte/follia. Tra i suoi libri di narrativa: Col favore delle tenebre, Vite dettate, Lezioni di eresia, Il mese dopo l’ultimo, Carte false, Il demone accanto, Taala, Il tempo di Perseo, Discorso contro la morte e A schermo nero. Cura il volume collettivo Tra follia e salute: l’arte come evento. Due i libri di saggi sulla poesia italiana contemporanea: Fuoricanto e Vertigine e misura. Intorno al nodo arte/follia scrive L’opera non perfetta. In coppia con Lucetta Frisa: L’atelier e altri racconti, Nodi del cuore, Anime strane e Sento le voci. Nel 2010 pubblica il suo primo libro di versi, Il diritto di essere opachi. Con Turno di guardia vince, nello stesso anno, il Premio Montano per la prosa inedita.

nota critica di Gabriela Fantato

16 October 2011

Donatella Bisutti – Rosa alchemica

Category: poesia — admin @ 11:08 pm

 

 

Ricordo d’aver letto anni addietro il bel libro Inganno ottico di Donatella Bisutti, magistralmente tradotto in francese dal poeta filosofico  Bernard Noël col titolo Le leurre optique. Questo primo libro della poetessa ottenne il Premio Internazionale Montale per l’inedito con una giuria composta da Bassani, Caproni, Luzi, Gramigna e Spagnoletti. Eravamo nel 1984. Molti anni sono trascorsi da allora;  anni ricchi di fermento poetico sia nel campo della poesia sia nel campo della traduzione e della saggistica. Colgo l’occasione per ricordare la puntuale rubrica “La poesia italiana all’estero” a cura della stessa Bisutti pubblicata  sul mensile internazionale “Poesia” edito da Crocetti. Vale anche la pena segnalare la rivista “Poesia e spiritualità” divenuta un punto di riferimento, proprio in un momento così caotico del nostro vivere. Molti poeti, saggisti e artisti al vertice nei loro rispettivi paesi vi portano il loro contributo, disposti a riflettere sul senso di ciò che siamo.

Ma veniamo a Rosa alchemica, che è l’ultimo nato dei libri poetici di D.B.: accoglie un corpus di poesie edite e inedite, scritte nell’arco di ventuno anni. Questa autoantologia rende testimonianza del suo grande esercizio di coesione e del percorso conoscitivo che passa attraverso un lungo e condivisibile viaggio interiore. Poesia de l’écart, in un certo senso; scarto tra l’esperienza concreta e quel che l’autrice ne trae dal punto di vista emozionale, emozione che a sua volta deve essere decantata, filtrata, sedimentata. Ed è ciò che sa meglio fare Donatella Bisutti, lasciar decantare, malgrado la sua fame di scoperte e d’esperienze, pari in tutto e per tutto alla libertà di pensiero che la anima (citerei, tra l’altro, Violenza, un suo libro essenziale, passato pressoché inosservato. Violenza era e rimane un pugno nello stomaco, in un certo senso, eppure, più che mai attuale). Ma, digressione a parte, più in generale, ciò che si può rilevare nel fare poesia di D.B. è come la scrittura nasca dalla scrittura, si ramifichi e cominci a interrogare: «Guardala – è l’agnella / che pascola sui monti di Frigia. // No – non è l’agnella è la lupa / la lupa che ha divorato l’agnella / rapita al pastore.» (Cibele). Talvolta opera al contrario, spezzando l’impulso a qualsiasi bavardage, foss’anche poetico: «Nell’acqua riflessa / una luce al di là» (Divagazioni sulla luna).  Ma ovunque, in ogni stagione della poesia bisuttiana, il mistero metafisico aleggia in una lingua carnale che resta permeabile al desiderio: «Strisciavano sul terreno e coprivano i corrosi gradini di pietra con infinite piccole bocche. Un corpo di membra sottili e intricate, pulsante, in crescita». La caratteristica di questa scrittura poetica è la messa in scena della forza vitale (dalla nascita al suo declino) e per questo ci sa indicare la cruda bellezza del mondo.

Operazione non facile, suppongo, ritornare sui nodi vitali di un percorso poetico (e quindi di un’esistenza). Ma è un’operazione di vasto respiro in cui circolano segrete accensioni e che si rivela pregiata opportunità di meditazione per lettori vecchi e nuovi.

 

Viviane Ciampi

10 May 2011

Category: editoriale — admin @ 11:41 pm


Ci vorrebbe un po’ di silenzio – Il faudrait un peu de silence di Viviane Ciampi

(video)

Danza Danse, poesia bilingue di Viviane Ciampi

(video)

                                                                        

 

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI POESIA

di Genova









Viviane Ciampi, francese d’origine toscana, è nata a Lione ma da tempo vive a Genova dove lavora, traduce e si traduce. Ha ricevuto premi in vari concorsi di poesia, prosa e favole in Italia e, a Dublino, il Premio degli Editori conferitole dall’Istituto Italiano di Cultura. È presente in antologie e riviste nazionali ed estere. Collabora come traduttrice e interprete al Festival Internazionale di Poesia di Genova e Alliance Française della stessa città. Nel 2008 ha tradotto dall’italiano al francese un’antologia di poesie di Alda Merini per la rivista annuale Inuits dans la Jungle (Ed. Castor Astral). Ha curato e tradotto l’antologia “Poeti del Québec” Ed. Fili d’Aquilone 2011.  Già redattrice della rivista multiculturale Icaro; ora è redattrice delle riviste on line Fili d’aquilone  www.filidaquilone.it  e  Progetto Geum www.progettogeum.org  Ha pubblicato: Domande minime risposte, Ed. Le mani 2001; La quercia e la memoria, Ed. Il ponte vecchio 2004; Pareti e famiglie, Ed. Liberodiscrivere 2006; Inciampi, Ed. Fonopoli 2008; Le ombre di Manosque Ed. Internòs.

Viviane Ciampi ha presentato il suo volume di poesie Le ombre di Manosque



“Le ombre di Manosque”

Tutto comincia con un incendio doloso in Alta Provenza, incendio che l’autrice attraversa in macchina quasi come se entrasse in un quadro. Incendio che scompagina la quiete di un’intera area : “fumo schiuma terra rossa, / quasi un’astrazione.”

Infuocati, del resto, sono i versi di Viviane Ciampi (“il crepitio mette in moto il sublime onirico”) che scrive di un paese, Manosque, tra le colline di ulivi rese famose dal grande scrittore francese d’origine italiana, Jean Giono. Ma in fondo, Manosque assomiglia a molti paesi delle colline liguri o toscane, che lei franco-italiana, frequenta assiduamente. La poetessa, messasi in ascolto della gente del posto, ne raccoglie con empatia il senso del fare e della bellezza, i misteri e i segreti di famiglia. Tuttavia, avanzando nella lettura s’intuisce che lo scopo dell’intero poemetto è una forma di resistenza nei confronti di un mondo, quello rurale, che presto potrebbe scomparire. Tenta di recuperarne il passato dolente, un passato che talora si mischia con la Grande Storia: “Su quella pietra medievale / un giorno di mistral / fu annientato un angelo”. In queste pagine, tuttavia, non vi è ripiegamento nostalgico, e tra le righe non mancano una buona dose d’ironia e una critica all’ipocrisia delle convenzioni sociali che non sono soltanto appannaggio della vita in città.

Il suo potenziale espressivo si sviluppa anche nell’amore per il paesaggio, vissuto come vera e propria esperienza interiore, nella contemplazione a occhio nudo, camminando come otium e anche attraverso l’arte della fotografia con le sue sorprese e ambiguità. Ma l’osservazione tout court del paesaggio non nasconde la lacerazione per le sue metamorfosi. Si fa struggente e necessario l’identificarsi alle creature che lo popolano, alberi, animali (“in loro ti specchi / di sicuro elaborano pensieri / o forme di qualcosa / di un retromondo…”.  E proprio nel paesaggio l’autrice condensa i problemi cruciali dell’esistere: “sentirsi di passaggio / equivale a sentirsi dentro al paesaggio”.      

 J.D.

Nota critica di Luigi De Rosa      (Dal mensile Pomezia-notizie, settembre 2011)

 

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Punto ristoro – faro di Portofino -

Dopo il reading di mercoledì 8 giugno 2011, potrete leggere le più belle poesie di alcuni dei più noti poeti del mondo sistemate lungo il percorso dalla piazzetta di Portofino fino al punto ristoro del faro.  Ad oggi, 31 ottobre 2011, abbiamo constatato che non vi sono più poesie esposte lungo il percorso a testimonianza del gradimento che ha riscosso l’iniziativa. Infatti, come da regolamento, era previsto che chiunque potesse staccarle dal muro per appropriarsene.

UN FARO PER ILLUMINARE LA RICOSTRUZIONE POETICA DELL’UNIVERSO

Con questa iniziativa altamente simbolica e dai forti richiami letterari, Progettogeum collabora al 17° Festival Internazionale di Poesia, volendo contribuire a mettere in luce i poeti provenienti da tutto il mondo.

La suggestiva sosta nel punto ristoro del faro di Portofino è conosciuta da viaggiatori, poeti, innamorati,  turisti, sognatori e personaggi d’ogni parte del pianeta. Quel luogo incantato sul declivio del promontorio diventerà per una sera, dal tramonto fino a notte, palcoscenico della poesia con la complicità d’un mare mirabile, degli uccelli marini che talvolta picchiano contro i vetri del faro.

Inutile dire che un faro è già di per sé fonte d’ispirazione  primaria per i poeti sensibili alla tematica della luce, a quella del mare, alla metafisica del paesaggio. “Che si manda al faro?”, si chiede uno dei personaggi di Virginia Woolf nel romanzo più poetico di tutti i tempi To the Lighthouse. Noi, al faro, alla cosiddetta “casa della luce”, inviamo la grande poesia. Ma questa iniziativa è in divenire. La consideriamo, infatti, solo un punto di partenza nella Ricostruzione poetica dell’universo, poiché siamo certi che il raggio del faro di Portofino illuminerà altre parti del mondo, altri mari, altri porti per chi vorrà lasciarsi penetrare dalla sua luce. Lungo il percorso che dalla famosa piazzetta di Portofino porta fino al faro (circa venti minuti, a piedi), saranno esposte poesie dei poeti e performer che hanno partecipato, nel corso di questi diciassette anni, al Festival Internazionale di Poesia di Genova.  

L’iniziativa sarà ripetuta nelle più suggestive località marinare del mondo.


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POETI DEL QUÉBEC

a cura di Viviane Ciampi

 

Paul Bélanger

Claudine Bertrand

Nicole Brossard

Antonio D’Alfonso

Denise Desautels

Louise Dupré

Pierre Ouellet

Elise Turcotte


Nella grande fioritura poetica del Québec (la provincia francofona del Canada), sono state scelte otto voci contemporanee di spicco, profondamente ancorate al mondo urbano, che nella loro viva esperienza hanno trovato la consapevolezza di una lingua derivata da lotte e sofferenze subite in passato. Queste voci appartengono agli eredi di Gaston Miron (1928-1996), considerato figura emblematica della poesia quebecchese. Tuttavia, un vento nuovo spira sulla loro strada: lo sguardo è cambiato, sono cambiati i tempi, gli umori e le tematiche. Prima della domanda «Come essere quebecchesi?» si chiedono: «Come essere?». Qui, si parla di memoria, di sogno, di corpo, d’arte, di attesa, d’incontri, delle irrisolte consapevolezze…

L’antologia “Poeti del Québec”  è stata pubblicata con il sostegno

della Delegazione del Québec a Roma

e con il patrocinio

dell’Ambasciata del Canada in Italia

 

 

Il Québec è attualmente una delle due province francofone del Canada (l’altra è il Nuovo Brunswick) dove, quantunque persista ancora in molti degli abitanti un sentimento di appartenenza alle loro lontane origini francesi, la gran parte non riconosce le proprie radici esclusivamente nella cultura e nella civiltà della Francia attuale. Non è infatti possibile capire la poesia del Québec “se non si confuta subito il luogo comune” che vorrebbe in qualche modo fare di questa provincia “una sorta di specchio della Francia”. E’ vero che la lingua quebecchese può apparire ‘quasi identica’, ma quel ‘quasi’ “sprigiona colori, asperità, ed inoltre la lingua medesima si diversifica di continuo”.

Ciò è appunto quanto asserisce Viviane Ciampi, la quale di questa poesia si è di recente nuovamente occupata[1] in un interessante florilegio di alcuni poeti contemporanei del Québec. Poetessa, traduttrice e saggista di pregio, nata a Lione, ma da parecchi anni residente a Genova, la Ciampi ha infatti curato un’antologia dal titolo Poeti del Québec (Edizioni Fili d’Aquilone, Roma, 2011), che contiene parecchie significative liriche, da lei tradotte con testo a fronte, di otto poeti della provincia in questione, scelti tra i più rappresentativi.

Si va così dai “versi polisemici, per non dire polifonici, che oscillano tra canto e pensiero” di Paul Bélanger alla “poesia sensuale e incantatoria, per mezzo di imprevedibili magie” di Claudine Bertrand; dalla “cifra inconfondibile, ruvida e sensuale” e dalla “sintassi ribelle” di Nicole Brossard all’espressione di un profondo malessere, determinato da una crisi di identità, propria di Antonio D’Alfonso; dalla fuga assidua nella memoria, dove la ricerca del passato è lo strumento per acquisire una maggiore consapevolezza di sé, tipica di Denise Desautels all’“investigazione della soggettività”, allo scopo di “mettere in luce ciò che rimane in ombra” di Louise Dupré; dalla poesia “dell’urto, fatta di caos, di soprassalti, di singhiozzi, d’improvvise apnee” di Pierre Ouellet alla poesia nella quale tragedia e volontà di canto compiutamente si fondono, a testimonianza di un secolo nel quale “tutto va in frantumi «ma che ci chiede di esistere»” di Élise Turcotte.

Caratterizza tutta questa poesia la perentorietà del dire e l’originalità delle immagini, spesso di stampo surreale e di forte espressività, che pienamente risaltano anche nelle versioni della Ciampi, sempre di ottima resa. Se ne veda qualche breve esempio: “L’aube brûlait les lèvres / du jeune noyé”, Tu bredouilles des insultes (“L’alba bruciava le labbra / del giovane annegato”, Balbetti degli insulti), di Paul Bélanger; “À genoux / la nuit entre dans l’océan / pour narguer les amarres”, Mine de rien (“In ginocchio / la notte si addentra nell’oceano / per sfidare gli ormeggi”, Come se niente fosse), di Claudine Bertrand; “Je n’arrive pas à effacer / l’idée que devant le temps / feuille ou enfant / le temps répète tempête / ou labyrinthe / persone ne songe à résister”, Les yeux de Woolf et de Borges (“Non riesco a cancellare / l’idea che davanti al tempo / foglia o bambino / il tempo reiteri tempesta / o labirinto / nessuno sogna di resistere”, Gli occhi di Woolf e di Borges), di Nicole Brossard; “Tu oublies ton passé, mais le passé ne t’oublie pas”, La perte de ta culture (“Dimentichi il tuo passato, ma il tuo passato non ti dimentica”, La perdita della tua cultura), di Antonio D’Alfonso; “Immanquablement nous mourons, engluées dans nos larmes, après chaque disgrâce”, Immanquablement (“Immancabilmente moriamo, invischiate nelle nostre lacrime, dopo ogni sventura”, Immancabilmente), di Denise Desautels; “il suffit de si peu / pour raviver le corps // frémir sous la caresse / d’une voix ou d’une ville / fiévreuse, avancer // plus vite que l’ivresse / d’anciennes colères”, il suffit de si peu (“basta così poco / per ravvivare il corpo // fremere sotto la carezza / d’una voce o d’una città / febbrile, avanzare // più in fretta dell’ebbrezza / d’ire antiche”, basta così poco) di Louise Dupré; “La langue des arbres ne se parle plus / qu’au ciel celle de la terre s’exilie dans celle / du vent”, La langue des arbres (“La lingua degli alberi non si parla più / che in cielo quella della terra si esilia in quella / del vento”, La lingua degli alberi), di Pierre Ouellet; “Ce soir, l’attente va s’agripper à toi, / E tu finiras par jeter de vieux cailloux / Dans l’enceinte du temps”, Ville du chaud et du froid (“Stasera, l’attesa a te s’avvinghia, / e finirai col gettare vecchi sassi / nella cerchia del tempo”, Città del caldo e del freddo), di Élise Turcotte.

Completa il libro uno scritto di Bruno Roy (anch’esso tradotto da Viviane Ciampi), Le stagioni della poesia del Québec, che in una rapida sintesi ci offre il percorso di questa poesia, dalle origini ai giorni nostri.

Da notare per incidens che su una campionatura di otto poeti ben cinque sono donne: e ciò fa sorgere spontanea la domanda se questo sia un fatto puramente casuale, che riflette l’esistenza in Québec di una preponderanza di poetesse rispetto ai poeti, oppure se tale scelta dipenda da una predilezione personale della curatrice (essendo la Ciampi poetessa in proprio), o nasca magari da qualche suggerimento dell’amica poetessa Claudine Bertrand, fondatrice dell’unica rivista tutta al femminile “Arcade” (durata 25 anni), con cui la Ciampi ha a lungo collaborato.

Ciò che conta comunque è il fatto che il libro di Viviane Ciampi si offra a noi tutti come un lavoro di notevole utilità, dato che consente un approccio non superficiale a una poesia forse sinora poco conosciuta, ma che appare degna di molto interesse, per i pregevoli traguardi d’arte che in moltissimi casi consegue.

[1] Costanti contributi alla conoscenza della poesia del Québec sono già stati offerti in passato dalla Ciampi. Si vedano in particolare alcuni articoli pubblicati in collaborazione con la poetessa Claudine Bertrand sulla rivista on line “Fili d’aquilone” (n. 6, 2007 e successivi). Un’interessante intervista a Claudine Bertrand, è inoltre apparsa, a nome di Viviane Ciampi su “Icaro”, periodico di Arte e Cultura, n. 5, 2008.

Liliana Porro Andriuoli     (Dal mensile Pomezia-notizie, settembre 2011)


 

9 May 2011

DALLA FELUCA AL REX – PREMIO ANTHIA 2011 –

Category: rassegna culturale — admin @ 10:35 pm

Si è appena conclusa la trentesima edizione della Rassegna Libri di Liguria 2011 a cura della “Associazione Amici di Peagna” a cui hanno assistito numerosi turisti e “lo zoccolo duro” di residenti e habitués, nonostante un nubifragio imperversasse sulla zona di Savona. Avrebbe dovuto essere una settimana di grandi festeggiamenti quest’ultima Rassegna, ma le cose non sono andate per il verso giusto, nonostante non sia venuta meno la qualità culturale delle serate condotte dal prof. Franco Gallea, presidente della suddetta associazione. Sono mancati, infatti, i finanziamenti pubblici che ogni anno davano respiro a una manifestazione unica nel suo genere e conosciuta molto al di là dei confini della Liguria  e ciò ha impedito l’assegnazione dei vari premi, tranne uno, quello del “Libro di Liguria 2011”.  La notizia è amara per chiunque non s’accontenti d’un turismo fatto di mare e ombrelloni e per i residenti che vogliano approfondire le proprie radici.  Molti ricordano, anche a distanza di tempo, gli incontri piacevolissimi, sorta di talk-show colti e divertenti sugli antichi mestieri, sulla letteratura in Liguria, sul teatro, sul cinema, sulle credenze popolari, sulla poesia, sui cantautori, sulle erbe mediche, sull’abbandono delle campagne, e persino… sulla patata quarantina. «I libri della rassegna di Peagna non sono necessariamente editi in Liguria, ma devono parlare di Liguria al fine di sollevare un problema», spiega il prof. Franco Gallea, critico letterario, docente di latino e greco e giornalista, che per certi versi ricorda il Bernard Pivot delle famose trasmissioni fiore all’occhiello della tv francese, Apostrophe e Bouillon de culture. Franco Gallea, da molti anni sceglie con cura i personaggi da invitare e sono ormai centinaia. Citiamo di memoria  Francesco Biamonti, Nico Orengo, Vico Faggi, Antonio Ricci, Francesco De Nicola, Enrico Testa ma anche personaggi anonimi come anziani insegnanti di scuola perfetti conoscitori del territorio in grado di farsi testimoni della Liguria, della sua gente, della sua storia per averla vissuta sulla propria pelle. Ma veniamo al premio Anthia 2011 (premio che ogni anno chiude la rassegna) destinato al libro ligure dell’anno, che è stato attribuito a un volume di grande interesse: Dalla feluca al Rex i cui autori sono Domenico Astengo, Alessandro Bartoli e Giulio Fiaschini, edito dalla biblioteca di Alassio e dedicato in memoriam a Roberto Baldassarre, il bibliotecario alassino che, tra i molti pregi ebbe quello di pubblicare raffinati volumi riguardanti la città del Muretto.  Il libro ripercorre la storia di viaggiatori sulla via  delle coste liguri attraverso brani scelti (diari, articoli) lungo un arco storico che va dal 1600 agli ultimi decenni dell’Ottocento. I viaggiatori in questione sono personaggi famosi (il mecenate del pittore Fragonard, il polemico scrittore scozzese Tobias  Smolett  o ignoti vagabondi, spesso in balia di pirati o furbetti – c’erano anche allora–, di tempeste e malattie, in racconti talvolta drammatici, talvolta esilaranti. Un libro da leggere e da gustare anche per il mirabile apparato iconografico.

Viviane Ciampi

 

 

8 May 2011

ABBASSO L’UTILE di Bernard Noël

Category: articolo — admin @ 11:22 pm

Bernard Noël saggista, critico d’arte e poeta, nato nel 1930, vive a Mauregny nel nord della Francia. Intellettuale a tutto tondo che ha segnato e segna in maniera incisiva la vita culturale francese. Ha esordito nel 1958 ed oltre ad una cinquantina di opere (poesia, saggistica, narrativa, teatro) ha diretto coraggiose collane di poesia (Flammarion, Fata Morgana).

 

“Nell’universo della comunicazione, tutte le parole sono trappole a cominciare dalla stessa parola “comunicazione” che, neanche tanto tempo fa, designava la parte migliore della relazione tra gli umani: si aureolava così di un carattere sacro mentre indica oramai uno spazio di scambio dove contano soltanto la propaganda e il commercio. La “comunicazione” trovava un tempo il suo senso in uno stato di apertura verso l’esterno che corrispondeva alla nostra capacità di espressione, e costituiva la base della nostra umanità. È quindi particolarmente significativo che il mondo odierno si focalizzi su questo elemento fondamentale. Abbiamo coscienza di trovarci di fronte a una modifica radicale al punto che la natura umana si modifica installando un appetito di consumo laddove, da sempre, la nostra interiorità aveva stabilito la sua sede…”    (traduzione di Viviane Ciampi)

Abbasso l’utile

A BAS L’UTILE

7 May 2011

IL MONDO FANTASTICO DI LUIGI INTORCIA

Category: arte figurativa — admin @ 11:38 pm

 

Entrare nel mondo disegnato, o meglio, reinventato da Luigi Intorcia è come penetrare in una foresta capace di moltiplicarsi, in cui ogni albero, assumendo valore archetipico, potesse esporre con voce propria la sua essenza e la sua radice.

Ha iniziato a disegnare prestissimo, già da bambino, osservando pietre, foglie, piante di qualunque genere, tronchi, cortecce. Erano (e sono tutt’ora) gli stessi solchi, rilievi, proliferazioni, linee d’ogni sorta rilasciati da questi materiali e offerti con generosità dalla natura a ispirarlo: “Mi raffiguravo questi personaggi mentre uscivano come negativi impressi su questi materiali”, ci racconta il giovane artista. Quando parla di “personaggi”, si riferisce in particolare al mondo fiabesco dell’infanzia popolato dagli elfi e dalle fate “che escono dalle tavole come volessero farsi accarezzare dai pennelli”; rappresenta figure mitologiche che invitano a entrare in mondi onirici, misteriosi.  Questo per l’imprinting.  Ma è affascinato da tutti i messaggi che Madre Terra ci invia e li accoglie con sguardo innocente e amorevole, non sprovvisto di sottile inquietudine. Il lato atemporale delle scene e dei personaggi, caratterizza tutta l’opera dell’autore.

Le “tavole” di legno o illustrazioni su carta (riciclata) che Luigi Intorcia ci propone sono solo un assaggio e fanno parte di un vasto progetto di libro sulla natura, un inno al suo pulsare vitale. Il libro è suddiviso in varie parti di cui alcune sottolineate dai testi di feconda intuizione della giovane poetessa belga Aurore Dambremont la quale ha grande affinità col mondo favolistico ragion per cui non costituiscono un semplice ornamento.

(Nota di Viviane Ciampi)

 


Luigi Intorcia, vive e lavora a Torino; partecipa a vari festival di Fantasy (Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi). Illustratore, disegnatore, pittore (olio, acquerelli, matite, carboncino)  scultore, fotografo, lavora attorno alla scrittura per l’infanzia (ma non solo) collaborando con scrittori e artisti. Disegna su diversi supporti come carta, pergamena, ogni tipo di legno e corteccia, ma è sempre aperto alle nuove tecniche che si affacciano all’orizzonte.