16 October 2011

Donatella Bisutti – Rosa alchemica

Category: poesia — admin @ 11:08 pm

 

 

Ricordo d’aver letto anni addietro il bel libro Inganno ottico di Donatella Bisutti, magistralmente tradotto in francese dal poeta filosofico  Bernard Noël col titolo Le leurre optique. Questo primo libro della poetessa ottenne il Premio Internazionale Montale per l’inedito con una giuria composta da Bassani, Caproni, Luzi, Gramigna e Spagnoletti. Eravamo nel 1984. Molti anni sono trascorsi da allora;  anni ricchi di fermento poetico sia nel campo della poesia sia nel campo della traduzione e della saggistica. Colgo l’occasione per ricordare la puntuale rubrica “La poesia italiana all’estero” a cura della stessa Bisutti pubblicata  sul mensile internazionale “Poesia” edito da Crocetti. Vale anche la pena segnalare la rivista “Poesia e spiritualità” divenuta un punto di riferimento, proprio in un momento così caotico del nostro vivere. Molti poeti, saggisti e artisti al vertice nei loro rispettivi paesi vi portano il loro contributo, disposti a riflettere sul senso di ciò che siamo.

Ma veniamo a Rosa alchemica, che è l’ultimo nato dei libri poetici di D.B.: accoglie un corpus di poesie edite e inedite, scritte nell’arco di ventuno anni. Questa autoantologia rende testimonianza del suo grande esercizio di coesione e del percorso conoscitivo che passa attraverso un lungo e condivisibile viaggio interiore. Poesia de l’écart, in un certo senso; scarto tra l’esperienza concreta e quel che l’autrice ne trae dal punto di vista emozionale, emozione che a sua volta deve essere decantata, filtrata, sedimentata. Ed è ciò che sa meglio fare Donatella Bisutti, lasciar decantare, malgrado la sua fame di scoperte e d’esperienze, pari in tutto e per tutto alla libertà di pensiero che la anima (citerei, tra l’altro, Violenza, un suo libro essenziale, passato pressoché inosservato. Violenza era e rimane un pugno nello stomaco, eppure, più che mai attuale). Ma, digressione a parte, più in generale, ciò che si può rilevare nel fare poesia di D.B. è come la scrittura nasca dalla scrittura, si ramifichi e cominci a interrogare: «Guardala – è l’agnella / che pascola sui monti di Frigia. // No – non è l’agnella è la lupa / la lupa che ha divorato l’agnella / rapita al pastore.» (Cibele). Talvolta opera al contrario, spezzando l’impulso a qualsiasi bavardage, foss’anche poetico: «Nell’acqua riflessa / una luce al di là» (Divagazioni sulla luna).  Ma ovunque, in ogni stagione della poesia bisuttiana, il mistero metafisico aleggia in una lingua carnale che resta permeabile al desiderio: «Strisciavano sul terreno e coprivano i corrosi gradini di pietra con infinite piccole bocche. Un corpo di membra sottili e intricate, pulsante, in crescita». La caratteristica di questa scrittura poetica è la messa in scena della forza vitale (dalla nascita al suo declino) e per questo ci sa indicare la cruda bellezza del mondo.

Operazione non facile, suppongo, ritornare sui nodi vitali di un percorso poetico (e quindi di un’esistenza). Ma è un’operazione di vasto respiro in cui circolano segrete accensioni e che si rivela pregiata opportunità di meditazione per lettori vecchi e nuovi.

 

Nota di Viviane Ciampi

10 May 2011

Category: editoriale — admin @ 11:41 pm


Ci vorrebbe un po’ di silenzio – Il faudrait un peu de silence di Viviane Ciampi

(video)

Danza Danse, poesia bilingue di Viviane Ciampi

(video)

                                                                        

 

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI POESIA

di Genova









Viviane Ciampi, francese d’origine toscana, è nata a Lione ma da tempo vive a Genova dove lavora, traduce e si traduce. Ha ricevuto premi in vari concorsi di poesia, prosa e favole in Italia e, a Dublino, il Premio degli Editori conferitole dall’Istituto Italiano di Cultura. È presente in antologie e riviste nazionali ed estere. Collabora come traduttrice e interprete al Festival Internazionale di Poesia di Genova e Alliance Française della stessa città. Nel 2008 ha tradotto dall’italiano al francese un’antologia di poesie di Alda Merini per la rivista annuale Inuits dans la Jungle (Ed. Castor Astral). Ha curato e tradotto l’antologia “Poeti del Québec” Ed. Fili d’Aquilone 2011.  Già redattrice della rivista multiculturale Icaro; ora è redattrice delle riviste on line Fili d’aquilone  www.filidaquilone.it  e  Progetto Geum www.progettogeum.org  Ha pubblicato: Domande minime risposte, Ed. Le mani 2001; La quercia e la memoria, Ed. Il ponte vecchio 2004; Pareti e famiglie, Ed. Liberodiscrivere 2006; Inciampi, Ed. Fonopoli 2008; Le ombre di Manosque Ed. Internòs.

Viviane Ciampi ha presentato il suo volume di poesie Le ombre di Manosque



“Le ombre di Manosque”

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L’ultima raccolta poetica di Viviane Ciampi, Le ombre di Manosque, è stata pubblicata nel maggio 2011 dalla nuova casa editrice di Chiavari Internòse si presenta come un unico blocco, senza titoli né ripartizioni in sezioni. Un largo poema diviso in settantasette poesie dove protagonisti sono la campagna e il viaggio. La campagna con i suoi colori: i gialli e i viola che “erompono dai cespugli”; gli alberi campioni di longevità, guardiani dei mutamenti ed è bello ascoltare i monologhi dei rami che “dirigono la musica d’un altro regno”, interrogare le radici, accarezzare la scorza dei tronchi, le foglie lisce o dentate, fino ad ammalarsi di “alberitudine”, metafora che fa venire in mente la “territudine” del poeta venezuelano Eugenio Montejo; gli animali e non solo quelli domestici, da cortile o al pascolo, ma anche volpi, formiche, cicale, corvi, civette, barbagianni e gli ungulati “che si moltiplicano all’infinito”. La campagna con i suoi silenziosi contadini chinati a lavorare, incollati alle zolle, devoti al sacrificio e alla terra; i vecchi che pesano le parole; il suono delle campane, gli spari dei cacciatori e il cielo denso “come un unguento”. Il calore estivo stordisce e a volte un incendio infiamma la notte, allora ci si preoccupa e, insieme, ci si lascia sedurre perché il fuoco stana i sogni, rianima ricordi e paure ancestrali, sospende l’attimo, il presente e, quindi, imbriglia il futuro, lo allontana.

La campagna vista anche dall’alto, in un volo in mongolfiera.
Un attraversamento della natura e di se stessi nato dopo un lungo soggiorno a Manosque, il paese di Jean Giono. Un viaggio in una realtà agricola umile, di area mediterranea e francese, l’Alta Provenza, dove il paese e la campagna sono cinti da mare e montagna. Una realtà apparentemente immobile nelle sue abitudini secolari ma che nasconde “ombre” (quelle dei titolo), misteri, richiami, leggende, enigmi, lutti, crimini e fantasmi, come quello di Charlotte, poetessa morta nel rogo della sua casa. Però tutto si tiene, l’ordito non si sfalda anche se la riflessione poetica, verso dopo verso, si slarga, si stratifica in un gioco di specchi, di luci oblique e immagini riflesse o ingrandite. Ci sono scrigni che si aprono all’improvviso e saltano fuori storie e fiabe.

Alla descrizione di un panorama, una persona, un bosco spesso fa seguito un epilogo, una fulminante riflessione sul senso e l’enigma della vita (“talvolta scende tra le vertebre / la pietra del non esserci / la gelatina del nonsenso”). Le parole si ripetono per creare echi interni e segreti (“dense voci quassù più dense”), o definire il tempo che svapora, l’allegria esplosa dopo una lunga camminata e poi replicata nel sonno. A fine lettura di Le ombre di Manosque si delinea un vasto paesaggio che ospita tutte le cose viventi: dalla fatica dei contadini all’instancabile lavorio delle formiche. Colpisce questa metamorfosi piena di attese ed ombre, questo passare da una foglia all’anima, dal paese che vibra nei suoi risvegli ai sogni che s’inerpicano sui monti, dalla forma perfetta d’una foglia a quella astratta del tempo, dai lenzuoli che fanno dispetti agli ungulati albini che di soppiatto attraversano le strade.

Nota critica di Alessio Brandolini – tratto da  www.filidaquilone.it

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Tutto comincia con un incendio doloso in Alta Provenza, incendio che l’autrice attraversa in macchina quasi come se entrasse in un quadro. Incendio che scompagina la quiete di un’intera area : “fumo schiuma terra rossa, / quasi un’astrazione.”

Infuocati, del resto, sono i versi di Viviane Ciampi (“il crepitio mette in moto il sublime onirico”) che scrive di un paese, Manosque, tra le colline di ulivi rese famose dal grande scrittore francese d’origine italiana, Jean Giono. Ma in fondo, Manosque assomiglia a molti paesi delle colline liguri o toscane, che lei franco-italiana, frequenta assiduamente. La poetessa, messasi in ascolto della gente del posto, ne raccoglie con empatia il senso del fare e della bellezza, i misteri e i segreti di famiglia. Tuttavia, avanzando nella lettura s’intuisce che lo scopo dell’intero poemetto è una forma di resistenza nei confronti di un mondo, quello rurale, che presto potrebbe scomparire. Tenta di recuperarne il passato dolente, un passato che talora si mischia con la Grande Storia: “Su quella pietra medievale / un giorno di mistral / fu annientato un angelo”. In queste pagine, tuttavia, non vi è ripiegamento nostalgico, e tra le righe non mancano una buona dose d’ironia e una critica all’ipocrisia delle convenzioni sociali che non sono soltanto appannaggio della vita in città.

Il suo potenziale espressivo si sviluppa anche nell’amore per il paesaggio, vissuto come vera e propria esperienza interiore, nella contemplazione a occhio nudo, camminando come otium e anche attraverso l’arte della fotografia con le sue sorprese e ambiguità. Ma l’osservazione tout court del paesaggio non nasconde la lacerazione per le sue metamorfosi. Si fa struggente e necessario l’identificarsi alle creature che lo popolano, alberi, animali (“in loro ti specchi / di sicuro elaborano pensieri / o forme di qualcosa / di un retromondo…”.  E proprio nel paesaggio l’autrice condensa i problemi cruciali dell’esistere: “sentirsi di passaggio / equivale a sentirsi dentro al paesaggio”.      

 Nota critica di Luigi De Rosa      (Dal mensile Pomezia-notizie, settembre 2011)

 

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Punto ristoro – faro di Portofino -

Dopo il reading di mercoledì 8 giugno 2011, potrete leggere le più belle poesie di alcuni dei più noti poeti del mondo sistemate lungo il percorso dalla piazzetta di Portofino fino al punto ristoro del faro.  Ad oggi, 31 ottobre 2011, abbiamo constatato che non vi sono più poesie esposte lungo il percorso a testimonianza del gradimento che ha riscosso l’iniziativa. Infatti, come da regolamento, era previsto che chiunque potesse staccarle dal muro per appropriarsene.

UN FARO PER ILLUMINARE LA RICOSTRUZIONE POETICA DELL’UNIVERSO

Con questa iniziativa altamente simbolica e dai forti richiami letterari, Progettogeum collabora al 17° Festival Internazionale di Poesia, volendo contribuire a mettere in luce i poeti provenienti da tutto il mondo.

La suggestiva sosta nel punto ristoro del faro di Portofino è conosciuta da viaggiatori, poeti, innamorati,  turisti, sognatori e personaggi d’ogni parte del pianeta. Quel luogo incantato sul declivio del promontorio diventerà per una sera, dal tramonto fino a notte, palcoscenico della poesia con la complicità d’un mare mirabile, degli uccelli marini che talvolta picchiano contro i vetri del faro.

Inutile dire che un faro è già di per sé fonte d’ispirazione  primaria per i poeti sensibili alla tematica della luce, a quella del mare, alla metafisica del paesaggio. “Che si manda al faro?”, si chiede uno dei personaggi di Virginia Woolf nel romanzo più poetico di tutti i tempi To the Lighthouse. Noi, al faro, alla cosiddetta “casa della luce”, inviamo la grande poesia. Ma questa iniziativa è in divenire. La consideriamo, infatti, solo un punto di partenza nella Ricostruzione poetica dell’universo, poiché siamo certi che il raggio del faro di Portofino illuminerà altre parti del mondo, altri mari, altri porti per chi vorrà lasciarsi penetrare dalla sua luce. Lungo il percorso che dalla famosa piazzetta di Portofino porta fino al faro (circa venti minuti, a piedi), saranno esposte poesie dei poeti e performer che hanno partecipato, nel corso di questi diciassette anni, al Festival Internazionale di Poesia di Genova.  

L’iniziativa sarà ripetuta nelle più suggestive località marinare del mondo.


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POETI DEL QUÉBEC

a cura di Viviane Ciampi

 

Paul Bélanger

Claudine Bertrand

Nicole Brossard

Antonio D’Alfonso

Denise Desautels

Louise Dupré

Pierre Ouellet

Elise Turcotte


Nella grande fioritura poetica del Québec (la provincia francofona del Canada), sono state scelte otto voci contemporanee di spicco, profondamente ancorate al mondo urbano, che nella loro viva esperienza hanno trovato la consapevolezza di una lingua derivata da lotte e sofferenze subite in passato. Queste voci appartengono agli eredi di Gaston Miron (1928-1996), considerato figura emblematica della poesia quebecchese. Tuttavia, un vento nuovo spira sulla loro strada: lo sguardo è cambiato, sono cambiati i tempi, gli umori e le tematiche. Prima della domanda «Come essere quebecchesi?» si chiedono: «Come essere?». Qui, si parla di memoria, di sogno, di corpo, d’arte, di attesa, d’incontri, delle irrisolte consapevolezze…

L’antologia “Poeti del Québec”  è stata pubblicata con il sostegno

della Delegazione del Québec a Roma

e con il patrocinio

dell’Ambasciata del Canada in Italia

 

 

Il Québec è attualmente una delle due province francofone del Canada (l’altra è il Nuovo Brunswick) dove, quantunque persista ancora in molti degli abitanti un sentimento di appartenenza alle loro lontane origini francesi, la gran parte non riconosce le proprie radici esclusivamente nella cultura e nella civiltà della Francia attuale. Non è infatti possibile capire la poesia del Québec “se non si confuta subito il luogo comune” che vorrebbe in qualche modo fare di questa provincia “una sorta di specchio della Francia”. E’ vero che la lingua quebecchese può apparire ‘quasi identica’, ma quel ‘quasi’ “sprigiona colori, asperità, ed inoltre la lingua medesima si diversifica di continuo”.

Ciò è appunto quanto asserisce Viviane Ciampi, la quale di questa poesia si è di recente nuovamente occupata[1] in un interessante florilegio di alcuni poeti contemporanei del Québec. Poetessa, traduttrice e saggista di pregio, nata a Lione, ma da parecchi anni residente a Genova, la Ciampi ha infatti curato un’antologia dal titolo Poeti del Québec (Edizioni Fili d’Aquilone, Roma, 2011), che contiene parecchie significative liriche, da lei tradotte con testo a fronte, di otto poeti della provincia in questione, scelti tra i più rappresentativi.

Si va così dai “versi polisemici, per non dire polifonici, che oscillano tra canto e pensiero” di Paul Bélanger alla “poesia sensuale e incantatoria, per mezzo di imprevedibili magie” di Claudine Bertrand; dalla “cifra inconfondibile, ruvida e sensuale” e dalla “sintassi ribelle” di Nicole Brossard all’espressione di un profondo malessere, determinato da una crisi di identità, propria di Antonio D’Alfonso; dalla fuga assidua nella memoria, dove la ricerca del passato è lo strumento per acquisire una maggiore consapevolezza di sé, tipica di Denise Desautels all’“investigazione della soggettività”, allo scopo di “mettere in luce ciò che rimane in ombra” di Louise Dupré; dalla poesia “dell’urto, fatta di caos, di soprassalti, di singhiozzi, d’improvvise apnee” di Pierre Ouellet alla poesia nella quale tragedia e volontà di canto compiutamente si fondono, a testimonianza di un secolo nel quale “tutto va in frantumi «ma che ci chiede di esistere»” di Élise Turcotte.

Caratterizza tutta questa poesia la perentorietà del dire e l’originalità delle immagini, spesso di stampo surreale e di forte espressività, che pienamente risaltano anche nelle versioni della Ciampi, sempre di ottima resa. Se ne veda qualche breve esempio: “L’aube brûlait les lèvres / du jeune noyé”, Tu bredouilles des insultes (“L’alba bruciava le labbra / del giovane annegato”, Balbetti degli insulti), di Paul Bélanger; “À genoux / la nuit entre dans l’océan / pour narguer les amarres”, Mine de rien (“In ginocchio / la notte si addentra nell’oceano / per sfidare gli ormeggi”, Come se niente fosse), di Claudine Bertrand; “Je n’arrive pas à effacer / l’idée que devant le temps / feuille ou enfant / le temps répète tempête / ou labyrinthe / persone ne songe à résister”, Les yeux de Woolf et de Borges (“Non riesco a cancellare / l’idea che davanti al tempo / foglia o bambino / il tempo reiteri tempesta / o labirinto / nessuno sogna di resistere”, Gli occhi di Woolf e di Borges), di Nicole Brossard; “Tu oublies ton passé, mais le passé ne t’oublie pas”, La perte de ta culture (“Dimentichi il tuo passato, ma il tuo passato non ti dimentica”, La perdita della tua cultura), di Antonio D’Alfonso; “Immanquablement nous mourons, engluées dans nos larmes, après chaque disgrâce”, Immanquablement (“Immancabilmente moriamo, invischiate nelle nostre lacrime, dopo ogni sventura”, Immancabilmente), di Denise Desautels; “il suffit de si peu / pour raviver le corps // frémir sous la caresse / d’une voix ou d’une ville / fiévreuse, avancer // plus vite que l’ivresse / d’anciennes colères”, il suffit de si peu (“basta così poco / per ravvivare il corpo // fremere sotto la carezza / d’una voce o d’una città / febbrile, avanzare // più in fretta dell’ebbrezza / d’ire antiche”, basta così poco) di Louise Dupré; “La langue des arbres ne se parle plus / qu’au ciel celle de la terre s’exilie dans celle / du vent”, La langue des arbres (“La lingua degli alberi non si parla più / che in cielo quella della terra si esilia in quella / del vento”, La lingua degli alberi), di Pierre Ouellet; “Ce soir, l’attente va s’agripper à toi, / E tu finiras par jeter de vieux cailloux / Dans l’enceinte du temps”, Ville du chaud et du froid (“Stasera, l’attesa a te s’avvinghia, / e finirai col gettare vecchi sassi / nella cerchia del tempo”, Città del caldo e del freddo), di Élise Turcotte.

Completa il libro uno scritto di Bruno Roy (anch’esso tradotto da Viviane Ciampi), Le stagioni della poesia del Québec, che in una rapida sintesi ci offre il percorso di questa poesia, dalle origini ai giorni nostri.

Da notare per incidens che su una campionatura di otto poeti ben cinque sono donne: e ciò fa sorgere spontanea la domanda se questo sia un fatto puramente casuale, che riflette l’esistenza in Québec di una preponderanza di poetesse rispetto ai poeti, oppure se tale scelta dipenda da una predilezione personale della curatrice (essendo la Ciampi poetessa in proprio), o nasca magari da qualche suggerimento dell’amica poetessa Claudine Bertrand, fondatrice dell’unica rivista tutta al femminile “Arcade” (durata 25 anni), con cui la Ciampi ha a lungo collaborato.

Ciò che conta comunque è il fatto che il libro di Viviane Ciampi si offra a noi tutti come un lavoro di notevole utilità, dato che consente un approccio non superficiale a una poesia forse sinora poco conosciuta, ma che appare degna di molto interesse, per i pregevoli traguardi d’arte che in moltissimi casi consegue.

[1] Costanti contributi alla conoscenza della poesia del Québec sono già stati offerti in passato dalla Ciampi. Si vedano in particolare alcuni articoli pubblicati in collaborazione con la poetessa Claudine Bertrand sulla rivista on line “Fili d’aquilone” (n. 6, 2007 e successivi). Un’interessante intervista a Claudine Bertrand, è inoltre apparsa, a nome di Viviane Ciampi su “Icaro”, periodico di Arte e Cultura, n. 5, 2008.

Liliana Porro Andriuoli     (Dal mensile Pomezia-notizie, settembre 2011)

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Nel 1998 era apparsa un’Antologia della poesia contemporanea del Québec, a cura di Titti Folieri, per Crocetti editore. A distanza di tredici anni possiamo leggere una nuova e intensa antologia, a cura di Viviane Ciampi, Poeti del Québec, edita nel 2011 dalle neonate Edizioni Fili d’Aquilone. Scrive la curatrice: «Nella grande fioritura poetica del Québec (la provincia francofona del Canada) sono state scelte otto voci contemporanee di spicco, profondamente ancorate al mondo urbano, che nella loro viva esperienza hanno trovato la consapevolezza di una lingua derivata da lotte e sofferenze subìte in passato». I poeti antologizzati sono Paul Bélanger, Claudine Bertrand, Nicole Brossard, Antonio d’Alfonso, Denise Desautels, Louise Dupré, Pierre Ouellet, Élise Turcotte: otto poeti contemporanei, nati tra il 1943 e il 1957, che, tranne rare eccezioni, sono sconosciuti al lettore italiano di poesia. Ogni autore viene introdotto dalla curatrice con una breve nota critica che delinea la cifra stilistica del poeta, orientandone la lettura con un’interpretazione limpida e incisiva. Ecco i titoli “suggestivi” delle note: Oltre il velo, per Paul Bélanger; Un senso all’insensatezza, per Claudine Bertand; Sul bordo rovesciato del vivere, per Nicole Brossard; Nutrirsi alle radici, per Antonio d’Alfonso; Archeologia dell’intimo, per Denise Desautels; La pienezza del dire, per Louise Dupré; Fatalità della deflagrazione, per Pierre Ouellet; Ritratto di una donna con bruma attorno, per Elise Turcotte.

Dai versi “polisemici e polifonici” di Claude Bélanger alla “poesia sensuale e incantatoria” di Claudine Bertrand; dalla tessitura “ruvida e sensuale” di Nicole Brossard alla prosa urticante e drammatica di Antonio d’Alfonso; dalla riflessione privata e struggente di Denise Desautels alla parola prosciugata e trasgressiva di Louise Dupré; dai “soprassalti” esplosivi di Pierre Ouellet alle strategie oniriche di Elise Turcotte: tutto risuona, in questa antologia, di un’immaginazione visionaria e di una densità realista che attraversa le differenti voci, componendo un caleidoscopio di visioni e di prospettive, un “ritratto di famiglia nel Québec”, dove sogni ancestrali dell’origine e diari trasfigurati del dolore quotidiano si alternano all’interno di un tema comune: l’esilio e l’erranza. La traduzione di Viviane restituisce alla lingua italiana le giuste vibrazioni di questa poesia classica e potente…

  Viviane Ciampi, nella sua introduzione, evidenzia lo spirito di questi poeti: «…non si può evocare la loro poetica se non si confuta subito il luogo comune che dovrebbe fare del Québec una sorta di specchio della Francia. E perché dovrebbe esserlo? La lingua è quasi identica, eppure questo dato non deve trarre in inganno. Quel “quasi” sprigiona colori, asperità, e la lingua medesima si diversifica di continuo». È di quel “quasi” che ci parla l’avventura di questa antologia, un “quasi” che moltiplica le differenze di una parola poetica mai uniformata e melodica, ma sempre scossa da una violenza espressiva perturbante. Il lettore italiano si accorge di trattare con un materiale inconsueto, dove la lingua è veicolo di visioni del mondo urbano e interiore non omologate a canoni espressivi prefissati. Merito dei poeti e della traduttrice-poeta, che calibra tutte le sfumature e cerca sempre la soluzione espressiva più adeguata alla lingua italiana. I temi classici della poesia contemporanea – attesa, corpo, amore, tristezza, sogno, rivolta – inseguono più la tensione sperimentale di Jacques Dupin o di Bernard Noël che non il nitore classico di Yves Bonnefoy: cioè propongono meno una lezione sull’armonia e sulla bellezza della parola che le vibrazioni complesse di un lessico imprevedibile delle passioni umane, palpitante e multiverso.

Leggere questa antologia è un’emozione autentica per il lettore. Non ci resta che augurare lunga vita alle edizioni “Fili d’aquilone”, curate da Alessio Brandolini, che prolungano nel’incanto sempre attuale del libro lo spessore e l’originalità dell’omonima rivista telematica.

Recensione di Marco Ercolani  (continua)

Recensione completa Poeti del Québec di Marco Ercolani

 

 

 


 

9 May 2011

DALLA FELUCA AL REX – PREMIO ANTHIA 2011 –

Category: rassegna culturale — admin @ 10:35 pm

Si è appena conclusa la trentesima edizione della Rassegna Libri di Liguria 2011 a cura della “Associazione Amici di Peagna” a cui hanno assistito numerosi turisti e “lo zoccolo duro” di residenti e habitués, nonostante un nubifragio imperversasse sulla zona di Savona. Avrebbe dovuto essere una settimana di grandi festeggiamenti quest’ultima Rassegna, ma le cose non sono andate per il verso giusto, nonostante non sia venuta meno la qualità culturale delle serate condotte dal prof. Franco Gallea, presidente della suddetta associazione. Sono mancati, infatti, i finanziamenti pubblici che ogni anno davano respiro a una manifestazione unica nel suo genere e conosciuta molto al di là dei confini della Liguria  e ciò ha impedito l’assegnazione dei vari premi, tranne uno, quello del “Libro di Liguria 2011”.  La notizia è amara per chiunque non s’accontenti d’un turismo fatto di mare e ombrelloni e per i residenti che vogliano approfondire le proprie radici.  Molti ricordano, anche a distanza di tempo, gli incontri piacevolissimi, sorta di talk-show colti e divertenti sugli antichi mestieri, sulla letteratura in Liguria, sul teatro, sul cinema, sulle credenze popolari, sulla poesia, sui cantautori, sulle erbe mediche, sull’abbandono delle campagne, e persino… sulla patata quarantina. «I libri della rassegna di Peagna non sono necessariamente editi in Liguria, ma devono parlare di Liguria al fine di sollevare un problema», spiega il prof. Franco Gallea, critico letterario, docente di latino e greco e giornalista, che per certi versi ricorda il Bernard Pivot delle famose trasmissioni fiore all’occhiello della tv francese, Apostrophe e Bouillon de culture. Franco Gallea, da molti anni sceglie con cura i personaggi da invitare e sono ormai centinaia. Citiamo di memoria  Francesco Biamonti, Nico Orengo, Vico Faggi, Antonio Ricci, Francesco De Nicola, Enrico Testa ma anche personaggi anonimi come anziani insegnanti di scuola perfetti conoscitori del territorio in grado di farsi testimoni della Liguria, della sua gente, della sua storia per averla vissuta sulla propria pelle. Ma veniamo al premio Anthia 2011 (premio che ogni anno chiude la rassegna) destinato al libro ligure dell’anno, che è stato attribuito a un volume di grande interesse: Dalla feluca al Rex i cui autori sono Domenico Astengo, Alessandro Bartoli e Giulio Fiaschini, edito dalla biblioteca di Alassio e dedicato in memoriam a Roberto Baldassarre, il bibliotecario alassino che, tra i molti pregi ebbe quello di pubblicare raffinati volumi riguardanti la città del Muretto.  Il libro ripercorre la storia di viaggiatori sulla via  delle coste liguri attraverso brani scelti (diari, articoli) lungo un arco storico che va dal 1600 agli ultimi decenni dell’Ottocento. I viaggiatori in questione sono personaggi famosi (il mecenate del pittore Fragonard, il polemico scrittore scozzese Tobias  Smolett  o ignoti vagabondi, spesso in balia di pirati o furbetti – c’erano anche allora–, di tempeste e malattie, in racconti talvolta drammatici, talvolta esilaranti. Un libro da leggere e da gustare anche per il mirabile apparato iconografico.

Viviane Ciampi

 

 

8 May 2011

ABBASSO L’UTILE di Bernard Noël

Category: articolo — admin @ 11:22 pm

Bernard Noël saggista, critico d’arte e poeta, nato nel 1930, vive a Mauregny nel nord della Francia. Intellettuale a tutto tondo che ha segnato e segna in maniera incisiva la vita culturale francese. Ha esordito nel 1958 ed oltre ad una cinquantina di opere (poesia, saggistica, narrativa, teatro) ha diretto coraggiose collane di poesia (Flammarion, Fata Morgana).

 

“Nell’universo della comunicazione, tutte le parole sono trappole a cominciare dalla stessa parola “comunicazione” che, neanche tanto tempo fa, designava la parte migliore della relazione tra gli umani: si aureolava così di un carattere sacro mentre indica oramai uno spazio di scambio dove contano soltanto la propaganda e il commercio. La “comunicazione” trovava un tempo il suo senso in uno stato di apertura verso l’esterno che corrispondeva alla nostra capacità di espressione, e costituiva la base della nostra umanità. È quindi particolarmente significativo che il mondo odierno si focalizzi su questo elemento fondamentale. Abbiamo coscienza di trovarci di fronte a una modifica radicale al punto che la natura umana si modifica installando un appetito di consumo laddove, da sempre, la nostra interiorità aveva stabilito la sua sede…”    (traduzione di Viviane Ciampi)

Abbasso l’utile

A BAS L’UTILE

7 May 2011

IL MONDO FANTASTICO DI LUIGI INTORCIA

Category: arte figurativa — admin @ 11:38 pm

 

Entrare nel mondo disegnato, o meglio, reinventato da Luigi Intorcia è come penetrare in una foresta capace di moltiplicarsi, in cui ogni albero, assumendo valore archetipico, potesse esporre con voce propria la sua essenza e la sua radice.

Ha iniziato a disegnare prestissimo, già da bambino, osservando pietre, foglie, piante di qualunque genere, tronchi, cortecce. Erano (e sono tutt’ora) gli stessi solchi, rilievi, proliferazioni, linee d’ogni sorta rilasciati da questi materiali e offerti con generosità dalla natura a ispirarlo: “Mi raffiguravo questi personaggi mentre uscivano come negativi impressi su questi materiali”, ci racconta il giovane artista. Quando parla di “personaggi”, si riferisce in particolare al mondo fiabesco dell’infanzia popolato dagli elfi e dalle fate “che escono dalle tavole come volessero farsi accarezzare dai pennelli”; rappresenta figure mitologiche che invitano a entrare in mondi onirici, misteriosi.  Questo per l’imprinting.  Ma è affascinato da tutti i messaggi che Madre Terra ci invia e li accoglie con sguardo innocente e amorevole, non sprovvisto di sottile inquietudine. Il lato atemporale delle scene e dei personaggi, caratterizza tutta l’opera dell’autore.

Le “tavole” di legno o illustrazioni su carta (riciclata) che Luigi Intorcia ci propone sono solo un assaggio e fanno parte di un vasto progetto di libro sulla natura, un inno al suo pulsare vitale. Il libro è suddiviso in varie parti di cui alcune sottolineate dai testi di feconda intuizione della giovane poetessa belga Aurore Dambremont la quale ha grande affinità col mondo favolistico ragion per cui non costituiscono un semplice ornamento.

(Nota di Viviane Ciampi)

 


Luigi Intorcia, vive e lavora a Torino; partecipa a vari festival di Fantasy (Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi). Illustratore, disegnatore, pittore (olio, acquerelli, matite, carboncino)  scultore, fotografo, lavora attorno alla scrittura per l’infanzia (ma non solo) collaborando con scrittori e artisti. Disegna su diversi supporti come carta, pergamena, ogni tipo di legno e corteccia, ma è sempre aperto alle nuove tecniche che si affacciano all’orizzonte.

LA PRESENZA DEI CLASSICI NELLA POESIA DI ELIO ANDRIUOLI – di Fabiola Caloia

Category: poesia — admin @ 11:32 am

 

 

 

Elio Andriuoli è un poeta limpido e delicato, la cui voce si accinge a varcare con immutata freschezza i cinquant’anni di presenza nella nostra letteratura. Estraneo a ogni impostazione di scuola, e sempre fedele a una personale vocazione lirica, ha gemmato in ormai numerose raccolte l’intero arco di un’esistenza materiata di incontri umani e letterari, piccole meraviglie quotidiane, e, soprattutto, un grande amore che illumina di pace e serenità il cerchio dell’intimità domestica.

(Frammento della prefazione di Alessandro Fo)

 

 

9 April 2011

Augusto Forin – Aspirina Metafisica

Category: cantautori — admin @ 12:02 am

È uscito il CD Aspirina Metafisica di Augusto Forin

MENTRE LA VITA SCIVOLA LIQUIDA

di Viviane Ciampi

Augusto Forin fa parte degli autori-compositori-interpreti appartenenti al sorprendente terroir ligure e ci consegna un album, Aspirina Metafisica, dal retrogusto agrodolce e garbati nonsense, dandoci una lezione di sopravvivenza, di questi tempi, affatto trascurabile.  Forin possiede, in musica e in parole, una originalità non sbandierata, non urlata, o dozzinale bensì discreta e sottile,  grave e ironica. Più che dinanzi a un disco ci troviamo in un luogo di libertà. Gilles Deleuze sosteneva che entrare nel sogno di qualcuno appare la cosa più difficile da attuare. Eppure è  proprio quello che tenta Forin: farci entrare nei suoi sogni, anche i più strampalati, e permetterci di viaggiare nel suo oriente del nord, luogo della grande avventura comune, dove tutto ha il sapore dell’effimero come le “sculture di mollica” i “numeri facili da giocare” e persino una Francia così vicina che sta “in fondo a un martedì”, telefoni che non squillano ma anche se non squillano non se ne farà un vero dramma. Si soffrirà, certo; ma alla maniera ligure, con disperazione contenuta. Qui, “il tempo che passa le cose le sposta” e null’altro sembra fare il tempo, il tempo indefinibile di proustiana memoria: ci fa progredire nella noia di amicizie e amori mordi e fuggi e ci spinge con dolcezza al capolinea. A proposito di capolinea non mancano gli autobus in questo album: “sto aspettando ormai da un’ora su questa pensilina un autobus che non arriva” (brano tratto da una poesia del poeta- cabarettista genovese, Massimo Gaviglio, noto anch’egli per i suoi monologhi teneri e surreali. “Quando scendi da un autobus pensami” dice ancora Forin a una ragazza, in una canzone che parrebbe d’amore ma interpretabile anche come denunzia dei rapporti superficiali e frettolosi. Ma lui non si perde d’animo. Tuttavia  dà spesso l’idea di trovarsi solo di fronte al mondo che racconta e osserva, negli inquieti luoghi di passaggio che popolano il suo dire, il suo cantare (semafori, treni notturni, strade intrise di pioggia, passaggi pedonali) nella speranza che qualcosa (ma cosa?) potrebbe cambiare. Notiamo anche un autobus fabbricato (solo nel testo) dalla sempre riconoscibile e graffiante penna dell’autore-compositore-interprete Max Manfredi (che si diverte un mondo a far capolino anche con la voce negli album degli amici talentuosi) capace di passare dal tono eroico al quotidiano, vincitore del Premio Tenco 2010: “[…] quello (l’autobus) parte per quartieri fuori mano / scodinzolando sulla rotta di Magellano / tu te ne accorgi che sei sempre più lontano al capolinea”. Le musiche sono un piacevole connubio di jazz, pop melodico e ritmi latini. E tutto finisce come doveva finire, alla maniera del Gaber di “quasi quasi mi faccio uno shampoo”, ovvero nell’effimero, nell’attesa di non si sa bene cosa, nell’opacità, ma nell’ opacità non proprio sgomenta: prende forma nel fumo di una sigaretta che sta finendo, come stanno finendo le illusioni, come finirà il trambusto esistenziale;  ma si sa, pare dirci Augusto Forin con la salvifica ironia che gli è congeniale,  meglio far finta di non crederci. Lunga vita, dunque a questa Aspirina metafisica (titolo che nasce da un verso di Jodorosky) che potrebbe, non dico guarire dai mali esistenziali, ma farci star meglio, abbassare la febbre dovuta al difficile vivere qui e ora.

L’album è stato realizzato da:

Augusto Forin,  Pino Parello, Roberto Logli,

Paolo De Gregorio, Marica Pellegrini, Marco Fadda,

Francesca Rapetti, Elena Cimarosti, Paolo Cogorno, Luca Cimadomo, Max Manfredi

È stato registrato e mixato presso gli studi Maccaja di Genova

da Alessandro Caforio e Paolo Cogorno

Assistente alla regia Gabriele Tiezzi

Produzione artistica Augusto Forin e Paolo Cogorno

Testi e musica di Augusto Forin, arrangiamenti di Roberto Logli

Un grazie alla SOMS di Sussisa per le riprese d’ambiente

Fotografia di Patrizia Biaghetti

Realizzazione  ilpigiamadelgatto

www.aspirinametafisica.com

www.augusto.forin.name

28 September 2010

RONALD MENTI – Il gesto creativo

Category: Art Photographer — admin @ 9:39 pm

“Perché ho scelto il mezzo di creazione e rappresentazione digitale? Fino agli inizi del 2000 ho usato i mezzi tradizionali: acrilici e olio, servendomi di cavalletto, tela, tavolozza e colori, ma quando il software del computer ha raggiunto il grado di perfezione che prima non aveva, ho iniziato ad usare il mezzo digitale. Ne sono rimasto subito affascinato e ho continuato ad usarlo. Non occorrono cavalletto, colori, tele, o studi immensi. Con il digitale occorre solo una stanza, con una stazione grafica.  La fatica fisica si è ridotta al minimo. Pensate di dover dipingere un quadro di quattro-cinque metri quadrati su scomode impalcature. Con il computer si può realizzare un quadro di qualsiasi dimensione, dipingendo con pennello virtuale sul monitor, per poi stamparlo su tela.  I programmi software più diffusi offrono migliaia di pennelli virtuali di ogni tipo (matite, pennelli, spatole, aerografi, spugne ecc.) in due e tre dimensioni. I colori sono milioni. Si possono ottenere tutti i tipi di effetti desiderati (texture, renderizzazioni, tipi di tele, ecc.). Fate il confronto con il dover mescolare manualmente ogni colore.  Prima della stesura definitiva dell’opera, il pittore digitale può realizzare decine di bozzetti salvandoli tutti nella memoria del computer, per poi effettuare i ritocchi finali su quello prescelto. Per contro pensate, ad esempio, ai pittori che devono fare decine di bozzetti, per poi utilizzarne uno solo.  Recentemente, di fronte alla diffusione esponenziale dei pittori digitali, quelli tradizionali hanno incrementato la tecnica di rendere tridimensionale la tela, quasi fosse un “bassorilievo”; le rappresentazioni sono le più varie: estroflessioni, aggiunta sulla tela di oggetti diversi, quali ferro, stoffa, e materiali vari). Effettivamente, la pittura al computer non consente questo; tuttavia nulla vieta al pittore digitale di operare manualmente queste aggiunte, dopo aver realizzato al computer e stampato su tela il proprio lavoro. Purtroppo la pittura digitale, trova ancora molti detrattori: l’accusa più frequente è che i quadri “a farli è il computer”. Niente di più falso: Il computer rende il lavoro più veloce, riduce moltissimo la fatica fisica, ti aiuta a stendere il colore omogeneo in pochi secondi su vaste superfici, ti aiuta molto nei ripensamenti, ma non può assolutamente aiutarti nella creatività dell’opera, che risiede esclusivamente nella mente e nello spirito. A coloro che si schierano, con intransigenza contro Photoshop rispondo che Photoshop è un modo di vedere il mondo; quasi ogni persona può, infatti, scattare una fotografia mentre solo alcune persone hanno la capacità di “modellare una fotografia”. Mi piace definire tutto ciò con una semplice parola: creatività! Gli artisti possono colorare il cielo di rosso perché essi sanno benissimo che è blu… al contrario, i non artisti si vedono costretti a colorare le cose come sono veramente per paura che la gente possa pensare che sono stupidi”.

Altre opere di Ronald Menti  si possono vedere su:

http://www.flickr.com/people/ronald_menti/

LE ACQUE MAGNETICHE e INCIAMPI di Viviane Ciampi

Category: racconto + libretto poesie — admin @ 1:02 am

 

Foto Tae di Clo bellissima 2009

bandiera francese

 

Foto buona per Geum Acque magnetiche

Frontignan - étang d’Ingril
foto di Laurent Delemotte

Le acque magnetiche    (racconto)

 

Copertina buona Inciampi

Vi è un gesto non privo di conseguenze – una bravata – che molti di noi avranno sperimentato da bambini: consiste nel tirare un sasso in direzione di una finestra. Di solito le schegge di vetro cadono a terra in mille frammenti, ma può succedere, cambiando il punto d’impatto, che – pur scheggiato – il vetro rimanga miracolosamente al suo posto ancorato alla finestra. Ma da dove ci arriva l’istinto di tirare la pietra? Forse è inutile che si sappia?  Di queste incertezze è composto il destino umano: istanti di felicità, tremori, bruschi risvegli di dolore. Più in là nel tempo, si cammina, si canta, si ama, si spera, si trova l’equilibrio anche attraverso gli inevitabili ma salutari inciampi. E nell’inciampare sul sentiero, non viene meno quella curiosa tendenza a controllare di che pietra si è stati vittima. Tuttavia, sulla strada, magari a stemperare il sentimento di “finitudine”, si potrebbe incontrare la meraviglia: un volto smarrito nel paesaggio, una moltiplicazione di lingue, una parola vera sulla superficie di vivere.    (Nota di Viviane Ciampi)

Frammento di Inciampi    (poesie)

Viviane Ciampi, francese d’origine toscana, è nata a Lione ma da tempo vive a Genova dove lavora, traduce e si traduce. Ha ricevuto premi in vari concorsi di poesia, prosa e favole in Italia e, a Dublino, il Premio degli Editori conferitole dall’Istituto Italiano di Cultura.È presente in antologie e riviste nazionali ed estere. Collabora come traduttrice e interprete al Festival Internazionale di Poesia di Genova e Alliance Française della stessa città. Nel 2008 ha tradotto dall’italiano al francese un’antologia di poesie di Alda Merini per la rivista annualeInuits dans la Jungle(Ed. Castor Astral). È redattrice della rivista multiculturale Icaro, e delle riviste on line Fili d’aquilone www.filidaquilone.it  e  Progettogeum  www.progettogeum.org


27 September 2010

Edinei Montingelli – L’arte dell’ironia

Category: arti visive — admin @ 11:08 pm

Edinei Montingelli è nato nel 1948 a Campinas, São Paulo, in Brasile. Laurea in Comunicazione Visiva presso la Scuola di Arti Visive, Fundação Armando Alvares Penteado a San Paolo. Ha lavorato come Art Director in Agenzie pubblicitarie e Studios  creativi. Attualmente lavora presso il proprio studio a  São Paulo. Si occupa di Promotional Marketing e Comunicazione. Alcune sue opere sono esposte in diverse Gallerie, come la galleria  Bluecanvas. Il sito dove si possono ammirare le sue opere è Flickr


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