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	<title>Progetto Geum &#187; poesia</title>
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	<description>Forme di espressione dell’ingegno letterario, scientifico, artistico e tecnologico. A Genova. In Europa. Nel Mondo.</description>
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		<title>Lucetta Frisa &#8211; L&#8217;emozione dell&#8217;aria</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 19:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; La lettura di certi libri, non solo ritempra e rende leggeri, ma somiglia all’ascolto di un concerto di Mozart: le note ci regalano le chiavi che hanno condotto il creatore a inventare un mondo. Questo fenomeno, si sa,  ha a che fare non soltanto con la poetica ma con la mistica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Italia1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7916" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Italia1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Foto-Lucetta-Frisa.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8133" title="Foto Lucetta Frisa" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Foto-Lucetta-Frisa-225x300.jpg" alt="" width="178" height="238" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/copertina-lucetta-frisa-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7920" title="copertina lucetta frisa" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/copertina-lucetta-frisa-1-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La lettura di certi libri, non solo ritempra e rende leggeri, ma somiglia all’ascolto di un concerto di Mozart: le note ci regalano le chiavi che hanno condotto il creatore a inventare un mondo. Questo fenomeno, si sa,  ha a che fare non soltanto con la poetica ma con la mistica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo nato dalla penna della poeta ligure Lucetta Frisa, <em>L’emozione dell’aria</em> (Ed. CFR) va inteso come un libro “non concluso” e non perché contenente al suo interno dei difetti, delle mancanze o delle approssimazioni; piuttosto perché propone un discorso che si prolunga nel tempo, che produce effetti ondulatori nella mente di chi legge, che non può, non deve avere fine essendo un viaggio nella percezione, in un continuum di “voci / voli / fiato / di chi ama o muore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo “oggetto non identificato”<strong>¹ </strong>nasconde tra i versi, il motto <em>De la musique avant toute chose </em>e parecchie domande sottese: come funziona la tastiera della sensibilità umana e come si passa dalla pura sensibilità alla coscienza? Come può la scrittura rendere conto dell’emozione musicale? Come cogliere l’intima musica della natura, la musica cosmica? Come immaginare la nota prima e dopo la prima nota? È possibile aprire il corpo della musica per carpirne il segreto, così come certe bambine spaccano o scuciono il corpo delle bambole per capire con quale interno meccanismo cantano, piangono e ridono?</p>
<p style="text-align: justify;">A volte l’effetto è abbagliante: “Si dovrebbe solo obbedire / obbedire a un unico ritmo / bianca linea e nient’altro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sacha Guitry<strong>²</strong>  parlando del più grande dei musicisti usò una <em>boutade </em>diventata famosa: “Ascoltando Mozart, il silenzio che segue è ancora Mozart”. Ma quando parliamo di silenzio, di che silenzio si tratta?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucetta Frisa</strong>, sull’argomento ha una visione molto precisa: “Non esiste il silenzio  Risuona anche ciò che è morto / Seme sepolto rifiorisce si farà riascoltare”. Aprendo uno spiraglio del suo laboratorio poetico a Gianmario Lucini, editore e prefatore di questo libro, l’autrice confessa il suo amore per la poesia che “non bara con le parole”, e ancora una volta ce la restituisce autentica: “Dove si va / oltre la verità / si bussa a quelle porte celesti / che non aprono / non possono aprirsi più / perché l’oltre è finito / e tra paradiso e inferno / c’è un millimetro.”</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti il lettore si trova di fronte non a un poemetto coeso o “a tesi”, bensì dinnanzi a una meditazione, a tratti interrotta da una<em> mise en écoute</em> o <em>mise en dialogue</em> tra poesia e musica. Due arti che si rispecchiano, per meglio smarrirsi e ritrovarsi, che rendono migliore il presente e (si spera) meno fragile la notte.</p>
<p style="text-align: justify;">A tratti, la poesia pare farsi da parte di fronte alla musica. Forse, perché Frisa, che è anche traduttrice sa bene che la musica, non ha bisogno del traduttore? No, lei crede troppo in quella cosa strabiliante e faticosa chiamata poesia, che deve contenere oltre al pensiero, ritmo, pause, armonia. Ma è consapevole che troppe parole sono gettate nell’aria mentre, in verità, “il nostro destino è risuonare”. Allora come dimenticare che “La musica / desiderio senza parole / annuncia / allude / elude /spacca l’opaco”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le voci s’incrociano nello spazio e nel tempo e “spacca l’opaco” ci riporta al famoso verso “Spacca l’allodola  &#8211; e troverai la musica” scritto da Emily Dickinson (di cui L.F. fu traduttrice anni addietro).</p>
<p style="text-align: justify;">La creazione, pare indicarci, fluisce allo stesso modo in cui l’aria passa attraverso il flauto per trasformarsi in nota.  E la musica, per chi ha il potere di ascoltarla nella propria lingua interiore, è data come il miglior modo, per un poeta, di affrontare il passaggio, anche se: “Poi ci abbandona / si effonde / ne resta // un po’ nel fiato.” E qui viene ancora in mente Emily Dickinson: “Dying at my music! / Bubble! / Bubble! / Hold me till the Octave‘s run!” (“Morire alla mia musica! / Ribolli ! Ribolli / Tienimi finché l’Ottava corre”).</p>
<p style="text-align: justify;">Andando a ritroso nel percorso poetico di Lucetta Frisa, si osserva come ella oscilli simile a un’altalena tra veglia e sonno, vita e morte, racconti d’infanzia e fughe a perdifiato. La sua musica preferita è e rimane quel metronomo chiamato cuore. In un libro precedente<strong>³</strong> scrive: “Respiriamo una nota / prima e dopo un suono grande. / La partitura è questa: / il cuore nel battito ha una regola – / tutto il resto è <em>impromptu</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo allora che la musica riempia l’aria, che insista come culla di giardini interiori, di vegetazioni mentali…</p>
<p style="text-align: justify;">Il poeta (quando poeta è) ne capisce l’assoluta necessità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni pagina de <em>L’emozione dell’aria</em> comporta non una descrizione musicale (il che farebbe perdere vigore al libro), ma l’esecuzione d’un misterioso spartito (con tutta l’ambiguità che la parola “esecuzione” comporta). Le poesie possono essere lette ascoltando la nostra voce-musica interiore. Oppure, vanno prese come invito alla lettura-ascolto con la musica che spazia da Ravel a Couperin, da Messiaen a Debussy, da Bartòk a Piazzolla, da Coltrane a Monk… Tra l’altro (mi si perdoni l’incursione nella cosiddetta canzonetta) questa larga apertura al Jazz smentisce il raffinato cantautore Paolo Conte che con ironia canta “le donne odiavano il jazz / non si capiva il motivo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro obbliga il lettore a porsi una nuova domanda, forse più lieve: per leggere, per creare, occorre il silenzio o è indispensabile la musica? Ognuno darà, immagino, una risposta diversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che importa, in fondo, è il richiamo alla capacità di percepire; una finestra che Frisa spalanca  sull’invisibile: “[…] una stanza d’aria ferma / ha il peso specifico / dell’arabesco vaporoso / che non snida nulla / la mia carezza resta a metà – si crea a cerchio la sua aria / foglia che non va / né su né giù / Dove siete anime dei cieli promessi?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Va da sé che nulla della bellezza e della profondità si può riassumere. Ma questo libro abbraccia il respiro ritmico della vita in ogni sequenza, nell’ondeggiare dei versi limpidi e sospesi, come scritti nell’aria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>¹</strong> Definizione di Marco Ercolani durante la presentazione del libro.</p>
<p><strong>² </strong>Attore, regista, commediografo francese (1885-1957).</p>
<p><strong>³</strong> Ritorno alla spiaggia, Ed. la Vita Felice, Milano 2009.</p>
<p><sup><br />
</sup></p>
<h3><sup>Nota di Viviane Ciampi</sup></h3>
<h3><sup> </sup><em><sup><br />
</sup></em></h3>
<h3><sup>Lucetta Frisa</sup><sup> -<em> L’emozione dell’aria</em>, Edizioni CFR  2012 </sup></h3>
<p><sup> </sup></p>
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		<title>Lorenzo Beccati &#8211; Niente monete nelle fontane</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:16:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; È autore di programmi televisivi di grande successo, da Drive In a Lupo solitario, da Odiens a Paperissima e a Striscia la notizia. Ha scritto testi teatrali e sceneggiature cinematografiche. Ha pubblicato: La notte dei commercialisti viventi (Baldini e Castoldi), Storie Tattoo (Lupetti e Fabiani), Delitti d’amore (raccolta Gialli Mondadori), La morte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia13.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7496" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia13.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/08/Lorezo-foto4-Geum.JPG"><img title="Lorezo foto4 Geum" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/08/Lorezo-foto4-Geum-150x150.jpg" alt="Lorezo foto4 Geum" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">È autore di programmi televisivi di grande successo, da <em>Drive In</em> a <em>Lupo solitario</em>, da <em>Odiens</em> a <em>Paperissima</em> e a <em>Striscia la notizia</em>. Ha scritto testi teatrali e sceneggiature cinematografiche. Ha pubblicato: <em>La notte dei commercialisti</em> viventi (Baldini e Castoldi), <em>Storie Tattoo </em>(Lupetti e Fabiani), <em>Delitti d’amore </em>(raccolta Gialli Mondadori), <em>La morte dei comici</em> <em>(Anthelios), Il barbiere di maciste, Il santo che annusava i treni, </em>e i thriller storici <em>Il guaritore di maiali, Il mistero degli incurabili, L’uccisore di seta</em>, tutti per Kowalski Editore. Nel 2010: <em>74 nani russi </em>(Internòs Edizioni).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/copertina-lorenzo-beccati.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7511" title="copertina lorenzo beccati" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/copertina-lorenzo-beccati-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p align="center"><strong>INTRODUZIONE</strong></p>
<p align="center"><strong>di Viviane Ciampi</strong></p>
<p align="right"><strong> </strong><br />
<em> </em></p>
<p align="right"><em>Un poeta deve essere le antenne della sua razza,</em></p>
<p align="right"><em>più sensibile di una parabolica</em></p>
<p align="right">Lawrence Ferlinghetti</p>
<p style="text-align: justify;">Ho scelto in esergo i versi dell’irrispettoso e beffardo Lawrence Ferlinghetti per presentare le poesie satiriche di un autore speciale. Dico speciale perché da anni sono lettrice dei libri di Lorenzo Beccati e  malgrado egli abbia scritto un numero cospicuo di romanzi e thriller a fondo storico, un giorno gli feci notare come qua e là, nelle sue prose, si potesse evidenziare il seme della poesia: «In una fredda alba di opale, la terra condensa il suo respiro in nebbia» (incipit di <em>74 nani russi, </em>Ed. Internòs) e come la  scelta degli eserghi fosse in direzione dei versi e non della prosa. Quindi non rimasi sorpresa quando venni a scoprire che L.B. era un lettore abituale di poesia (cosa ormai più rara delle triglie a Livorno!) e neppure mi meravigliai quando mi parlò – quasi con pudore – delle sue intenzioni di scrivere un libro di poesia satirica. Qualcuno si chiederà come è possibile che un autore di programmi televisivi abituato a lavorare con ritmo di formula 1 possa avere tempo da dedicare alla poesia. Dopo accurata inchiesta degna di Pimain (personaggio da lui inventato ne <em>Il guaritore di Maiali</em>), scoprii il segreto. Il segreto stava nell’insonnia, compagna che rode molti di noi dall’interno, alla pari del punteruolo rosso delle palme; ci rende vulnerabili e nei casi più gravi, creativi. «I poeti lavorano di notte», scriveva Alda Merini. «Che cosa avranno tutti a voler riposare?», fu la frase lanciata in un intervista  dal più longevo dei nostri personaggi politici, a cui tre ore di sonno per notte erano più che sufficienti (no, questa volta il Cavaliere non c’entra. Benché…). Ma Beccati, come il Re Ubu «non ha nessuna tara, né al fegato, né al cuore né ai reni e neppure nelle urine» e perciò può permettersi lo sforzo supremo della poesia. Lo humour permette a Ubu (e al Nostro)  di accedere a una libertà superiore. Ma veniamo alla satira, genere oggi poco frequentato in poesia, mentre molto in auge in chi ci ha preceduto, in particolare i Latini. Dunque, giochiamo in casa. Per la verità,  la satira ha tirato i suoi dardi velenosi in ogni tempo, in ogni salotto, in ogni postribolo, in ogni agorà; ovunque vi fosse da prendere di mira qualcosa o qualcuno – meglio un qualcuno al potere – per metterne in luce le mancanze e fare avanzare le cose. Da Esopo a Orazio, da Lucillio a Giovenale, da Boccaccio a Rabelais, da La Fontaine a Molière, da Gogol a Dickens… l’elenco sarebbe lungo. La satira, attraverso vari procedimenti – la parodia, <em>il pastiche</em>, l’imitazione, la caricatura, l’esasperazione di situazioni, lo svelamento dei <em>cliché, </em>ecc. non esclude quasi mai l’ironia – anch’essa nelle sue varie forme – che è la miglior maniera di esprimere la propria opinione provocando l’intelligenza dell’interlocutore,  e qualche volta la rabbia del destinatario. Sia detto per inciso, perfino Arbasino in un suo verso cita il Gabibbo, il pupazzo fustigatore a cui Beccati, nelle sue mille vite, impresta la voce. Troverete in questo libro, molti spunti di riflessione, malgrado non sia scritto in pelle di dolore. Tuttavia, a leggere tra le righe, qualche capello dovremmo pur strapparcelo. Lorenzo Beccati ci dà sempre l’impressione che ci siamo infilati in un mondo sbagliato. Le sue disavventure sono le nostre. La domanda è: come ci percepiamo? Innocenti o buffoni? Teneri o spietati? Vittime o carnefici? Quel che “funziona” (parola detestabile, lo so, ma tant’è…), quel che funziona meglio – dicevo – nelle sue poesie, sono i versi scritti in forma di anafora. Come se le ripetizioni portate all’esasperazione fossero la continua altalena fra “niente va bene, tutto va bene” di cui abbiamo perfetta consapevolezza. Sotto quell’aria lieve, scanzonata, tragicomica, ci ricorda il Prévert degli <em>inventari</em>  (si prega il lettore d’immaginare un Prévert con la pipa in meno): «Bussano alla porta. / È la morte. / Faccio finta di non essere in casa, / ma se la dà» (Partita a scacchi). Ci apre una visione a suo modo “turistica” del bislacco mondo in cui nuotiamo e spalanca una valigia a doppio fondo (satirico-ironica) dove è nascosta la realtà delle cose: «Mi sono svegliato una mattina / e il mondo era diventato un disco» (Terra). Beccati è un signor G. che non ha trovato lo sciampo. O lo ha trovato ma perde il tappo della bottiglia nel lavandino. Si muove, si dibatte catapultato nella quotidianità tremenda, talvolta, con l’empatia già assaporata nel personaggio di Pimain («Clic. / Si è liberato un letto» (Coma). E tutti gli oggetti, la panoplia del materiale di ricupero sono buoni per essere messi in scena: ventilatori, candele, bustine da tè, bombe atomiche… perché non esiste per l’autore un territorio poetico specifico, con parole da gettare nel parco nazionale della poesia. Lo scritto si gonfia, si moltiplica, si snerva, si riprende, si radicalizza, si ridicolizza come «l’elastico del bungee jumping». E le monete non si tirano nelle fontane. Già. È proibito. Il bambino della copertina – lo stesso Beccati – ci guarda. Avrà ricevuto alla nascita, come vuole tradizione, una monetina d’oro da   tenere lucida tutta la vita, alfine di poterla restituire all’arrivo? E coloro che non hanno avuto monetine in dono? Vi sono sempre quelle rimaste in tasca. Che cosa farne? Ognuno risponda. Dimenticavo: tra i poeti che seppero provocare il sorriso e la rabbia incontriamo il Latino Ovidio. Finì la sua vita in esilio – si sussurra – per misere parole contro l’imperatore Augusto. Pericolosa la scrittura. Pericolosa la poesia. E se in poesia la satira tira? È ancora peggio.</p>
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		<title>Marco Ercolani &#8211; Il diritto di essere opachi</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 00:25:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Marco Ercolani (Genova, 1954), scrive racconti apocrifi e vite immaginarie, si occupa di poesia contemporanea e dei rapporti arte/follia. Tra i suoi libri di narrativa: Col favore delle tenebre, Vite dettate, Lezioni di eresia, Il mese dopo l’ultimo, Carte false, Il demone accanto, Taala, Il tempo di Perseo, Discorso contro la morte e A schermo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia11.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7477" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/Foto-Marco-Ercolani1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7487" title="Foto Marco Ercolani" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/Foto-Marco-Ercolani1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marco Ercolani</strong> (Genova, 1954), scrive racconti apocrifi e vite immaginarie, si occupa di poesia contemporanea e dei rapporti arte/follia. Tra i suoi libri di narrativa: <em>Col favore delle tenebre</em>, <em>Vite dettate</em>, <em>Lezioni di eresia</em>, <em>Il mese dopo l’ultimo</em>, <em>Carte false</em>, <em>Il demone accanto</em>, <em>Taala</em>,<em> Il tempo di Perseo</em>, <em>Discorso contro la morte</em> e <em>A schermo nero</em>. Cura il volume collettivo <em>Tra follia e salute: l’arte come evento</em>. Due i libri di saggi sulla poesia italiana contemporanea: <em>Fuoricanto</em> e <em>Vertigine e misura</em>. Intorno al nodo arte/follia scrive <em>L’opera non perfetta</em>. In coppia con Lucetta Frisa: <em>L’atelier e altri racconti</em>, <em>Nodi del cuore</em>, <em>Anime strane</em> e <em>Sento le voci</em>. Nel 2010 pubblica il suo primo libro di versi, <em>Il diritto di essere opachi</em>. Con <em>Turno di guardia</em> vince, nello stesso anno, il Premio Montano per la prosa inedita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/Copertina-Marco-Ercolani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7488" title="Copertina Marco Ercolani" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/Copertina-Marco-Ercolani-175x300.jpg" alt="" width="175" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un lungo percorso di ricerca e di vita che attraversa trent’anni si raccoglie in queste pagine de <em>Il diritto di essere opachi</em> di Marco Ercolani, che ci regala (inaspettatamente) un libro di poesia. Autore prolifico e originale, Marco ci ha dato belle prove di narrativa, spesso in linea con la sua scelta di  una scrittura apocrifa, dove la  voce dell’autore diventa  tutt’uno con quella  dello scrittore o poeta in cui si impersonifica. Pensiamo ai molti racconti, editi anche su rivista, e non va dimenticato, tra gli altri, il bellissimo <em>Taala,</em> romanzo visionario e  acutissimo, dove la vita cittadina si infuoca di scene abissali e della certezza di esistenze in perdita, senza alcuna volontà (o possibilità) di fuga. Inoltre voglio citare i recenti libri di saggi critici sulla poesia contemporanea: <em>Fuoricanto</em> del 2000 e, ideale prosecuzione, <em>Vertigine e misura</em> del 2008, dove lo scrittore ligure con intensità e sguardo rabdomantico sa leggere sia autori ormai “classici” degli ultimi vent’anni del secondo Novecento,  sia poeti contemporanei, a  volte voci molto note, altre quasi sconosciute o note solo al ristretto pubblico della poesia: poeti colti sempre nella specificità del loro dettato e in un fitto dialogo con altri scrittori e pensatori cari a Ercolani, i cui libri ha frequentato con passione e assiduità per tutta la vita. La capacità di <em>empatia</em> con il vissuto e di adesione alla tensione intrinseca al linguaggio che è propria di questo autore ci accompagna anche in questo libro di poesia: <em>viaggio sapienziale</em> ed insieme <em>esistenziale</em>, cammino poetico nel buio degli anni, per cercare  là dove l’oscurità è più fitta e tentare di intravedere un bagliore di luce, una direzione di senso ancora possibile. Questa poesia di Ercolani ci offre una scrittura che è insieme visionaria e concreta, simbolica e carnale, per cui  seguiamo l’autore in quello che appare un viaggio che è sogno-incubo, ma a tratti anche viaggio reale, dove il mondo è colto per frammenti, in dettagli minimi o solo in un’eco. Ne <em>Il diritto di essere opachi</em> la poesia, infatti, si fa ricerca per terre e mari di senso e parola, disegnando immagini e offrendoci riflessioni di tono aforismatico, conducendoci via via alla scoperta che “la terra è vuota”, scrive Ercolani in <em>Terra trasparente</em>, evocando la <em>Waste land</em> di Eliot ma in toni e modi del tutto originali, sino a dire con dolorosa certezza : “Desidero tornare dove fioriscono le cose./ Scrivere di notte rubando la vista dei morti./ Scrivere come se tornasse il respiro.” Il poeta ligure, dunque, pare cercare attraverso la scrittura una direzione di senso, pare tentare un approdo al viaggio che conduca a contatto con la realtà concreta,  pur  con  la percezione dolorosa che attorno tutto (o quasi!) è già perduto., sfiorito, seccato,  senza meta. Le parole che leggiamo nei versi di Ercolani, infatti, sono cariche di  tensione:  la voce dice l’allarme, la minaccia che accompagna il protagonista e i suoi compagni di viaggio su una nave (reale e insieme immaginaria) che per tutto il libro si muove nel buio. Infatti, l’area semantica che inerisce al buio e a  tutte le sue varianti è quella che domina  nei versi, e ricorrono con  grande frequenza anche termini ad esso attigui, come: notte, oscurità e ombre, ma anche la dichiarata situazione di  cecità  degli umani &#8211; siano essi viaggiatori reali o solo immaginari! &#8211; cui si collega la condizione di opacità della vita intera, esplicitata nel titolo stesso della raccolta. A tutto questo buio soffocante (e senza direzione) si affiancano poi la secchezza e aridità del viaggio, ovvero dell’esistenza intera, esplicitate in immagini come quella di una roccia che si para davanti, di una  rupe o del muro che d’improvviso sbarra la via, ma vediamo anche cenere e sabbia ovunque: sono tutti resti di qualcosa che è svanito, che  sta svanendo, logorato dal di dentro, verrebbe da dire, smangiato forse da una frattura che non ha inizio né fine. Un luogo terrestre di perdita e assenza è immagine ricorrente nei testi, seppure si parli di un viaggio per mare : “Guardiamo le navi: sono ferme nella sabbia./ Alzando quelle vele cercando l&#8217;acqua/ dove la montagna getta la sua ombra/ non crediamo che sia un abisso/ dove le vele si afflosceranno,/ travolte dalla caduta dei macigni.”, oppure, in un altro testo: “Il mare è ciò che verrà:/ lunare se i naufraghi nuotano,/ nero se non nuotano più.”. E’ come se terra e acqua fossero tutt’uno in questo universo sghembo e  metamorfico di Ercolani &#8211; mondo parallelo e insieme realissimo &#8211; dove le scene dicono di una realtà per sempre perduta nella sua interezza, eppure essa è irrinunciabile , sempre desiderata, verrebbe da dire, e sempre cercata attraverso la parola. A tutto ciò si  unisce la condizione di inerzia dell’umano, resa dal poeta con l’ immagine di  un andare curvi dei viventi o dell’essere piegati a terra, oppure nell’ esplicita e dichiarata impossibilità  di smettere di scrivere, nota Ercolani, pur  continuando… a tentare  di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">         Il libro si apre con <em>Gerico</em>, un  testo del lontano 1982, che è quasi proemiale e offre al lettore immagini apocalittiche e domande cruciali che connoteranno poi tutta la raccolta, domande come  questa: “Chiusi cancelli e giardini/ la mia mano trascrive il colore degli aranci./ Ma il foglio è stretto, coperto/ da parole notturne./ La luce muore, nella carta,/ come sulle mie dita, scomparsi gli amici,/ cade l&#8217;ombra dei rami./ Quando anche io partirò nascerà il dubbio:/ saremo ricordati uomini o pietre?”. La poesia di Marco con intensità drammatica ci mette di fronte a domande esistenziali e, insieme,  abissali a  cui, forse, non è lecito  né possibile rispondere, ma che pure attraversano tutta la raccolta . In <em>L’oro di questa luce</em>, il testo successivo elaborato tra il 1979 e il 1982, leggiamo lo specifico rapporto (doloroso e appassionato) dello scrittore ligure con la parola: “Campi secchi come sassi, vista/ che cade recisa dalle guance./ I suicidi, lontani dalle ombre, nel riverbero dei muri,/ camminano.”, ma il testo si concluderà in modo diverso, in un tono aforismatico, invitando a proseguire il viaggio e la ricerca, nonostante tutto:  “Ci aspettano anni senza parole,/ ore da trascorrere guardando le pietre del mare:/ ma è difficile essere muti/ quando gli uomini esistono ancora,/ quando sui tavoli dei caffè/ ci attendono lettere bianche.”, il che ci richiama a un altro potente distico del poemetto stesso, in cui si legge:  “Le parole che scriviamo/ salvino la nostra vista dallo scempio delle scuri.”. Piano piano ci inoltriamo in una zona che sta sempre più tra l’abisso e l’incubo, ci si perde in il labirintosi scene senza fine, metamorfiche eppure  immobili, ma ogni volta, si viene salvati perché il viaggio &#8230; continua, facendosi più fitto di senso, più oscuro nelle scene, ma insieme più consapevole e, anzi, quasi chiaro nel suo intento. In <em>Torre -</em> parola immagine che evoca sia un ricordo babelico, sia l’omonimo simbolo degli Arcani Maggiori – vediamo che il poeta-viaggiatore cerca “voci nel recinto delle frasi”; cerca “parole ariose”, leggiamo, ma è impossibile trovarle. In “ Il diritto di esser opachi” che è un testo cruciale della raccolta, viene detto il conflitto tra realtà e  parola e la tensione al senso che anima  tutto il  viaggio, come si vede in questo invito che il poeta fa la lettore e  a se stesso: “Scrivi fra le cinque e le sei/ quando il foglio smette di essere scuro/quando la carta mostra/ i buchi delle parole. Poi smetti. / I corpi, in fondo alla stanza, / restano corpi ed è saldo, nel buio,/ il diritto di essere opachi.”(…)  e poi,  appena più avanti nel testo, si  dice che “ Ci sono ancora, nel tuo destino,/ lettere da scrivere, fogli/ come muri, violentemente bianchi, / dove le parole tracciate sono lavate via/ dalle regole del pensiero e le frasi, tutte le frasi, / aspettano nere, / col peso dei verbi e dei nomi, / il tuo andar via dalla stanza.”, per affermare infine: “Scrivi fra oggi e domani./ Sai di non morire/ per il tempo in cui la carta /trattiene parole.”, dando così un valore quasi magico e apotropaico alla parola e  al suo inesausto lavorìo. Ma  tutto ciò resta  una sfida impossibile e vana, come si legge in “ Il paradosso dei vivi”,,dove ancora l’autore invitandoci a scrivere  sa bene che poi tutto slitterà nel nulla: “Scrivi su fogli bianchi la lunga ombra / di cose mai viste / non parole e non sillabe / nessuna scelta/ ma sprofondare. / Dopo, quello che resta è soltanto quello.”. Ercolani poeta, dunque, si muove verso la  ricerca di una lingua che colga la vita nel suo darsi, che però sempre ci sfugge, ben sapendo di non potere trovare una parola capace di adesione  totale alla vita ,se non solo per un attimo, per quel tanto che basta per dar senso all’esistenza di quel giorno, in cui colmare lo spazio tra il non senso del reale e la nostra necessità di senso. Tale è il “compito” che  Ercolani si assume (e con lui, credo, ogni autore): nominare la tensione che anima la vita in un viaggio verso la parola,per illudersi così di colmare il vuoto, il silenzio e  l’abisso che ci sovrasta. Per questo la parola poetica è qui agiata, mobile, metamorfica, tragica e insieme sfuggente, come devastata all’interno dall’ avvertire il vuoto in cui è immerso il protagonista e l’umanità intera. Con la racoclta <em>Il diritto di essere opachi</em> acquisiamo la certezza che la vita in sé è opaca, ci sfugge sempre &#8211; il che è segno di un’intrinseca sconfitta del  nostro viaggio &#8211; ma al contempo vivere è proprio tenere viva la sfida del senso contro il vuoto e il silenzio, tenere  aperte domande inesauste di gioia.  Nelle sezioni finali la poesia  di Marco si fa più franta, si mostra a frammenti  che  si lasciano alle spalle l’afflato  quasi epico  che si leggeva  nei poemetti iniziali e più lontani nel tempo, per farsi  però voce  ancora più mobile e fragile, contemporaneamente, invocazione che ha al suo interno una direzione precisa  di  ricerca che ora si apre alla speranza: nel momento in cui la relazione con l’altro da sé entra nei versi è quasi come se l’incontro (amoroso) potesse sanare la ferita del tragico, portando a intravvedere uno spiraglio di luce, una sorta di lievità (invocata,  forse, più che trovata), forse l’incontro lenirà l’ansia di parola  che  segna  tutto il percorso vitale: “Lo sguardo scintilla / del nostro guardarci / ti bacio più piano / la bocca dentro di te / respìrami senza smettere / questa stanza la inventiamo oscillando / poi trattieni l’aria / chiudi gli occhi / lìberami la testa dai rumori / lìberala dal silenzio / e sprofonda con me nell’equilibrio”. In tutta la raccolta  la parola poetica di Ercolani resta comunque sempre voce solitaria che invoca la vita e le vi si avvicina, la sfiora e la perde. Nel viaggio della vita, comunque,  il “compito” (dei viventi e non solo di chi scrive, pare dirci Ercolani) è continuare a cercare senso e  parola, farne un’ esperienza totale, che  attraversi il silenzio, il nulla e la polvere che ci circonda, immersi come siamo tra acqua e terre abissali. E occorre continuare , anche se è “Fatica assurda annerire la carta/ se il vento ha cancellato le cose.” e si hanno a disposizione solo “Fogli fragili  neri, sparsi/ ovunque nella sabbia.”. Continuare a scrivere significa dar senso alla vita stessa ed  questo ciò che resta oltre l’opacità della vita, per cui occorre farlo anche se si è immersi nel buio, inventando così (o intuendo!) l’aria e la luce: “Scrivi nel buio, all’aria reale./ La luce arriva quando nomini le cose,/ violento nel difenderti/ dall’incomprensibile cielo stellato”.</p>
<p align="right"><em>Gabriela Fantato</em></p>
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		<title>Donatella Bisutti &#8211; Rosa alchemica</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Ricordo d’aver letto anni addietro il bel libro Inganno ottico di Donatella Bisutti, magistralmente tradotto in francese dal poeta filosofico  Bernard Noël col titolo Le leurre optique. Questo primo libro della poetessa ottenne il Premio Internazionale Montale per l’inedito con una giuria composta da Bassani, Caproni, Luzi, Gramigna e Spagnoletti. Eravamo nel 1984. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Italia1.gif"><img class="size-full wp-image-7144 alignleft" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Italia1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
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<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Copertina-Rosa-Alchemica.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7145" title="Copertina Rosa Alchemica" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Copertina-Rosa-Alchemica-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo d’aver letto anni addietro il bel libro <em>Inganno ottico</em> di <strong>Donatella Bisutti</strong>, magistralmente tradotto in francese dal poeta filosofico  Bernard Noël col titolo <em>Le leurre optique</em>. Questo primo libro della poetessa ottenne il Premio Internazionale Montale per l’inedito con una giuria composta da Bassani, Caproni, Luzi, Gramigna e Spagnoletti. Eravamo nel 1984. Molti anni sono trascorsi da allora;  anni ricchi di fermento poetico sia nel campo della poesia sia nel campo della traduzione e della saggistica. Colgo l’occasione per ricordare la puntuale rubrica “La poesia italiana all’estero” a cura della stessa Bisutti pubblicata  sul mensile internazionale “Poesia” edito da Crocetti. Vale anche la pena segnalare la rivista “Poesia e spiritualità” divenuta un punto di riferimento, proprio in un momento così caotico del nostro vivere. Molti poeti, saggisti e artisti al vertice nei loro rispettivi paesi vi portano il loro contributo, disposti a riflettere sul senso di ciò che siamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma veniamo a <em>Rosa alchemica</em>, che è l’ultimo nato dei libri poetici di D.B.: accoglie un <em>corpus</em> di poesie edite e inedite, scritte nell’arco di ventuno anni. Questa autoantologia rende testimonianza del suo grande esercizio di coesione e del percorso conoscitivo che passa attraverso un lungo e condivisibile viaggio interiore. Poesia <em>de l’écart, </em>in un certo senso; scarto tra l’esperienza concreta e quel che l’autrice ne trae dal punto di vista emozionale, emozione che a sua volta deve essere decantata, filtrata, sedimentata. Ed è ciò che sa meglio fare Donatella Bisutti, lasciar decantare, malgrado la sua fame di scoperte e d’esperienze, pari in tutto e per tutto alla libertà di pensiero che la anima (citerei, tra l’altro, <em>Violenza,</em> un suo libro essenziale, passato pressoché inosservato. Violenza era e rimane un pugno nello stomaco, eppure, più che mai attuale). Ma, digressione a parte, più in generale, ciò che si può rilevare nel fare poesia di D.B. è come la scrittura nasca dalla scrittura, si ramifichi e cominci a interrogare: «Guardala – è l’agnella / che pascola sui monti di Frigia. // <em>No – non è l’agnella è la lupa / la lupa che ha divorato l’agnella / rapita al pastore.»</em> (Cibele). Talvolta opera al contrario, spezzando l’impulso a qualsiasi <em>bavardage,</em> foss’anche poetico: «Nell’acqua riflessa / una luce al di là» (Divagazioni sulla luna).  Ma ovunque, in ogni stagione della poesia bisuttiana, il mistero metafisico aleggia in una lingua carnale che resta permeabile al desiderio: «Strisciavano sul terreno e coprivano i corrosi gradini di pietra con infinite piccole bocche. Un corpo di membra sottili e intricate, pulsante, in crescita». La caratteristica di questa scrittura poetica è la messa in scena della forza vitale (dalla nascita al suo declino) e per questo ci sa indicare la cruda bellezza del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Operazione non facile, suppongo, ritornare sui nodi vitali di un percorso poetico (e quindi di un’esistenza). Ma è un’operazione di vasto respiro in cui circolano segrete accensioni e che si rivela pregiata opportunità di meditazione per lettori vecchi e nuovi.</p>
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<p>Nota di Viviane Ciampi</p>
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		<title>LA PRESENZA DEI CLASSICI NELLA POESIA DI ELIO ANDRIUOLI &#8211; di Fabiola Caloia</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 10:32:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Elio Andriuoli è un poeta limpido e delicato, la cui voce si accinge a varcare con immutata freschezza i cinquant&#8217;anni di presenza nella nostra letteratura. Estraneo a ogni impostazione di scuola, e sempre fedele a una personale vocazione lirica, ha gemmato in ormai numerose raccolte l&#8217;intero arco di un&#8217;esistenza materiata di incontri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia12.gif"><img class="size-full wp-image-6631 alignleft" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia12.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
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<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/foto-andriuoli.jpg"><img class="size-medium wp-image-6645 alignleft" title="foto andriuoli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/foto-andriuoli-202x300.jpg" alt="" width="138" height="205" /></a></p>
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<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Copertina-libro-di-Andriuoli.jpg"><img class="size-medium wp-image-6632 alignleft" title="Copertina libro di Andriuoli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Copertina-libro-di-Andriuoli-198x300.jpg" alt="" width="247" height="374" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Elio Andriuoli</strong> è un poeta limpido e delicato, la cui voce si accinge a varcare con immutata freschezza i cinquant&#8217;anni di presenza nella nostra letteratura. Estraneo a ogni impostazione di scuola, e sempre fedele a una personale vocazione lirica, ha gemmato in ormai numerose raccolte l&#8217;intero arco di un&#8217;esistenza materiata di incontri umani e letterari, piccole meraviglie quotidiane, e, soprattutto, un grande amore che illumina di pace e serenità il cerchio dell&#8217;intimità domestica.</p>
<p style="text-align: justify;">(Frammento della prefazione di Alessandro Fo)</p>
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		<title>GUIDO ZAVANONE</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 23:01:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Guido Zavanone, nato ad Asti, vive e lavora a Genova. Ha pubblicato tra le altre raccolte di versi, Arteria (All’insegna del pesce d’oro, Scheiwiller, Milano, 1983); La vita affievolita (edizioni del Premio Libero de Libero, Fondi, 1986); Il viaggio (Ed. San Marco dei Giustiniani, 1991); Se restaurare la casa degli avi (Campanotto, udine, 1994); Nouvelles [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia13.gif"><img class="size-full wp-image-4088 alignleft" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia13.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Foto-di-Guido-Zavanone-per-Geum.jpg"></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Foto-di-Guido-Zavanone-per-Geum1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4228 alignleft" title="Foto di Guido Zavanone per Geum" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Foto-di-Guido-Zavanone-per-Geum1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Guido Zavanone</strong>, nato ad Asti, vive e lavora a Genova. Ha pubblicato tra le altre raccolte di versi, <em>Arteria</em> (All’insegna del pesce d’oro, Scheiwiller, Milano, 1983); <em>La vita affievolita</em> (edizioni del Premio Libero de Libero, Fondi, 1986); <em>Il viaggio</em> (Ed. San Marco dei Giustiniani, 1991); <em>Se restaurare la casa degli avi</em> (Campanotto, udine, 1994); <em>Nouvelles pour l’an 2000</em> (La Bartavelle, Charlieu, 2002), <em>Urme</em> (IDC Presse, Cluj-Napoca, 2004); <em>L’albero della conoscenza</em> (Genesi, Torino, 2004). Ha vinto numerosi Premi letterari tra i quali il «Nigra», Presidente Carlo Bo &#8211; il «David», Presidente Mario Sansone &#8211; il «Libero de Libero», Presidente Elio Filippo Accrocca &#8211; Il «Città di Catanzaro», presidente Mario Luzi &#8211; Il «Milano Duomo», Presidente Giancarla Mursia &#8211; il «Legnano» Presidente Luciano Erba. Guido Zavanone è redattore delle riviste letterarie “Resine” e “Satura” e condirettore di: “Nuovo Contrappunto”. Cura, per l’editore De Ferrari, la collana di poesia “Chiaro Scuro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/copertina-Il-viaggio.jpg"><img class="size-medium wp-image-4250 alignleft" title="copertina Il viaggio" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/copertina-Il-viaggio-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Introduzione-de-Il-viaggio.doc">Introduzione de &#8220;Il viaggio&#8221;</a></p>
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		<title>SORDOMUTA &#8211; di Jorge Boccanera</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 20:05:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; Il volume  -  curato da Alessio Brandolini  traduzione dallo spagnolo con Verónica Becerril  -  è risultato vincitore del Premio Letterario Camaiore 2008 &#8211; sezione II Premio Internazionale. &#160; [...] Jorge Boccanera esordisce in poesia a ventun&#8217;anni con la raccolta Los espantájaros suicidas(Gli spaventapasseri suicidi, 1973), seguita da Noticias de una mujer cualquiera (Notizie di una donna qualsiasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
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<p><span style="font-family: 'Georgia','serif'; color: black; font-size: 10pt;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/06/boccanera-sordomuta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1746" title="boccanera-sordomuta" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/06/boccanera-sordomuta-207x300.jpg" alt="boccanera-sordomuta" width="207" height="300" /></a></span></p>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-2229" title="brasile" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/06/brasile.gif" alt="brasile" width="68" height="43" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il volume  -  curato da Alessio Brandolini  traduzione dallo spagnolo con Verónica Becerril  -  è risultato vincitore del Premio Letterario Camaiore 2008 &#8211; sezione II Premio Internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">[...] <strong>Jorge Boccanera</strong> esordisce in poesia a ventun&#8217;anni con la raccolta <em>Los espantájaros suicidas</em>(Gli spaventapasseri suicidi, 1973), seguita da <em>Noticias de una mujer cualquiera </em>(Notizie di una donna qualsiasi 1976) e <em>Contraseña </em>(Parola d’ordine, 1976) con il quale vince il prestigioso “Premio Casa de las Américas”. Ma già nel 1972, con altri giovani scrittori argentini (alcuni, poi, “desparecidos”), aveva fondato il gruppo poetico “El ladrillo” (“Il mattone”), nome che rimanda al desiderio di sperimentare a livello formale e in qualche modo inserire il lavoro letterario nella costruzione di un’Argentina democratica. (nota di Alessio Brandolini)</p>
<p style="text-align: justify;">
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<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/06/introduzione-a-sordomuta.doc">Introduzione a Sordomuta</a></p>
<p><span style="font-family: Georgia, serif;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>GLOBAL SI GLOBAL NO &#8211; di Antonio Landolfi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 22:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Globalizzazione è da tempo una parola chiave nel discorso socio-economico, come nel discorso politico. In quanto tale ha assunto, ed è destinata ad assumere ancora di più nel prossimo futuro, significati polivalenti, che non risulta facile ricondurre ad un&#8217;unica chiave interpretativa. La vasta e complessa letteratura che in ogni parte del mondo s&#8217;è venuta addensando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/04/global-buono-per-geum.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1375" title="global-buono-per-geum" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/04/global-buono-per-geum-214x300.jpg" alt="global-buono-per-geum" width="214" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.italian-poetry.org/bandiera11.gif" alt="" width="68" height="50" /></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Globalizzazione è da tempo una parola chiave nel discorso socio-economico, come nel discorso politico. In quanto tale ha assunto, ed è destinata ad assumere ancora di più nel prossimo futuro, significati polivalenti, che non risulta facile ricondurre ad un&#8217;unica chiave interpretativa. La vasta e complessa letteratura che in ogni parte del mondo s&#8217;è venuta addensando nel corso degli ultimi anni, può in una certa misura soccorrere nel tentativo di chiarire almeno i supporti tematici ed i percorsi analitici che sono stati individuati dai numerosi autori che si sono cimentati sul terreno della discussione teorica e su quello dei riscontri fattuali. Al riguardo, è indubbia la considerazione che sia necessario prendere le mosse dalla valutazione delle strutture dell&#8217;economia-mondo: vale a dire da quell&#8217;assetto che le istituzioni ed i comportamenti privati e pubblici sono andati assumendo sul piano internazionale a partire dalla seconda metà degli anni ottanta ad oggi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/04/frammento-da-global-si-global-no.doc">Frammento da GLOBAL SI GLOBAL NO</a></p>
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		<title>LE VIE DELLA SAGGEZZA &#8211; di Elio Andriuoli</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 16:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  «La saggezza» diceva Paul Valéry «è quella virtù che se un poeta non la possiede dovrebbe inventarsela». Questa riflessione fa venire in mente che il percorso poetico di Elio Andriuoli si basa proprio su questa virtù avvertita dal lettore quasi come un fatto naturale. Ma egli tiene presente che saggi non si nasce, anzi, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Georgia&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: IT;"></span></div>
<p> </p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Georgia&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: IT;"></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/05/copertina-le-vie-della-saggezza-buona2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1572" title="copertina-le-vie-della-saggezza-buona2" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/05/copertina-le-vie-della-saggezza-buona2-193x300.jpg" alt="copertina-le-vie-della-saggezza-buona2" width="193" height="300" /></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/05/copertina-le-vie-della-saggezza-buona1.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/05/copertina-le-vie-della-saggezza-buona.jpg"></a></p>
<p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.italian-poetry.org/bandiera11.gif" alt="" width="68" height="50" /></p>
<p style="text-align: justify;">«La saggezza» diceva Paul Valéry «è quella virtù che se un poeta non la possiede dovrebbe inventarsela». Questa riflessione fa venire in mente che il percorso poetico di Elio Andriuoli si basa proprio su questa virtù avvertita dal lettore quasi come un fatto naturale. Ma egli tiene presente che saggi non si nasce, anzi, si arriva ad esserlo seguendo una sorta di percorso del combattente che passa attraverso affanni e prese di coscienza come dimostra nell&#8217;incipit della poesia eponima alla raccolta: «Ardue sono le vie della saggezza / ed a fatica le percorri». Il poeta si affida a un&#8217;esperienza intima che presuppone lunghe e profonde meditazioni, e nel contempo desidera condividerle in parole vibranti di affetto autentico, cosa ormai rara in poesia: «E&#8217; dolce, amici, in questo chiaro giorno / trovarci insieme per dire parole» (<em>Approdi eterni</em>). La sua ricerca trae nutrimento dalla lettura, come si può riscontrare nella poesia rivolta a Dante «Ma tu riaccendi le mie forze» e dalla scrittura, in quanto crede nel permanere della parola che tuttavia richiede passione, umiltà, ascesi: «La gioia di un bel verso ti compensa / d&#8217;infinite amarezze» (<em>Un verso</em>). Molti sono i temi toccati nella raccolta che comprende tre sezioni (<em>Il tempo e la parola, Le vie</em> <em>della saggezza, Il dono della</em> voce) e in ogni poesia si ascolta una voce singolare e pura, che pare svelarci nel suo insieme una formula, il segreto del &#8220;come vivere&#8221;, come allontanare ogni pensiero in grado di farci disprezzare la vita. In cammino verso la saggezza egli affronta il senso dell&#8217;irreversibilità della condizione umana in postura d&#8217;attesa dinanzi alla «favola del poi» che non prevede affatto un&#8217;incosciente sospensione del dolore. Malgrado molti versi sulla gioia, sulla grazia, sulla bellezza, s&#8217;indovina qua e là una ferita, una leggera frattura. Ma mai dell&#8217;Essere per intero. La postura più saggia, dunque, è quella di un&#8217;attesa feconda, di &#8220;risveglio a se stesso&#8221;, poiché il poeta accetta di iscriversi, consapevole, nel tempo che a tutti è stato assegnato. Non vi sono in lui, ragioni di fughe, di abitare il gelo. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>(nota di Viviane Ciampi)</em> </p>
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		<title>NOUS LA MÉMOIRE &#8211; di Ana Rossi</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 23:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La mia poesia si mischia con gli arcani della mia storia personale, piccola goccia d&#8217;acqua nella mutevolezza del mondo, ed è ciò che cerco, poter toccare l&#8217;infinitamente piccolo e l&#8217;infinitamente grande in una sensualità di cose ritrovate al di là dei giudizi di valore, al di là di ciò che se ne dice, al di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/1e-couverture-nouslamemoire2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1341" title="1e-couverture-nouslamemoire2" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/1e-couverture-nouslamemoire2.jpg" alt="1e-couverture-nouslamemoire2" width="194" height="381" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/ana-en-pleine-lecture.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1372" title="ana-en-pleine-lecture" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/ana-en-pleine-lecture-300x225.jpg" alt="ana-en-pleine-lecture" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/bandiera-francese.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1820" title="bandiera francese" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/bandiera-francese.gif" alt="bandiera francese" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La mia poesia si mischia con gli arcani della mia storia personale, piccola goccia d&#8217;acqua nella mutevolezza del mondo, ed è ciò che cerco, poter toccare l&#8217;infinitamente piccolo e l&#8217;infinitamente grande in una sensualità di cose ritrovate al di là dei giudizi di valore, al di là di ciò che se ne dice, al di là del dominio sociologico del mondo. Da qui la creazione del senso, creazione di vita con gli attrezzi della lingua, creazione d&#8217;immaginario e di universi poetici il cui fervore rimanda a quei milioni di esseri incontrati durante il percorso, per taluni accompagnati in un pezzo più o meno lungo di strada&#8221;. </p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ma poésie se confond avec les arcanes de mon histoire personnelle, petite goutte d&#8217;eau dans la mouvance du monde, et c&#8217;est cela que je cherche, toucher l&#8217;infiniment petit et l&#8217;infiniment grand dans une sensualité des choses retrouvées au-delà des jugements de valeur, au-delà de ce qu&#8217;on en dit, au-delà de la maîtrise sociologique du monde. D&#8217;où la création du sens, création de vie avec les outils de la langue, création d&#8217;imaginaire et d&#8217;univers poétiques dont la ferveur renvoie à ces millions d&#8217;êtres rencontrés en chemin, pour certains accompagnés un bout plus ou moins long du chemin&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/ana-rossi-ma-poesie-se-confond-avec-les-arcanes-de-mon-histoire-personnelle1.doc">Ma poésie se confond avec les arcanes de mon histoire personnelle </a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/ana-rossi-ma-poesie-se-confond-avec-les-arcanes-de-mon-histoire-personnelle.doc"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/deux-poemesnous-la-memoire1-chant4-historiographies-premieresenvoi-a-vivianeciampiitalie.doc">D&#8217;après  <em>Nous la mémoire</em></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/03/cv-2009-anarossi-biobliographie.doc">Biobliographie</a><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Georgia&quot;,&quot;serif&quot;; mso-ansi-language: FR;" lang="FR"> </span></p>
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		<title>MADONNE E DONNE di Davide Puccini</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 00:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se certe voci di poeti ci sembrano così fraterne è perché riescono ad accedere all&#8217;impercettibile ferita esistenziale che accomuna gli uomini (poeti e non) e sanno indicarci senza darlo a vedere un (possibile) tracciato del vivere. Tra queste voci riconosciamo quella di Davide Puccini  che pare  attraversata dall&#8217;interrogativo ontologico a proposito del senso della vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/coperina-davide-puccini1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1092 alignnone" title="coperina-davide-puccini1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/coperina-davide-puccini1-195x300.jpg" alt="coperina-davide-puccini1" width="195" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/a2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1097" title="a2" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/a2-150x150.jpg" alt="a2" width="150" height="150" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/a.jpg"></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/foto-davide-puccini-buona1.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.italian-poetry.org/bandiera11.gif" alt="" width="68" height="50" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se certe voci di poeti ci sembrano così fraterne è perché riescono ad accedere all&#8217;impercettibile ferita esistenziale che accomuna gli uomini (poeti e non) e sanno indicarci senza darlo a vedere un (possibile) tracciato del vivere. Tra queste voci riconosciamo quella di <strong>Davide Puccini</strong>  che pare  attraversata dall&#8217;interrogativo ontologico a proposito del senso della vita e della morte, del fluire del tempo e dell&#8217;erosione delle cose: «TEMPO / disperazione gioia vita / tormento e fascino d&#8217;una partita / giocata con la sorte», (&#8220;sorte&#8221; che rimanda &#8211; per associazione &#8211; a &#8220;morte&#8221;).  L&#8217;ultima raccolta del poeta dà al lettore indicazioni già dal titolo: <em>Madonne e donne</em>. Lungi dall&#8217;essere una semplice descrizione, seppur piacevole di &#8220;quadri visti&#8221;, si presenta come un progetto di &#8220;diario dell&#8217;occhio&#8221; o &#8220;romanzo dello sguardo&#8221;; un viaggio intrigante tra sacro e profano dove Davide Puccini dà la sensazione di un &#8220;sorgere visuale improvviso&#8221; di qualcosa d&#8217;&#8221;altro&#8221;: «Stai ancora riflettendo / sull&#8217;inatteso annuncio ricevuto», recita un verso. Le percezioni sono minuziose, ricche di garbo e di senso. A piccoli tocchi, lungo tutto l&#8217;arco del &#8220;viaggio&#8221;, il poeta ci offre, a ben leggere tra i versi, un trattato di estetica e affronta una materia che va ben al di là dei pigmenti e della chimica.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(nota di Viviane Ciampi)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/ritratto-femminile.doc">Ritratto femminile &#8211; da Madonne e donne</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/nota-biobibliografica1.doc">biobibliografia</a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/nota-biobibliografica.doc"></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/foto-davide-puccini-buona.jpg"></a></p>
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		<title>TEVERE IN FIAMME di Alessio Brandolini</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 22:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[quarta Tevere in fiamme selezione Tevere in fiamme Alessio Brandolini è nato a Frascati nel 1958. Nel 1991 ha vinto la sezione inediti del “Premio Montale” con la silloge poetica L’alba a piazza Navona, pubblicata nel 1992 da Scheiwiller. Ha curato l’edizione italiana della raccolta poetica di Jorge Boccanera Sordomuta (tradotto con Verónica Becerril &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/ce-scappato-il-morto.docx"></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/tevere-in-fiamme1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-428" title="tevere-in-fiamme1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/tevere-in-fiamme1-199x300.jpg" alt="" width="198" height="226" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/01/quarta-tevere-in-fiamme.doc">quarta Tevere in fiamme</a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/quarta-tevere-in-fiamme1.doc"></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/01/selezione-tevere-in-fiamme.doc">selezione Tevere in fiamme</a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/selezione-tevere-in-fiamme.doc"><img src="http://www.italian-poetry.org/bandiera11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="background: white; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; color: #29303b; font-family: &quot;Georgia&quot;,&quot;serif&quot;;"><strong>Alessio Brandolini</strong> è nato a Frascati nel 1958. Nel 1991 ha vinto la sezione inediti del “Premio Montale” con la silloge poetica <em><span style="font-family: &quot;Georgia&quot;,&quot;serif&quot;;">L’alba a piazza Navona</span></em>, pubblicata nel 1992 da Scheiwiller. Ha curato l’edizione italiana della raccolta poetica di Jorge Boccanera <em><span style="font-family: &quot;Georgia&quot;,&quot;serif&quot;;">Sordomuta</span></em> (tradotto con Verónica Becerril &#8211; LietoColle, 2008; premio Camaiore 2008, sez. Internazionale). Organizza letture e incontri letterari, soprattutto con il gruppo I Libri In Testa, ed è redattore della rivista “Almanacco del Ramo d’Oro”. Ha ideato e coordina <em><span style="font-family: &quot;Georgia&quot;,&quot;serif&quot;;">Fili d’aquilone</span></em>, rivista web di “immagini, idee e Poesia”.</span></p>
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		<title>LA FORESTA AMAZZONICA di Màrcia Théophilo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 19:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[saggio]]></category>

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		<description><![CDATA[I guardiani della foresta   Màrcia Théophilo,  poeta e antropologa, è nata a Fortaleza e vive fra il Brasile e l&#8217;Italia. Vi sottoponiamo alcuni suoi testi di riflessione e di poesia sulla Foresta Amazzonica. &#8220;Nel mio lavoro ho cercato di fare una fusione tra memoria emotiva e memoria culturale, tra poesia e documentazione, tra mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 14.4pt; text-align: justify"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Georgia','serif';"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/01/i-guardiani-della-foresta.doc">I guardiani della foresta</a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 14.4pt; text-align: justify"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 14.4pt; text-align: justify"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Georgia','serif';"><strong>Màrcia Théophilo</strong>,<span>  </span>poeta e antropologa, è nata a Fortaleza e vive fra il Brasile e l&#8217;Italia. Vi sottoponiamo alcuni suoi </span><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Georgia','serif';">testi di riflessione e di poesia sulla Foresta Amazzonica.</span><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Georgia','serif';"> &#8220;Nel mio lavoro ho cercato di fare una fusione tra memoria emotiva e memoria culturale, tra poesia e documentazione, tra mondo arcaico e mondo contemporaneo, creando un tutt&#8217;uno in cui<span>  </span>queste materie si compenetrano. Penso però, che senza la poesia non si possa arrivare all&#8217;anima della foresta. L&#8217;antropologia è una disciplina che ha finito con il privilegiare gli oggetti e la cultura materiale. Io ho privilegiato il soggetto più leggero, l&#8217;anima, la poesia.&#8221; Màrcia Théophilo è nella lista di candidatura al premio Nobel per la letteratura. </span><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Georgia','serif';"><strong>Sito</strong>: <a href="http://www.theophilo-amazonia-e-poesia.info/index.html">http://www.theophilo-amazonia-e-poesia.info/index.html</a>, inserito nel sito dell’Unesco.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA MÉMOIRE ET LE SACRÉ di Elena Bono</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 22:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Elena Bono Elena Bono, poetessa, romanziera e drammaturga è nata a Sonnino, nel Lazio ma ha trascorso gran parte della propria esistenza a Chiavari. E’ considerata da molti una delle più importanti scrittrici viventi. Recentemente, come poetessa, è stata apprezzata anche nel Quebec. Presentiamo alcune sue poesie in versione bilingue.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/foto-elena-bono.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-552" title="foto elena bono" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/foto-elena-bono-296x300.jpg" alt="" width="218" height="237" /></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/11/elena-bono.docx"></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/elena-bono.docx"></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/01/elena-bono.doc">Elena Bono</a></p>
<p><a title="ELENA BONO : LA MÉMOIRE ET LE SACRÉ" href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/06/elena-bono-2.doc"><img src="http://www.italian-poetry.org/bandiera11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="background: white; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; color: #29303b; font-family: &quot;Georgia&quot;,&quot;serif&quot;;"><strong>Elena Bono</strong>, poetessa, romanziera e drammaturga è nata a Sonnino, nel Lazio ma ha trascorso gran parte della propria esistenza a Chiavari. E’ considerata da molti una delle più importanti scrittrici viventi. Recentemente, come poetessa, è stata apprezzata anche nel Quebec. Presentiamo alcune sue poesie in versione bilingue.</span></p>
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		<title>&#8220;FRAMMENTI DEL TEMPO NOSTRO&#8221; di Angelo Guarnieri</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 19:32:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Frammenti del tempo nostro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/01/frammenti-del-tempo-nostro.doc">Frammenti del tempo nostro</a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/11/frammenti-del-nostro-tempo.docx"></a></p>
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		<title>TRAINS D&#8217;ICI di Viviane Ciampi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 07:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[revue de l&#8217;imaginaire ferroviaire &#160; Trains-d&#8217;ici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/sito-des-rails.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-576" title="sito des rails" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2008/12/sito-des-rails.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a></p>
<p><span style="color: #ffffff;">revue de l&#8217;imaginaire ferroviaire</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/01/trains-d.doc">Trains-d&#8217;ici</a></p>
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