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	<title>Progetto Geum</title>
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	<description>Forme di espressione dell’ingegno letterario, scientifico, artistico e tecnologico. A Genova. In Europa. Nel Mondo.</description>
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		<title>IL LINGUAGGIO DEGLI ALBERI- la fotografia incontra la parola &#8211;</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 21:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia con testo]]></category>

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		<description><![CDATA[Accade di camminare per le strade di città o nei sentieri di campagna e di montagna e fare incontri silenziosi difficili da dimenticare. Sono gli incontri con gli alberi che, nel grande libro della natura hanno un ruolo di primo piano. Gli alberi, infatti, pulsano nel segreto delle nostre vite, a patto che sappiamo osservarli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/bandiera-francese1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7199" title="bandiera-francese1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/bandiera-francese1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Italia11.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7200" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Italia11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Il-linguaggio-degli-alberi-per-geum.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7949" title="Il linguaggio degli alberi per geum" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Il-linguaggio-degli-alberi-per-geum-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Accade di camminare per le strade di città o nei sentieri di campagna e di montagna e fare incontri silenziosi difficili da dimenticare. Sono gli incontri con gli alberi che, nel grande libro della natura hanno un ruolo di primo piano. Gli alberi, infatti, pulsano nel segreto delle nostre vite, a patto che sappiamo osservarli, ascoltarli nel loro misterioso “essere”. Allora varrebbe la pena conoscerli per nome, analizzarne le metamorfosi, individuarne la simbologia, toccarli, annusarli (ognuno, come gli umani ha il proprio odore), perché sono portatori di saggezza, per evitare sfocature mentali oppure come semplice esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Un grande scrittore e pittore come Carlo Levi fece dei veri e propri “ritratti” degli alberi che lo circondavano nella sua villa di Alassio, in particolare ulivi e carrubi. Per Levi, gli alberi erano non solo esteticamente belli da rappresentare ma divennero col tempo i protagonisti della sua opera, in quanto li percepiva come esseri immersi nella palpitazione del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora fece nascere il carrubo-donna, il carrubo-mostro, il carrubo-inferno-paradiso e via alberando…</p>
<p style="text-align: justify;">Così parla l’autore de Il Cristo si è fermato a Eboli: «Ritorno a questi tronchi contorti, rovesciati dal vento, pieni di antiche ferite, con la pelle grigia dei mostri arcaici, dove vivono funghi e insetti, erbe e licheni e gli uccelli nei nidi, e gli squarci del legno rossi di sangue vegetale simulano altre forme costellate di occhi». Gli artisti, i poeti, ci hanno sempre insegnato a vedere le cose, anche le più umili, le quali senza di loro passerebbero inosservate. Questo è il caso del poeta ligure Camillo Sbarbaro che diventò uno dei maggiori conoscitori di licheni di tutti i tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è dunque un guardare che va oltre il semplice atto di guardare? C’è un modo di penetrare nelle cose o nelle forme che ci circondano con occhi nuovi, lavati, trasparenti? Se riuscissimo nell’esercizio di flânerie, in quel camminare come sorta di ozio creativo, che ha poco a che fare con la semplice camminata ecologica, ci ritroveremmo a compiere un’esperienza poetica che potrebbe rivelarsi come una sorta di re-invenzione dello sguardo e del reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo album antologico sarà continuamente aggiornato poiché il flâneur (Lino Cannizzaro) e la flâneuse (la scrivente) scoprono quasi ogni giorno (giorni di pioggia compresi) sentieri scoscesi, boscaglie, parchi, mulattiere con dinastie d’alberi e arbusti saggi e folli, simpatici e scontrosi. Senza contare le sorprese delle piante sottocasa. Perché strano a dirsi, spesso, taluni fiori o piante, bocche roventi d’amore “naturaliter” esistono incolumi, in giardinetti improbabili, laddove ringhiano bussolotti di spazzatura e carte unte di focaccia. Talaltri si fanno erba voglio contentandosi di cedere all’ora estiva, amoreggiando celati alla vista del curioso. La parola dei poeti si è unita alla fotografia  e si fa udire, ben oltre la funzione emotiva, aperta a tutti i transiti vitali.</p>
<p style="text-align: justify;">Viviane Ciampi</p>
<p style="text-align: justify;">Fotografie di Lino Cannizzaro e Viviane Ciampi</p>
<p style="text-align: justify;">Per i versi utilizzati nell’iniziativa “Il Linguaggio degli alberi” si ringraziano le Case Editrici:</p>
<p style="text-align: justify;">Africa World Press, Anterem, Atelier, Autres Temps, Azimut, Bompiani, City Lights Italia, Costa &amp; Nolan, Crocetti, De Ferrari, Einaudi, Empirìa, Estuaire, Feltrinelli, Flammarion, Fondazione Carlo Levi, Frassinelli, Gallimard, Garzanti, Genesi editrice, I Gherigli, Grandi Tascabili Newton, Issimo / Il Vertice, Kowalski, L’arbre à paroles, L’atelier des Brisants, Lanore, Le Castor Astral, Les Dossiers d’Aquitaine, Le Lettere, Le Mani, Leméac, Liberodiscrivere, LietoColle, Mondadori, Noroît, Pagine, POL, Rizzoli, San Marco dei Giustiniani, Scheiwiller, Unes, Viennepierre, Internòs, CFR, Campanotto.</p>
<h3 style="text-align: center;">Per vedere l&#8217;album fotografico di questa iniziativa clicca su:</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/progettogeum/">http://www.flickr.com/photos/progettogeum/</a></h4>
<h2 style="text-align: center;"></h2>
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<h2 style="text-align: center;">L&#8217;album è costantemente aggiornato.</h2>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/HELLO.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-7220" title="HELLO" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/HELLO.gif" alt="" width="125" height="70" /></a></p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ffff00;">   <strong> 19 maggio 2012</strong></span></h1>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ffff00;"><strong>visualizzazioni:   241.034</strong></span></h1>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ffff00;"><strong>p</strong>unti contatto :      7.483</span></h1>
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		<item>
		<title>Il sito è aggiornato:  19 maggio 2012</title>
		<link>http://progettogeum.org/2012/03/25/il-sito-e-aggiornato-al-12-marzo-2012-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 00:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[amministrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[© TUTTI I DIRITTI RISERVATI © Le opere di questo sito non possono essere riprodotte,  modificate, pubblicate, trasmesse e inserite da nessuna parte senza la nostra autorizzazione scritta. © ALL RIGHT RESERVED© All material in my gallery MAY NOT be reproduced, copied, edited, published, transmitted or uploaded in any way without my permission Ad ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>© TUTTI I DIRITTI RISERVATI ©</strong><br />
<strong>Le opere di questo sito non possono essere riprodotte,  modificate, pubblicate, trasmesse e inserite da nessuna parte senza la nostra autorizzazione scritta.</strong></p>
<p align="center"><strong>© ALL RIGHT RESERVED© </strong><br />
<strong>All material in my gallery MAY NOT be reproduced, copied, edited, published, transmitted or uploaded in any way without my permission</strong></p>
<h3 align="center"><strong><em>Ad ogni fondo pagina cliccare su </em></strong><strong>next page</strong><strong><em> per visualizzare la pagina successiva</em></strong><strong></strong></h3>
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<h2 align="center"><strong>EVENTI -ÉVÈNEMENTS &#8211; EVENTS</strong></h2>
<p align="center">(per i dettagli consultare &#8220;Pages&#8221; a destra)</p>
<p align="center">(pour les détails consulter &#8220;Pages&#8221; à droite)</p>
<p align="center">(for details see &#8220;Pages&#8221; on the right)</p>
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<p align="center"><strong>*</strong></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Sàrmede: Le immagini della fantasia</title>
		<link>http://progettogeum.org/2012/03/24/sarmede-le-immagini-della-fantasia/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 20:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[illustrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[  Scuola Internazionale d’illustrazione – 30a Mostra Internazionale d’Illustrazione Stepan Zavrel È un mondo, quello dell’infanzia, da cui non ci si stacca mai veramente. Un libro illustrato (sia esso d’azione, d’avventura, favolistico) è sempre un amico fedele che permette di viaggiare con la mente, di scoprire storie meravigliose e palpitanti. Perché da quando il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/04/Italia1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7992" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/04/Italia1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p align="center"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Copertina-Sàrmede.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8002" title="Scuola Internazionale d’illustrazione – 30a Mostra Internazionale d’Illustrazione Št?pán Zav?el" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Copertina-Sàrmede-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<p align="center"><strong><strong> </strong></strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Scuola Internazionale d’illustrazione – 30a Mostra Internazionale d’Illustrazione Stepan Zavrel<br />
</strong></h3>
<p align="center"><strong><strong></strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È un mondo, quello dell’infanzia, da cui non ci si stacca mai veramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro illustrato (sia esso d’azione, d’avventura, favolistico) è sempre un amico fedele che permette di viaggiare con la mente, di scoprire storie meravigliose e palpitanti. Perché da quando il mondo è mondo ognuno ha bisogno di evadere dal quotidiano e di rifugiarsi nel mito, nel racconto fantastico, nella fiaba. Senza contare che per l’immaginazione del bambino, per la sua crescita, la scoperta dell’immagine è importante quanto l’apprendimento di nuove parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qualcuno si chiederà come nasce un libro illustrato? Qual è la differenza tra fiaba e favola? Come dialogano due arti diverse quanto l’immagine illustrata e la scrittura? Perché al bambino non è sufficiente leggere un testo scritto in assenza d’immagine? Che cosa significa “illustrare” e in particolare “illustrare per l’infanzia”? Che cosa accade nella mente del bambino che sta guardando un libro illustrato? Quali sono gli strumenti di uno scrittore per ragazzi?</p>
<p style="text-align: justify;">Per ottenere risposta a queste domande occorre recarsi nella città di Sàrmede, in provincia di Treviso che offre ogni anno la possibilità d’imparare il mestiere di illustratore per l’infanzia con docenti e artisti di fama internazionale, convegni, dibattiti  e invita il pubblico (grandi e piccoli) ad assistere a una delle manifestazioni più importanti a livello europeo sull’argomento. Non è un caso, quindi, che Sàrmede si sia meritata l’appellativo di “paese delle fiabe”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quest’anno l’occasione è ancora più ghiotta perché nella cittadina si festeggerà il trentesimo della <strong>Mostra  Internazionale</strong> <strong>d’Illustrazione per l’infanzia</strong> – Le immagini della fantasia (guidata da Leo Pizzol) in uno spazio nuovissimo denominato  <strong>Casa della Fantasia</strong> dal 28 ottobre 2012 al 20 gennaio 2013 &#8211; La Mostra avrà questa volta per tema: “Nel bosco della Baba Jaga, FIABE DALLA RUSSIA”. Gli artisti, come sempre, arriveranno da ogni parte del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro omonimo uscirà a cura di Franco Cosimo, Panini Editore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni circa i numerosi laboratori e appuntamenti (che si prolungano anche durante l’anno a Sàrmede o in modo itinerante al di là della Mostra) si consiglia di scrivere a:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="mailto:info@sarmedemostra.it">info@sarmedemostra.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">www.sarmedemostra.it</p>
<p style="text-align: justify;">Tel.  +39 0438 959582  -  Fax 39 0438 582780</p>
<p style="text-align: justify;">Le illustrazioni qui riprodotte si riferiscono al catalogo  n. 29 Sàrmede 2011  <em>Le Immagini della Fantasia.</em></p>
<p><strong>Nota di Viviane Ciampi</strong></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/04/Sàrmede-foto-1-Iban-Barrenetxea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7995" title="Sàrmede foto 1  Iban Barrenetxea" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/04/Sàrmede-foto-1-Iban-Barrenetxea-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="center">Illustrazione di Iban Barrenetxea</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Sàrmede-foto-4-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8016" title="Sàrmede foto 4" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Sàrmede-foto-4--300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="center">Illustrazione di Cecilia Varena</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Sàrmede-foto-5-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8017" title="Sàrmede foto 5" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Sàrmede-foto-5--221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="center">Illustrazione di Giuliano Ferri</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Laura Simeoni &#8211; Fiabe e leggende del Montello</title>
		<link>http://progettogeum.org/2012/03/23/laura-simeoni-fiabe-e-leggende-del-montello/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 20:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[fiabe e leggende]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160;   Laura Simeoni è nata incidentalmente a Treviso il 24 agosto 1962 ma in realtà si sente cittadina del mondo. Giornalista free lance, scrive libri e ama fate, folletti, anguane ed altri esseri misteriosi, che si svelano quando ci si immerge nella natura tra alberi secolari e fiori multicolori. Collabora, tra l&#8217;altro, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/04/Italia11.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-8043" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/04/Italia11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Foto-di-Laura-Simeoni.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8065" title="Foto di Laura Simeoni" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Foto-di-Laura-Simeoni-225x300.jpg" alt="" width="153" height="204" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Laura Simeoni è nata incidentalmente a Treviso il 24 agosto 1962 ma in realtà si sente cittadina del mondo. Giornalista free lance, scrive libri e ama fate, folletti, anguane ed altri esseri misteriosi, che si svelano quando ci si immerge nella natura tra alberi secolari e fiori multicolori. Collabora, tra l&#8217;altro, con il quotidiano triveneto &#8220;Il Gazzettino&#8221; e con la Mostra internazionale d&#8217;illustrazione per l&#8217;infanzia di Sarmede, battezzato &#8220;Il paese della fiaba&#8221;. Scrive libri per chi non ha perduto il cuore bambino, ma si occupa anche di temi sociali. Nella collana Ciclamini della casa editrice Santi Quaranta ha pubblicato quattro libri di &#8220;Fiabe e leggende&#8221; dedicate a: Piave, Montello, Sile (Treviso) e Vicenza. Altri lavori: Fiabe della natura: piccole storie di fiori e animali lungo la Brenta, con acquerelli di Amelia Vargiu. Edizioni curate dal Centro internazionale Civiltà dell&#8217;acqua e dalla Provincia di Venezia. Frammenti di Vita a cura dell&#8217;Israa, Istituto per i servizi di ricovero e assistenza anziani, edizioni scientifiche Vega, Studioplast: un viaggio lungo 30 anni ed ha realizzato un video/libro dedicato all&#8217;antico mestiere del Carbonaio per il Museo etnografico di Zoppè di Cadore (Bl).</p>
<p> <a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Copertina-Laura-Simeoni1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8074" title="Copertina Laura Simeoni" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Copertina-Laura-Simeoni1-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">     Un tempo non troppo lontano si credeva che la capacità di meravigliarsi fosse solo appannaggio dei bambini e che, una volta divenuti adulti, dovessero abbandonare questa predisposizione d’animo ritenuta un ostacolo alla vita reale.</p>
<p style="text-align: justify;">       E dire che per Platone, la prima qualità  del filosofo era proprio questa predisposizione&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">      Al di là di tutte le teorie, è pur vero che le fiabe e le leggende popolari, risvegliano in noi  –  noi, perduti nella realtà che talvolta ci sta stretta – la voglia di ricreare quel “paradiso minimo, meraviglioso e sognante, nel quale ogni persona desidererebbe abitare”.</p>
<p style="text-align: justify;">     La scrittrice e giornalista <strong>Laura Simeoni</strong> ravvisa nel Montello, una splendida collina di terra rossa tra la Piave e le Prealpi Venete Orientali, “una piccola utopia silvestre, <em>imago rustica</em> di una terra calda e lucente”. E il fascino della collina deriva anche da una vegetazione di castagni, querce, roveri e acacie che si raccolgono sotto la luce viola di certi tramonti incantati ma ai quali si addicono – si presume – tutti i colori della gamma.</p>
<p style="text-align: justify;">      Il Montello detto anche “piciolo monte”, collina di frutti e di tombe, fu anche teatro di drammi durante i combattimenti del primo conflitto mondiale tra le truppe italiane e quelle austro-ungariche. Questo per la grande storia.</p>
<p style="text-align: justify;">      Per la piccola storia invece, è luogo ideale di gnomi e angioli, folletti e fatine, del terribile Basilisco (che troviamo in molte altre regioni), dei draghi, degli orchi, delle bellissime anguane ‘quasi’ fanciulle dai capelli d’alga che fanno giungere la loro voce melodiosa agli uomini, distratti da ebbrezze solitarie, i quali neanche a dirlo, restano ammaliati da cotanta seduzione.</p>
<p style="text-align: justify;">     Così la scrittrice “elficologa” (per usare un termine coniato dallo scrittore francese Pierre Dubois) fa circolare le sue storie raccolte, immaginiamo, <em>de</em> <em>bouche à oreille</em>, bocche e orecchie degli anziani, formidabili archivi e ormai unici proprietari del ‘sognabile’, i quali avrebbero sempre molto da raccontare se solo ponessimo le buone domande.</p>
<p style="text-align: justify;">       Ella s’inoltra nei labirinti infiniti, nei pozzi, nelle grotte dove scivola l’infanzia che vibra che vorrebbe non finire mai, perché non smette di crescere l’erba-voglio. Ma la Simeoni lo fa con il gusto del superlativo e il candore di chi racconta una storia d’<em>enchantement</em>. Parola schietta e di vertigine. Il lettore – anche adulto –  si riconosce e riconosce i suoi antichi e acuti gridi, di sorpresa e di paura. Si meraviglia e questa meraviglia non sarà mai uno stato d’animo nocivo, anzi, lo porterà a riflettere sul faticoso rapporto tra uomo e natura, sul senso del Sacro, sul bene e sul male, mentre la sua sordità alla bellezza potrebbe soccombere.</p>
<p style="text-align: justify;">      Per fortuna scrittori, studiosi raccoglitori di leggende popolari come Laura Simeoni, ci fanno sperare che le fiabe, le favole, i racconti tramandati, insomma l’influsso combinato di reale e immaginario abbiano ancora lunghi giorni davanti a sé.</p>
<p><strong>Nota di Viviane Ciampi</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>VI INTRECCERÒ IN ETEREE COLLANE</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 00:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[traduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Intervista a Giuseppe Ierolli attorno all’opera di Emily Dickinson &#160; Curioso destino quello di Emily Dickinson (1830-1886), nata ad Amherst nel Massachussets da una famiglia  agiata, autrice di un’opera immensa (circa 1800 poesie di cui solo dodici pubblicate, anonime, in vita) e riconosciuta oggi una voce tra le più alte della poesia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"></h2>
<h2 style="text-align: center;"></h2>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Copertina_Antologia_Dickinson_600x9123.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7859" title="Copertina_Antologia_Dickinson_600x912" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Copertina_Antologia_Dickinson_600x9123-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a></p>
<h2 style="text-align: center;">Intervista a Giuseppe Ierolli attorno all’opera di Emily Dickinson</h2>
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<p style="text-align: justify;">Curioso destino quello di Emily Dickinson (1830-1886), nata ad Amherst nel Massachussets da una famiglia  agiata, autrice di un’opera immensa (circa 1800 poesie di cui solo dodici pubblicate, anonime, in vita) e riconosciuta oggi una voce tra le più alte della poesia di tutti i tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerata eccentrica dalla ristretta comunità dove abitava (si pensi all’America puritana del tempo) chiamata di volta in volta ‘la santa’, ‘la mistica’, ‘la strega’ ma di certo baciata dalla Musa, Emily visse gran parte della sua esistenza in modo appartato e solitario nella sua stanza tracciando una misteriosa e immaginaria circonferenza infuocata tra lei e il mondo per dedicarsi al suo unico vero amore: la poesia. Questo amore diventò in seguito una passione folle, definitiva, da cui ella seppe trarre versi travolgenti, vertiginosi, di suprema eleganza e metafisico stupore che sono ancora oggi oggetto di studio da parte di traduttori e critici.</p>
<p style="text-align: justify;">Le poesie della ‘dama bianca’ (E.D. vestiva quasi sempre di bianco) furono trovate dalla sorella Lavinia dopo la sua morte, poi consegnate agli editori. Ma come accade per molti artisti geniali, più passa il tempo, più si moltiplicano i lettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben vengano, quindi, quei traduttori che tentano di decifrarne l’unicità, malgrado le difficoltà che tale lavoro richiede.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno di questi è Giuseppe Ierolli che ha dedicato nove anni della sua vita con monomaniaca tenacia all’opera della poeta americana, aggiungendo un corposo apparato di note di lettura. Queste note, per la loro limpidezza sono piccoli diamanti di ‘comprensione’ che dischiudono alcuni codici segreti. Alcuni, non certo tutti, come dev’essere in poesia: “[…] ma in fondo al volume” scrive Ierolli nella sua introduzione al libro <em>Vi intreccerò in eteree collane</em> (Ed. Fili d’aquilone) “ ho aggiunto il viottolo delle note, parallelo e secondario, che non vuole certo ‘spiegare’ i versi della Dickinson, ma solo spiegare il perché delle scelte che ho fatto”.</p>
<p style="text-align: justify;">“I Poeti non accendono che Lumi &#8211; / Loro &#8211; se ne vanno -  / Gli stoppini che stimolano &#8211; / Se di Luce vitale // S’imprimono come fanno i soli &#8211; / Ogni Età una Lente / Che dissemina la loro / Circonferenza -” Scrive Emily.</p>
<p style="text-align: justify;">[…] “non a caso una delle parole che ricorre più spesso nei suoi versi, talvolta anche non detta, è <em>circumference</em>&#8221; dice ancora Giuseppe Ierolli nell’introduzione, “un perimetro circolare che può essere solo percorso, che non indica mai un traguardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno a questa circonferenza mi sono aggirato per trovare una strada parziale da percorrere, e mi sono reso conto che mi sarei perso se non avessi provato a districarmi tra tutti quei fili apparentemente di uguale spessore, cercando di individuarne alcuni da far emergere per una loro qualche peculiarità, per trovare una strada parziale ma riconoscibile”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>  </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Traducendola si può dire che hai avuto una “convivenza” di circa nove anni con E.D. ti sarai  fatto un&#8217;idea di lei sia come donna sia come poeta&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Potrei definirla, molto succintamente, una donna-poeta, nel senso che la sua ipersensibilità personale, nei rapporti umani ma anche, ovviamente, nei confronti delle emozioni suscitate dalla natura che la circondava, delle domande che si poneva continuamente, le imponeva la scrittura come una sorta di necessità, un modo per cercare di rispondere a se stessa meglio di quanto potesse fare con la sola riflessione intima; ma questa necessità era anche un modo di comunicare con gli altri, come si vede particolarmente nelle lettere (che corredava spessissimo con i suoi versi), e anche di comunicare con chi sarebbe venuto dopo di lei, visto che in molti punti si legge chiaramente la sua incrollabile fiducia nella sopravvivenza della sua poesia, come dice in due versi di una delle sue poesie più famose (&#8220;Questa è la mia lettera al Mondo&#8221;): &#8220;Il suo Messaggio è affidato / A Mani che non posso vedere -&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se dovessi parlare in percentuale, quante di queste poesie ti hanno tolto il sonno per difficoltà di traduzione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pochissime. O meglio, per pochissime ho incontrato delle difficoltà di traduzione vere e proprie. Per moltissime, invece, avevo a disposizione molte possibilità, e proprio la scelta tra queste possibilità (questo, sì, mi ha tolto di frequente il sonno) era la parte più bella del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai tradotto confrontandoti di continuo ad altre precedenti traduzioni o tenendole a distanza per non esserne influenzato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre tenuto sulla scrivania tutte le traduzioni italiane che sono riuscito a procurarmi (e nel corso del tempo le ho consultate praticamente tutte). Non ho mai avuto il timore di esserne influenzato, o meglio, il fatto di subire influenze di questo tipo mi faceva semmai piacere. Molto spesso traducevo in un modo, e poi la letture di altre versioni mi conduceva a scelte diverse dalla mia, ma anche diverse, o addirittura opposte, a quella che in quel momento mi stava &#8220;influenzando&#8221;. L&#8217;ho sempre considerato uno stimolo, un approfondimento, un modo per non fossilizzarmi. Il testo originale era il punto fermo, le traduzioni degli altri erano spunti molto utili per capire il viaggio che le parole fanno da una lingua all&#8217;altra, un viaggio che ha un punto di partenza ben definito, ma un punto di arrivo sempre sfumato, ondivago, inafferrabile; e conoscere i punti di arrivo degli altri è senz&#8217;altro utile per decidere di volta in volta quale debba essere il proprio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La solitudine, per non dire la reclusione, divenne ad un certo punto della vita di E.D. assoluta necessità del suo lavoro creativo… Vi sono altre spiegazioni a questo misterioso isolamento?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Direi che spiegazioni concrete e verificabili non ce ne sono. Anche considerare la reclusione come una necessità per il suo lavoro creativo può essere sbagliato, perché è una &#8220;reclusione&#8221; riferibile più o meno agli ultimi vent&#8217;anni della sua vita, quando, almeno secondo le ricostruzioni cronologiche delle due edizioni critiche, aveva già scritto circa i due terzi delle poesie che conosciamo. Naturalmente mi sono chiesto molte volte il perché di una scelta così particolare, ma forse la riposta più giusta è nella famosa frase di Socrate: &#8220;So di non sapere&#8221;; le ragioni possibili sono tante, ma ci dobbiamo rassegnare a non sapere quella vera. In verità, c&#8217;è anche un altro mistero nella vita di E.D., l&#8217;identità del destinatario di tre lettere, probabilmente mai spedite, ritrovate tra le sue carte dopo la sua morte. Tutte e tre sono indirizzate a un misterioso &#8220;Master&#8221; che non è mai stato identificato con certezza; anche in questo caso l&#8217;unica certezza è l&#8217;incertezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La metamorfosi di una persona attraverso la poesia è singolare. Forse desta meraviglia o addirittura paura. Come venne percepito questo fatto alla pubblicazione dell’opera?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La prima antologia, curata da una conoscente molto particolare, Mabel Loomis Tood, che era stata anche amante del fratello, e da Thomas Higginson, un critico letterario con il quale ebbe una corrispondenza ventennale di straordinario interesse, fu pubblicata nel 1890, quattro anni dopo la sua morte. Ebbe subito un notevole successo, tanto che seguirono subito dopo altre due antologie con gli stessi curatori. L&#8217;impatto fu subito positivo; anche se i curatori avevano ammorbidito molto le asprezze dei suoi versi (la prima edizione critica basata sui manoscritti è del 1955), la novità fu subito percepita, anche se nelle recensioni coeve si legge una sorta di sconcerto, come se i lettori fossero insieme attratti e respinti da quei versi talvolta rarefatti, talvolta talmente densi da togliere il respiro, sempre pieni di immagini inconsuete, tanto da far pensare a una fantasia praticamente inesauribile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale fu il punto più alto della sua produzione creativa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Difficile dirlo. Dal punto di vista temporale, gli anni in cui scrisse in modo più intenso (sempre tenendo conto della difficoltà di stabilire una cronologia precisa) sono quelli che vanno dal 1861 al 1865, dei quali ci sono rimaste circa mille poesie (più di metà del totale). Per quanto riguarda la qualità, è sempre altissima; molti hanno cercato di individuare dei periodi di eccellenza, ma io preferisco guardare alle sue poesie come a un discorso ininterrotto, una sorta di lungo poema in cui si affollano temi diversi, riflessioni talvolta contraddittorie, domande che attraversano quasi tutta la sua vita All&#8217;inizio dell&#8217;introduzione all&#8217;antologia ho scritto: «Scegliere tra le quasi milleottocento poesie di Emily Dickinson non è facile per un motivo molto semplice: non esiste una poesia per la quale si possa dire “questa si può tralasciare, non aggiunge nulla a quello che già si può trovare in altre”.»; è il giudizio che ritengo più adeguato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di lei si disse che era dolce, buona; oppure perversa, cattiva, sarcastica, pervasa da passioni proibite (se consideriamo l’America puritana di allora)  ed anche abitata da voci. Traducendo, si entra nell’intimo di un poeta. E allora chissà quante leggende da sfatare…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Più che da sfatare, direi che sono da prendere con le molle. Il mistero della reclusione, il possibile lesbismo, gli amori veri o presunti, i problemi di nervi, l&#8217;amore tardivo per il giudice Lord, per il quale la cognata Susan la accusò di sfacciataggine, sono tutte cose possibili, con probabilità  più o meno alte, ma, come sempre quando abbiamo che fare con personaggi morti da tempo, e sui quali le testimonianze dirette sono scarse o poco attendibili, dobbiamo accontentarci di fare ipotesi e, in definitiva, di leggere quello che hanno scritto, per cercare di capirli nell&#8217;intimo più che nelle manifestazioni esteriori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nove anni di lavoro attorno a un poeta. Può capitare che il traduttore provi momenti di vuoto o di noia, di fronte a un lavoro che pare non finire mai?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Posso dire che a me non è mai capitato, anzi mi è capitato il contrario. Talvolta non vedevo l&#8217;ora di trovare il tempo per rimettermi a tradurre, per risolvere problemi che mi ronzavano in testa, per stupirmi della ricchezza delle parole che avevo di fronte. Ma c&#8217;è da dire che io traducevo per mio diletto, senza nessuna costrizione temporale; ovviamente per un traduttore di professione, che di solito non sceglie chi e che cosa tradurre, il discorso può essere molto diverso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali erano le sue ossessioni, i suoi miti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sua ossessione principale era sicuramente il desiderio di cogliere il mistero della morte, non tanto in senso metafisico, ma molto concreto: riuscire a capire esattamente che cosa avviene in quell&#8217;istante così sfuggente in cui una persona smette di vivere e si consegna al mistero del dopo. Ne abbiamo testimonianza in alcune lettere e poesie, nelle quali si arrovella intimamente, ma fa anche domande a qualcuno che ha assistito a una morte, per sapere, ovviamente senza nessun risultato, se ci sia stato un qualche segno che potesse aiutarla a capire che cosa si prova in quel momento. Per quanto riguarda i suoi miti, c&#8217;erano alcuni scrittori (Shakespeare in primis, e poi Dickens, George Eliot, Elizabeth Barrett Browning, Charlotte ed Emily Brontë) e soprattutto la natura, in tutte le sue manifestazioni. Piante, animali, albe, tramonti, tempeste, mari, montagne, vulcani, fiori, sono praticamente onnipresenti nelle sue poesie. Per finire, una piccola annotazione: prima ho parlato della morte, ma forse uno dei versi più belli di E.D., quello che, almeno a me, fa sentire un brivido, fa venire la pelle d&#8217;oca, ogni volta che lo leggo o lo penso, è un assoluto inno alla vita, al &#8220;giorno&#8221; come simbolo della vita contrapposto alla notte-morte. È in una delle sue poesie più famose, quella che inizia con &#8220;Good Morning &#8211; Midnight&#8221; (&#8220;Buongiorno &#8211; Mezzanotte&#8221;); il verso è &#8220;You &#8211; are not so fair &#8211; Midnight -&#8221; (Tu- non sei così bella &#8211; Mezzanotte&#8221;), e viene dopo altri quattro versi memorabili, in cui l&#8217;immagine del giorno-vita è il sorgere del sole: &#8220;Posso guardare &#8211; dai &#8211; / Quando è Rosso ad Oriente? / Le Colline &#8211; hanno un aspetto &#8211; allora &#8211; / Che fa traboccare &#8211; il Cuore -&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come ha fatto una donna solitaria, in fondo autodidatta, a inventare la “modernità” in poesia. Qual è il segreto di tanta veggenza?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una domanda alla quale è praticamente impossibile rispondere. In una lettera a Higginson del 1862 scrisse: &#8220;Per diversi anni, il Dizionario &#8211; fu il mio solo compagno&#8221; e forse qui si può trovare una delle tante risposte possibili: la sua incessante ricerca della parola giusta, della parola che riuscisse a racchiudere, in un involucro esiguo ma capace di espandersi all&#8217;infinito, ciò che in quel momento aveva intenzione di esprimere. Certo, questo sforzo non sarebbe bastato, altrimenti sarebbe sufficiente immergersi in un dizionario per scrivere capolavori, ma quel qualcosa in più che ci vuole per essere un poeta è un mistero che probabilmente nessuno riuscirà mai a svelare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E.D. non volle mai pubblicare. Se ne conoscono i motivi? Per chi e per cosa scriveva? Per se stessa? Per la posterità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I primi due versi di una poesia del 1863 sono &#8220;Pubblicare &#8211; è la Vendita all&#8217;Asta / Della Mente dell&#8217;Uomo -&#8221;, e la poesia si conclude così: &#8220;&#8230; non ridurre lo Spirito Umano / Al Disonore del Prezzo -&#8221;; questa è forse la risposta più semplice, più immediata, visto che viene direttamente da lei. Sul perché scrivesse, e sui destinatari che aveva in mente, ho detto qualcosa nella risposta alla prima domanda. Fu sollecitata più volte a pubblicare qualcosa dalla sua concittadina Helen Hunt Jackson, una scrittrice abbastanza famosa all&#8217;epoca, che aveva avuto alcune sue poesie da Higginson, ma fu sempre elusiva e non dette mai il suo consenso. E rifiutò sempre anche i reiterati inviti di Higginson ad andarlo a trovare a Boston, dove l&#8217;avrebbe introdotta nei circoli letterari di quella città. Sono interessanti alcune sue parole in una lettera a Higginson, che, all&#8217;inizio della loro corrispondenza, l&#8217;aveva consigliata di aspettare a pubblicare: &#8220;Sorrido quando lei mi suggerisce di aspettare a &#8216;pubblicare&#8217; &#8211; essendo ciò estraneo ai miei pensieri, come il Firmamento a una Pinna &#8211; Se la fama mi appartenesse, non potrei sfuggirla &#8211; se non fosse così, il giorno più lungo sarebbe quello del mio inseguimento&#8221;. Quel &#8220;Se la fama mi appartenesse, non potrei sfuggirla&#8221; sembra una riflessione sui tempi lunghi che lei probabilmente riteneva ci volessero per rendere evidente la grandezza dei suoi versi, e anche altri accenni, in lettere e poesie, ci fanno capire come rifuggisse da quello che potremmo chiamare l&#8217;agone letterario, come se volesse dire: &#8220;Io devo solo scrivere, e per ora lo faccio per me stessa e per qualcuno che conosco (i destinatari delle sue lettere); il futuro (le &#8220;mani che non conosco&#8221; che ho citato prima) deciderà se i miei versi varranno la pena di essere letti.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altri traduttori dicono che le poesie di E.D. in apparenza più chiare sono le più difficili da tradurre. Confermi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Direi di no. Io ho sempre tradotto le sue poesie dopo averle lette più volte e dopo essermi convinto di averne interpretato, a mio modo naturalmente, il senso. È questa la fase che di solito è durata di più; ovviamente le poesie più oscure, quelle dove la sintassi è così frammentata da rendere più difficile interpretare compiutamente il significato, o i diversi significati possibili, di ciascuna parola, sono state quelle che mi hanno dato più problemi. Una volta superata questa fase, la traduzione vera e propria non presentava difficoltà legate alla chiarezza iniziale, ma quelle proprie di ogni traduzione, specialmente in versi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché si sceglie di dedicare molti anni della propria vita (quasi un sacerdozio) a un poeta reputato pressoché intraducibile?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla reputazione di intraducibilità di E.D. non sono affatto d&#8217;accordo, O almeno, non la trovo più difficile da tradurre di altri poeti di lingua inglese. Come per tutti i grandi poeti, i versi di E.D. sono ricchissimi di significati, e questo naturalmente aumenta la difficoltà di renderli in un&#8217;altra lingua mantenendone la ricchezza. Ma, appunto, è un problema che riguarda la traduzione poetica in generale. Sulla scelta di dedicarle tanto tempo, posso dire che non è stata una scelta voluta fin dall&#8217;inizio. Ho cominciato a tradurla perché leggendo i suoi versi mi sono accorto che un approfondimento vero sarei riuscito a raggiungerlo solo sezionandone ogni parola, e quale modo migliore di farlo se non quello di tradurle? Così ho cominciato, e man mano mi sono reso conto di non provare mai noia, di non leggere mai qualcosa di già detto, e questo mi ha fatto andare avanti in modo naturale, senza che mi sia mai chiesto quanto tempo ci sarebbe voluto. È la stessa cosa che mi è capitata nel 2009, quando ho cominciato a tradurre le opere di Jane Austen. Sono passati tre anni e ci sto ancora lavorando; la materia prima è molto diversa, ma l&#8217;entusiasmo è lo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti senti più solo adesso, a lavoro ultimato o piuttosto “deliver” come direbbe Emily, parlando della poesia come di un parto… </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Direi nessuna delle due cose. Aver tradotto tutto quello che ha scritto mi ha permesso di &#8220;immagazzinare&#8221; nel mio cervello i suoi versi, ma anche le sue lettere, che non sono meno interessanti; è un lavoro che mi ha arricchito, che mi ha permesso per lungo tempo di &#8220;frequentare&#8221; una persona morta da più di un secolo, che mi permette di tornare molto spesso sulle sue parole come si fa con quelle di una persona che si conosce o che si è conosciuta. E aver frequentato una persona come lei, anche dopo che l&#8217;assiduità si è diradata, non ti fa certo sentire più solo, anzi. Quanto a &#8220;deliver&#8221;, non ho mai pensato a qualcosa del genere; se di &#8220;parto&#8221; si può parlare, io non ho mai conosciuto le doglie, ma solo la soddisfazione di essermi addentrato in profondità in un mondo che valeva la pena di conoscere intimamente, un primo passo che mi ha permesso di assaporarne tutti gli ingredienti, o almeno quelli che ho colto, e di trovare anche dopo sapori nuovi, a ogni rilettura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Intervista di Viviane Ciampi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giuseppe Ierolli</strong> (1953) è nato e vive a Roma. Ha dedicato circa nove anni della sua vita alla traduzione di tutte le poesie e le lettere di Emily Dickinson, disponibili, insieme ai testi originali, nel sito web emilydickinson.it</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vi intreccerò in eteree collane</em>  &#8211; Ed. Fili d&#8217;aquilone,  Roma 2012 - pagg. 155, € 13</p>
<p style="text-align: justify;">www.efilidaquilone.it</p>
<p style="text-align: justify;">info@efilidaquilone.it</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Lucetta Frisa &#8211; L&#8217;emozione dell&#8217;aria</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 19:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Italia1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7916" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Italia1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
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<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Foto-Lucetta-Frisa.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8133" title="Foto Lucetta Frisa" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Foto-Lucetta-Frisa-225x300.jpg" alt="" width="178" height="238" /></a></p>
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<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/copertina-lucetta-frisa-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7920" title="copertina lucetta frisa" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/copertina-lucetta-frisa-1-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;">La lettura di certi libri, non solo ritempra e rende leggeri, ma somiglia all’ascolto di un concerto di Mozart: le note ci regalano le chiavi che hanno condotto il creatore a inventare un mondo. Questo fenomeno, si sa,  ha a che fare non soltanto con la poetica ma con la mistica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo nato dalla penna della poeta ligure Lucetta Frisa, <em>L’emozione dell’aria</em> (Ed. CFR) va inteso come un libro “non concluso” e non perché contenente al suo interno dei difetti, delle mancanze o delle approssimazioni; piuttosto perché propone un discorso che si prolunga nel tempo, che produce effetti ondulatori nella mente di chi legge, che non può, non deve avere fine essendo un viaggio nella percezione, in un continuum di “voci / voli / fiato / di chi ama o muore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo “oggetto non identificato”<strong>¹ </strong>nasconde tra i versi, il motto <em>De la musique avant toute chose </em>e parecchie domande sottese: come funziona la tastiera della sensibilità umana e come si passa dalla pura sensibilità alla coscienza? Come può la scrittura rendere conto dell’emozione musicale? Come cogliere l’intima musica della natura, la musica cosmica? Come immaginare la nota prima e dopo la prima nota? È possibile aprire il corpo della musica per carpirne il segreto, così come certe bambine spaccano o scuciono il corpo delle bambole per capire con quale interno meccanismo cantano, piangono e ridono?</p>
<p style="text-align: justify;">A volte l’effetto è abbagliante: “Si dovrebbe solo obbedire / obbedire a un unico ritmo / bianca linea e nient’altro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sacha Guitry<strong>²</strong>  parlando del più grande dei musicisti usò una <em>boutade </em>diventata famosa: “Ascoltando Mozart, il silenzio che segue è ancora Mozart”. Ma quando parliamo di silenzio, di che silenzio si tratta?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucetta Frisa</strong>, sull’argomento ha una visione molto precisa: “Non esiste il silenzio  Risuona anche ciò che è morto / Seme sepolto rifiorisce si farà riascoltare”. Aprendo uno spiraglio del suo laboratorio poetico a Gianmario Lucini, editore e prefatore di questo libro, l’autrice confessa il suo amore per la poesia che “non bara con le parole”, e ancora una volta ce la restituisce autentica: “Dove si va / oltre la verità / si bussa a quelle porte celesti / che non aprono / non possono aprirsi più / perché l’oltre è finito / e tra paradiso e inferno / c’è un millimetro.”</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti il lettore si trova di fronte non a un poemetto coeso o “a tesi”, bensì dinnanzi a una meditazione, a tratti interrotta da una<em> mise en écoute</em> o <em>mise en dialogue</em> tra poesia e musica. Due arti che si rispecchiano, per meglio smarrirsi e ritrovarsi, che rendono migliore il presente e (si spera) meno fragile la notte.</p>
<p style="text-align: justify;">A tratti, la poesia pare farsi da parte di fronte alla musica. Forse, perché Frisa, che è anche traduttrice sa bene che la musica, non ha bisogno del traduttore? No, lei crede troppo in quella cosa strabiliante e faticosa chiamata poesia, che deve contenere oltre al pensiero, ritmo, pause, armonia. Ma è consapevole che troppe parole sono gettate nell’aria mentre, in verità, “il nostro destino è risuonare”. Allora come dimenticare che “La musica / desiderio senza parole / annuncia / allude / elude /spacca l’opaco”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le voci s’incrociano nello spazio e nel tempo e “spacca l’opaco” ci riporta al famoso verso “Spacca l’allodola  &#8211; e troverai la musica” scritto da Emily Dickinson (di cui L.F. fu traduttrice anni addietro).</p>
<p style="text-align: justify;">La creazione, pare indicarci, fluisce allo stesso modo in cui l’aria passa attraverso il flauto per trasformarsi in nota.  E la musica, per chi ha il potere di ascoltarla nella propria lingua interiore, è data come il miglior modo, per un poeta, di affrontare il passaggio, anche se: “Poi ci abbandona / si effonde / ne resta // un po’ nel fiato.” E qui viene ancora in mente Emily Dickinson: “Dying at my music! / Bubble! / Bubble! / Hold me till the Octave‘s run!” (“Morire alla mia musica! / Ribolli ! Ribolli / Tienimi finché l’Ottava corre”).</p>
<p style="text-align: justify;">Andando a ritroso nel percorso poetico di Lucetta Frisa, si osserva come ella oscilli simile a un’altalena tra veglia e sonno, vita e morte, racconti d’infanzia e fughe a perdifiato. La sua musica preferita è e rimane quel metronomo chiamato cuore. In un libro precedente<strong>³</strong> scrive: “Respiriamo una nota / prima e dopo un suono grande. / La partitura è questa: / il cuore nel battito ha una regola – / tutto il resto è <em>impromptu</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo allora che la musica riempia l’aria, che insista come culla di giardini interiori, di vegetazioni mentali…</p>
<p style="text-align: justify;">Il poeta (quando poeta è) ne capisce l’assoluta necessità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni pagina de <em>L’emozione dell’aria</em> comporta non una descrizione musicale (il che farebbe perdere vigore al libro), ma l’esecuzione d’un misterioso spartito (con tutta l’ambiguità che la parola “esecuzione” comporta). Le poesie possono essere lette ascoltando la nostra voce-musica interiore. Oppure, vanno prese come invito alla lettura-ascolto con la musica che spazia da Ravel a Couperin, da Messiaen a Debussy, da Bartòk a Piazzolla, da Coltrane a Monk… Tra l’altro (mi si perdoni l’incursione nella cosiddetta canzonetta) questa larga apertura al Jazz smentisce il raffinato cantautore Paolo Conte che con ironia canta “le donne odiavano il jazz / non si capiva il motivo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro obbliga il lettore a porsi una nuova domanda, forse più lieve: per leggere, per creare, occorre il silenzio o è indispensabile la musica? Ognuno darà, immagino, una risposta diversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che importa, in fondo, è il richiamo alla capacità di percepire; una finestra che Frisa spalanca  sull’invisibile: “[…] una stanza d’aria ferma / ha il peso specifico / dell’arabesco vaporoso / che non snida nulla / la mia carezza resta a metà – si crea a cerchio la sua aria / foglia che non va / né su né giù / Dove siete anime dei cieli promessi?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Va da sé che nulla della bellezza e della profondità si può riassumere. Ma questo libro abbraccia il respiro ritmico della vita in ogni sequenza, nell’ondeggiare dei versi limpidi e sospesi, come scritti nell’aria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>¹</strong> Definizione di Marco Ercolani durante la presentazione del libro.</p>
<p><strong>² </strong>Attore, regista, commediografo francese (1885-1957).</p>
<p><strong>³</strong> Ritorno alla spiaggia, Ed. la Vita Felice, Milano 2009.</p>
<p><sup><br />
</sup></p>
<h3><sup>Nota di Viviane Ciampi</sup></h3>
<h3><sup> </sup><em><sup><br />
</sup></em></h3>
<h3><sup>Lucetta Frisa</sup><sup> -<em> L’emozione dell’aria</em>, Edizioni CFR  2012 </sup></h3>
<p><sup> </sup></p>
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		<title>Luisella Carretta &#8211; I segni del movimento  The signs of movement</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 20:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[scienze e arte]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Lei è una artista a tutto tondo che non ama gli steccati. Nell’arco della sua carriera ha voluto che tutte le arti abitassero sotto lo stesso tetto: dalla fotografia al disegno, dalla pittura al collage, dalla performance alle installazioni … e potremmo andare avanti nel narrare le tante esperienze, gli incontri fondamentali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Italia11.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7926" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/Italia11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/copertina-luisella-carretta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7927" title="copertina luisella carretta" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/copertina-luisella-carretta-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/disegno-luisella-carretta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7931" title="disegno luisella carretta" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2012/03/disegno-luisella-carretta-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lei è una artista a tutto tondo che non ama gli steccati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’arco della sua carriera ha voluto che tutte le arti abitassero sotto lo stesso tetto: dalla fotografia al disegno, dalla pittura al collage, dalla performance alle installazioni … e potremmo andare avanti nel narrare le tante esperienze, gli incontri fondamentali (Giorgio Celli in primis), le idee assemblate. Perché così fanno i veri creatori d’oggi: abbattono le pareti, avvicinano le cose solo in apparenza separate.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza contare i viaggi, non certo intesi come turismo ma per aprire nuovi interrogativi sulle domande fondamentali, per rinfocolare la vita interiore, “per cambiare punto di vista”, come è scritto in un libro precedente¹.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo <em>décloisonnement</em>, in passato era mal visto, ma per fortuna si è capito che le Muse erano sorelle e, non a caso figlie di Mnemosine la dea greca della memoria: “Il nostro bagaglio costituito dalla memoria arcaica doveva rivelarsi e mettersi in contatto con la parte più giovane del nostro cervello”.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché anche la parola ‘artista’ le sta stretta, ecco Luisella Carretta in lunghe  incursioni nel mondo della scienza che negli anni l’hanno portata (tra le altre cose) ad occuparsi del volo degli uccelli, ad osservare, nominare, disegnare e trascrivere, segno dopo segno, forma dopo forma, le trasformazioni di questi voli in concomitanza con quelle edilizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo gesto diventa quindi segnalazione di presenze nei cieli appena imbrumati o velati di garza; presenze che vanno vengono, scartano i grattacieli, ci indicano una strada e con le loro sonorità allontanano l’incessante grido della notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che cosa osserva, nel 1990 a proposito di lavori nella zona del ponte Serra a Genova (la città dove risiede) durante i lavori di copertura di alcun tratti del torrente Bisagno:</p>
<p style="text-align: justify;">“Nel corso degli anni, il comportamento dei gabbiani, nel periodo delle migrazioni giornaliere, si è modificato notevolmente poiché il territorio, da loro precedentemente frequentato, aveva mutato, nel tempo, la sua fisionomia […] Dapprima avevo timore che le modificazioni ambientali potessero aver costretto i gabbiani a variare i percorsi a loro svantaggio, costringendoli a cambiare radicalmente i loro itinerari privilegiati. Ho dovuto però constatare con sorpresa, che se modificazioni c’erano, si verificavano principalmente nel numero di passaggi, circa il 70% in meno, e non per le strutture sorte nel frattempo. Le concause erano: il disturbo arrecato dai lavori per la copertura del Bisagno ancora in atto, un lungo periodo di siccità, almeno dall’ottobre ‘89 fino al febbraio ‘90, il greto del torrente quasi asciutto, la temperatura sempre al di sopra delle medie stagionali”. In una sua nota critica, ecco come ne parla l’indimenticabile etologo e poeta Giorgio Celli: “Insomma, Luisella Carretta parte con l’intenzione di esplorare e di fissare sulla carta il volo degli uccelli, ma il suo occhio decifra, al di là della peripezia di quel gabbiano, o di quel rapace, la firma della specie, e fa di questa sigla biologica una <em>espressione.</em>”<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, appena qualcuno tenta di farla entrare nella casella dell’ornitologa, eccola seguire il percorso delle api, o quello delle formiche, delle farfalle, degli insetti. I suoi numerosi taccuini sono i mattoni d’esperienza che cementano l’impensabile, l’apparentemente impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Luisella Carretta (che detto in confidenza m’incuriosisce sempre, anche quando crede di essere in un periodo non particolarmente fecondo, quando non va da nessuna parte – in tutte le accezioni – poiché il suo <em>otium</em> silenzioso prelude sempre a qualcosa d’importante) ha a lungo osservato i suoi simili in modo scientifico e artistico, e forse – aggiungo – per una naturale empatia: “Ho cominciato a tracciare i percorsi delle persone, in auto e a piedi, e poi il loro muoversi in campagna, dove ho scoperto che non sapevano più camminare armonicamente seguendo gli antichi tragitti che i contadini conoscevano da sempre! Ho fatto molti di questi disegni che rivelavano sempre più sprechi di energia nei piccoli spostamenti in auto che si potevano percorrere più facilmente a piedi, ma anche l’armonia del movimento negli spazi pedonali, e poi i meravigliosi tracciati di un gruppo di bambini che giocavano in un parco con una palla”. Durante le prove di uno spettacolo², al Teatro della Corte di Genova, Luisella segue le tracce dei cinque attori che si muovono, incrociandosi di continuo e creando tre direzionalità che arrivano spesso a Emilia, la protagonista. Non le sono estranei neppure i luoghi di dolore come ospedali psichiatrici e manicomi criminali dove incontra uomini e donne che cercano con gli occhi sbarrati “l’altra realtà”.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo quasi dire che <em>I segni del movimento</em> (Ed. Campanotto), in pagine corredate da raffinati testi e disegni rappresenta la sintesi del percorso di Luisella che “si muove sulla superficie del mondo” seguendo le tracce del <em>vivente</em>, cercando la verità nuda degli esseri e la natura del respiro che li traversa durante l’arco della loro permanenza su questo palcoscenico: “Si aprono porte / lampi di luce / ormai la realtà è sogno / la notte sarà un’apertura / verso altri mondi / ma la salita / ripida e difficile / ritorna / diventa un’impossibilità / ma bisogna osare / oltre ogni limite”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua <em>plongée</em> interiore Luisella resta – orecchi e cuore attenti – all’ascolto del mondo, pensa al mondo, alla sua struttura polifonica, come a uno spettacolo incessante e inenarrabile di cui ella si fa testimone imbattendosi – e non per caso – sulle strade della poesia.</p>
<p style="text-align: justify;"> ¹ Il mondo in una valigia – Atelier nomade 2, Campanotto Editore.</p>
<p style="text-align: justify;"> ² L’affare Makropulos, 1993. La regia era di Luca Ronconi, la protagonista Mariangela Melato. Alla fine di due mesi di lavoro, la mostra <em>Il corpo come scrittura</em>  è stata ospitata nel teatro per tutto il periodo delle repliche dello spettacolo.</p>
<p><strong>Nota di  Viviane Ciampi    </strong></p>
<p><strong>Luisella Carretta &#8211; <em>I segni del movimento  The signs of movement</em>, Campanotto Editore 2011</strong></p>
<p><strong>    </strong></p>
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		<title>Massimo Sannelli &#8211; Poesia visiva</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 20:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia visiva]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Foto Giovanni Ruggiero Biobibliografia Ha il grande pregio di dimostrare che non esiste  divario tra musica, scrittura, recitazione, arte: questa è l’arte di  Massimo Sannelli.  Dopo aver compiuto studi musicali, Massimo si è dedicato alla Scrittura, sia dal punto di vista degli studi, sia nella sua carriera lavorativa. Si è dunque da sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7433" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-Massimo-Sannelli1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7434" title="Foto Massimo Sannelli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-Massimo-Sannelli1-252x300.jpg" alt="" width="252" height="300" /></a></p>
<p>Foto Giovanni Ruggiero</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/Biobibliografia.doc">Biobibliografia</a></p>
<p style="text-align: justify;">Ha il grande pregio di dimostrare che non esiste  divario tra musica, scrittura, recitazione, arte: questa è l’arte di  <strong>Massimo Sannelli</strong>.  Dopo aver compiuto studi musicali, Massimo si è dedicato alla Scrittura, sia dal punto di vista degli studi, sia nella sua carriera lavorativa. Si è dunque da sempre occupato di Parole, che in un primo momento sono state esternate mutando da scritte in orali grazie alle  sue attività di teatro, cinema e performance; un ulteriore passo è  stato mutare la parola scritta e orale in Grafica.  Proprio questo avvicinamento alla Grafica ha portato Massimo a creare le opere che ora espone in numerose esposizioni e delle quali una  selezione di grande pregio servirà ad allestire “OPERE 2011”, la sua  personale al Sinergy Art Studio.  Le immagini proposte nascono sul computer, a partire da istantanee di altre immagini (anche in movimento) e da frammenti testuali. Il tutto viene poi elaborato con numerosi passaggi di un programma volutamente  open source. Scrive il critico Matteo Veronesi: “Le poesie visive, o visuali, hanno un effetto davvero straniante, perturbante: materia che prende vita,  che si muove, palpita, respira, pur restando materia informe, hyle, dunque qualcosa di prossimo al nulla: un nulla vibrante, un buio che  resta buio, eppure ha dentro di sé correnti e singulti di luce, come  fosfeni dietro le palpebre serrate. Immagini sensibili del nulla  celato nell&#8217;esistente, o dell&#8217;esistente che ingloba in sé il nulla, pur mantenendo la sua diveniente maschera.” Parole, poesie, immagini, emozioni, intensità: ecco gli ingredienti di questa incredibile esposizione, aperta al pubblico dal 10 al 23 dicembre 2011, a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-2-Sannelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7435" title="Foto quadro 2 Sannelli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-2-Sannelli-183x300.jpg" alt="" width="183" height="300" /></a>    <a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-3-Sannelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7436" title="Foto quadro 3 Sannelli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-3-Sannelli-183x300.jpg" alt="" width="183" height="300" /></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-5-Sannelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7437" title="Foto quadro 5 Sannelli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-5-Sannelli-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-7-Sannelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7438" title="Foto quadro 7 Sannelli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-7-Sannelli-183x300.jpg" alt="" width="183" height="300" /></a>  <a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-9-Sannelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7439" title="Foto quadro 9 Sannelli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-9-Sannelli-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-10-Sannelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7440" title="Foto quadro 10 Sannelli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Foto-quadro-10-Sannelli-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a></p>
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		<title>Lorenzo Beccati &#8211; Niente monete nelle fontane</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:16:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; È autore di programmi televisivi di grande successo, da Drive In a Lupo solitario, da Odiens a Paperissima e a Striscia la notizia. Ha scritto testi teatrali e sceneggiature cinematografiche. Ha pubblicato: La notte dei commercialisti viventi (Baldini e Castoldi), Storie Tattoo (Lupetti e Fabiani), Delitti d’amore (raccolta Gialli Mondadori), La morte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia13.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7496" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia13.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/08/Lorezo-foto4-Geum.JPG"><img title="Lorezo foto4 Geum" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/08/Lorezo-foto4-Geum-150x150.jpg" alt="Lorezo foto4 Geum" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">È autore di programmi televisivi di grande successo, da <em>Drive In</em> a <em>Lupo solitario</em>, da <em>Odiens</em> a <em>Paperissima</em> e a <em>Striscia la notizia</em>. Ha scritto testi teatrali e sceneggiature cinematografiche. Ha pubblicato: <em>La notte dei commercialisti</em> viventi (Baldini e Castoldi), <em>Storie Tattoo </em>(Lupetti e Fabiani), <em>Delitti d’amore </em>(raccolta Gialli Mondadori), <em>La morte dei comici</em> <em>(Anthelios), Il barbiere di maciste, Il santo che annusava i treni, </em>e i thriller storici <em>Il guaritore di maiali, Il mistero degli incurabili, L’uccisore di seta</em>, tutti per Kowalski Editore. Nel 2010: <em>74 nani russi </em>(Internòs Edizioni).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/copertina-lorenzo-beccati.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7511" title="copertina lorenzo beccati" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/copertina-lorenzo-beccati-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p align="center"><strong>INTRODUZIONE</strong></p>
<p align="center"><strong>di Viviane Ciampi</strong></p>
<p align="right"><strong> </strong><br />
<em> </em></p>
<p align="right"><em>Un poeta deve essere le antenne della sua razza,</em></p>
<p align="right"><em>più sensibile di una parabolica</em></p>
<p align="right">Lawrence Ferlinghetti</p>
<p style="text-align: justify;">Ho scelto in esergo i versi dell’irrispettoso e beffardo Lawrence Ferlinghetti per presentare le poesie satiriche di un autore speciale. Dico speciale perché da anni sono lettrice dei libri di Lorenzo Beccati e  malgrado egli abbia scritto un numero cospicuo di romanzi e thriller a fondo storico, un giorno gli feci notare come qua e là, nelle sue prose, si potesse evidenziare il seme della poesia: «In una fredda alba di opale, la terra condensa il suo respiro in nebbia» (incipit di <em>74 nani russi, </em>Ed. Internòs) e come la  scelta degli eserghi fosse in direzione dei versi e non della prosa. Quindi non rimasi sorpresa quando venni a scoprire che L.B. era un lettore abituale di poesia (cosa ormai più rara delle triglie a Livorno!) e neppure mi meravigliai quando mi parlò – quasi con pudore – delle sue intenzioni di scrivere un libro di poesia satirica. Qualcuno si chiederà come è possibile che un autore di programmi televisivi abituato a lavorare con ritmo di formula 1 possa avere tempo da dedicare alla poesia. Dopo accurata inchiesta degna di Pimain (personaggio da lui inventato ne <em>Il guaritore di Maiali</em>), scoprii il segreto. Il segreto stava nell’insonnia, compagna che rode molti di noi dall’interno, alla pari del punteruolo rosso delle palme; ci rende vulnerabili e nei casi più gravi, creativi. «I poeti lavorano di notte», scriveva Alda Merini. «Che cosa avranno tutti a voler riposare?», fu la frase lanciata in un intervista  dal più longevo dei nostri personaggi politici, a cui tre ore di sonno per notte erano più che sufficienti (no, questa volta il Cavaliere non c’entra. Benché…). Ma Beccati, come il Re Ubu «non ha nessuna tara, né al fegato, né al cuore né ai reni e neppure nelle urine» e perciò può permettersi lo sforzo supremo della poesia. Lo humour permette a Ubu (e al Nostro)  di accedere a una libertà superiore. Ma veniamo alla satira, genere oggi poco frequentato in poesia, mentre molto in auge in chi ci ha preceduto, in particolare i Latini. Dunque, giochiamo in casa. Per la verità,  la satira ha tirato i suoi dardi velenosi in ogni tempo, in ogni salotto, in ogni postribolo, in ogni agorà; ovunque vi fosse da prendere di mira qualcosa o qualcuno – meglio un qualcuno al potere – per metterne in luce le mancanze e fare avanzare le cose. Da Esopo a Orazio, da Lucillio a Giovenale, da Boccaccio a Rabelais, da La Fontaine a Molière, da Gogol a Dickens… l’elenco sarebbe lungo. La satira, attraverso vari procedimenti – la parodia, <em>il pastiche</em>, l’imitazione, la caricatura, l’esasperazione di situazioni, lo svelamento dei <em>cliché, </em>ecc. non esclude quasi mai l’ironia – anch’essa nelle sue varie forme – che è la miglior maniera di esprimere la propria opinione provocando l’intelligenza dell’interlocutore,  e qualche volta la rabbia del destinatario. Sia detto per inciso, perfino Arbasino in un suo verso cita il Gabibbo, il pupazzo fustigatore a cui Beccati, nelle sue mille vite, impresta la voce. Troverete in questo libro, molti spunti di riflessione, malgrado non sia scritto in pelle di dolore. Tuttavia, a leggere tra le righe, qualche capello dovremmo pur strapparcelo. Lorenzo Beccati ci dà sempre l’impressione che ci siamo infilati in un mondo sbagliato. Le sue disavventure sono le nostre. La domanda è: come ci percepiamo? Innocenti o buffoni? Teneri o spietati? Vittime o carnefici? Quel che “funziona” (parola detestabile, lo so, ma tant’è…), quel che funziona meglio – dicevo – nelle sue poesie, sono i versi scritti in forma di anafora. Come se le ripetizioni portate all’esasperazione fossero la continua altalena fra “niente va bene, tutto va bene” di cui abbiamo perfetta consapevolezza. Sotto quell’aria lieve, scanzonata, tragicomica, ci ricorda il Prévert degli <em>inventari</em>  (si prega il lettore d’immaginare un Prévert con la pipa in meno): «Bussano alla porta. / È la morte. / Faccio finta di non essere in casa, / ma se la dà» (Partita a scacchi). Ci apre una visione a suo modo “turistica” del bislacco mondo in cui nuotiamo e spalanca una valigia a doppio fondo (satirico-ironica) dove è nascosta la realtà delle cose: «Mi sono svegliato una mattina / e il mondo era diventato un disco» (Terra). Beccati è un signor G. che non ha trovato lo sciampo. O lo ha trovato ma perde il tappo della bottiglia nel lavandino. Si muove, si dibatte catapultato nella quotidianità tremenda, talvolta, con l’empatia già assaporata nel personaggio di Pimain («Clic. / Si è liberato un letto» (Coma). E tutti gli oggetti, la panoplia del materiale di ricupero sono buoni per essere messi in scena: ventilatori, candele, bustine da tè, bombe atomiche… perché non esiste per l’autore un territorio poetico specifico, con parole da gettare nel parco nazionale della poesia. Lo scritto si gonfia, si moltiplica, si snerva, si riprende, si radicalizza, si ridicolizza come «l’elastico del bungee jumping». E le monete non si tirano nelle fontane. Già. È proibito. Il bambino della copertina – lo stesso Beccati – ci guarda. Avrà ricevuto alla nascita, come vuole tradizione, una monetina d’oro da   tenere lucida tutta la vita, alfine di poterla restituire all’arrivo? E coloro che non hanno avuto monetine in dono? Vi sono sempre quelle rimaste in tasca. Che cosa farne? Ognuno risponda. Dimenticavo: tra i poeti che seppero provocare il sorriso e la rabbia incontriamo il Latino Ovidio. Finì la sua vita in esilio – si sussurra – per misere parole contro l’imperatore Augusto. Pericolosa la scrittura. Pericolosa la poesia. E se in poesia la satira tira? È ancora peggio.</p>
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		<title>Marco Ercolani &#8211; Il diritto di essere opachi</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 00:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Ercolani (Genova, 1954), scrive racconti apocrifi e vite immaginarie, si occupa di poesia contemporanea e dei rapporti arte/follia. Tra i suoi libri di narrativa: Col favore delle tenebre, Vite dettate, Lezioni di eresia, Il mese dopo l’ultimo, Carte false, Il demone accanto, Taala, Il tempo di Perseo, Discorso contro la morte e A schermo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia11.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7477" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/12/Italia11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/Foto-Marco-Ercolani1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7487" title="Foto Marco Ercolani" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/Foto-Marco-Ercolani1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marco Ercolani</strong> (Genova, 1954), scrive racconti apocrifi e vite immaginarie, si occupa di poesia contemporanea e dei rapporti arte/follia. Tra i suoi libri di narrativa: <em>Col favore delle tenebre</em>, <em>Vite dettate</em>, <em>Lezioni di eresia</em>, <em>Il mese dopo l’ultimo</em>, <em>Carte false</em>, <em>Il demone accanto</em>, <em>Taala</em>,<em> Il tempo di Perseo</em>, <em>Discorso contro la morte</em> e <em>A schermo nero</em>. Cura il volume collettivo <em>Tra follia e salute: l’arte come evento</em>. Due i libri di saggi sulla poesia italiana contemporanea: <em>Fuoricanto</em> e <em>Vertigine e misura</em>. Intorno al nodo arte/follia scrive <em>L’opera non perfetta</em>. In coppia con Lucetta Frisa: <em>L’atelier e altri racconti</em>, <em>Nodi del cuore</em>, <em>Anime strane</em> e <em>Sento le voci</em>. Nel 2010 pubblica il suo primo libro di versi, <em>Il diritto di essere opachi</em>. Con <em>Turno di guardia</em> vince, nello stesso anno, il Premio Montano per la prosa inedita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/Copertina-Marco-Ercolani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7488" title="Copertina Marco Ercolani" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/11/Copertina-Marco-Ercolani-175x300.jpg" alt="" width="175" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un lungo percorso di ricerca e di vita che attraversa trent’anni si raccoglie in queste pagine de <em>Il diritto di essere opachi</em> di Marco Ercolani, che ci regala (inaspettatamente) un libro di poesia. Autore prolifico e originale, Marco ci ha dato belle prove di narrativa, spesso in linea con la sua scelta di  una scrittura apocrifa, dove la  voce dell’autore diventa  tutt’uno con quella  dello scrittore o poeta in cui si impersonifica. Pensiamo ai molti racconti, editi anche su rivista, e non va dimenticato, tra gli altri, il bellissimo <em>Taala,</em> romanzo visionario e  acutissimo, dove la vita cittadina si infuoca di scene abissali e della certezza di esistenze in perdita, senza alcuna volontà (o possibilità) di fuga. Inoltre voglio citare i recenti libri di saggi critici sulla poesia contemporanea: <em>Fuoricanto</em> del 2000 e, ideale prosecuzione, <em>Vertigine e misura</em> del 2008, dove lo scrittore ligure con intensità e sguardo rabdomantico sa leggere sia autori ormai “classici” degli ultimi vent’anni del secondo Novecento,  sia poeti contemporanei, a  volte voci molto note, altre quasi sconosciute o note solo al ristretto pubblico della poesia: poeti colti sempre nella specificità del loro dettato e in un fitto dialogo con altri scrittori e pensatori cari a Ercolani, i cui libri ha frequentato con passione e assiduità per tutta la vita. La capacità di <em>empatia</em> con il vissuto e di adesione alla tensione intrinseca al linguaggio che è propria di questo autore ci accompagna anche in questo libro di poesia: <em>viaggio sapienziale</em> ed insieme <em>esistenziale</em>, cammino poetico nel buio degli anni, per cercare  là dove l’oscurità è più fitta e tentare di intravedere un bagliore di luce, una direzione di senso ancora possibile. Questa poesia di Ercolani ci offre una scrittura che è insieme visionaria e concreta, simbolica e carnale, per cui  seguiamo l’autore in quello che appare un viaggio che è sogno-incubo, ma a tratti anche viaggio reale, dove il mondo è colto per frammenti, in dettagli minimi o solo in un’eco. Ne <em>Il diritto di essere opachi</em> la poesia, infatti, si fa ricerca per terre e mari di senso e parola, disegnando immagini e offrendoci riflessioni di tono aforismatico, conducendoci via via alla scoperta che “la terra è vuota”, scrive Ercolani in <em>Terra trasparente</em>, evocando la <em>Waste land</em> di Eliot ma in toni e modi del tutto originali, sino a dire con dolorosa certezza : “Desidero tornare dove fioriscono le cose./ Scrivere di notte rubando la vista dei morti./ Scrivere come se tornasse il respiro.” Il poeta ligure, dunque, pare cercare attraverso la scrittura una direzione di senso, pare tentare un approdo al viaggio che conduca a contatto con la realtà concreta,  pur  con  la percezione dolorosa che attorno tutto (o quasi!) è già perduto., sfiorito, seccato,  senza meta. Le parole che leggiamo nei versi di Ercolani, infatti, sono cariche di  tensione:  la voce dice l’allarme, la minaccia che accompagna il protagonista e i suoi compagni di viaggio su una nave (reale e insieme immaginaria) che per tutto il libro si muove nel buio. Infatti, l’area semantica che inerisce al buio e a  tutte le sue varianti è quella che domina  nei versi, e ricorrono con  grande frequenza anche termini ad esso attigui, come: notte, oscurità e ombre, ma anche la dichiarata situazione di  cecità  degli umani &#8211; siano essi viaggiatori reali o solo immaginari! &#8211; cui si collega la condizione di opacità della vita intera, esplicitata nel titolo stesso della raccolta. A tutto questo buio soffocante (e senza direzione) si affiancano poi la secchezza e aridità del viaggio, ovvero dell’esistenza intera, esplicitate in immagini come quella di una roccia che si para davanti, di una  rupe o del muro che d’improvviso sbarra la via, ma vediamo anche cenere e sabbia ovunque: sono tutti resti di qualcosa che è svanito, che  sta svanendo, logorato dal di dentro, verrebbe da dire, smangiato forse da una frattura che non ha inizio né fine. Un luogo terrestre di perdita e assenza è immagine ricorrente nei testi, seppure si parli di un viaggio per mare : “Guardiamo le navi: sono ferme nella sabbia./ Alzando quelle vele cercando l&#8217;acqua/ dove la montagna getta la sua ombra/ non crediamo che sia un abisso/ dove le vele si afflosceranno,/ travolte dalla caduta dei macigni.”, oppure, in un altro testo: “Il mare è ciò che verrà:/ lunare se i naufraghi nuotano,/ nero se non nuotano più.”. E’ come se terra e acqua fossero tutt’uno in questo universo sghembo e  metamorfico di Ercolani &#8211; mondo parallelo e insieme realissimo &#8211; dove le scene dicono di una realtà per sempre perduta nella sua interezza, eppure essa è irrinunciabile , sempre desiderata, verrebbe da dire, e sempre cercata attraverso la parola. A tutto ciò si  unisce la condizione di inerzia dell’umano, resa dal poeta con l’ immagine di  un andare curvi dei viventi o dell’essere piegati a terra, oppure nell’ esplicita e dichiarata impossibilità  di smettere di scrivere, nota Ercolani, pur  continuando… a tentare  di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">         Il libro si apre con <em>Gerico</em>, un  testo del lontano 1982, che è quasi proemiale e offre al lettore immagini apocalittiche e domande cruciali che connoteranno poi tutta la raccolta, domande come  questa: “Chiusi cancelli e giardini/ la mia mano trascrive il colore degli aranci./ Ma il foglio è stretto, coperto/ da parole notturne./ La luce muore, nella carta,/ come sulle mie dita, scomparsi gli amici,/ cade l&#8217;ombra dei rami./ Quando anche io partirò nascerà il dubbio:/ saremo ricordati uomini o pietre?”. La poesia di Marco con intensità drammatica ci mette di fronte a domande esistenziali e, insieme,  abissali a  cui, forse, non è lecito  né possibile rispondere, ma che pure attraversano tutta la raccolta . In <em>L’oro di questa luce</em>, il testo successivo elaborato tra il 1979 e il 1982, leggiamo lo specifico rapporto (doloroso e appassionato) dello scrittore ligure con la parola: “Campi secchi come sassi, vista/ che cade recisa dalle guance./ I suicidi, lontani dalle ombre, nel riverbero dei muri,/ camminano.”, ma il testo si concluderà in modo diverso, in un tono aforismatico, invitando a proseguire il viaggio e la ricerca, nonostante tutto:  “Ci aspettano anni senza parole,/ ore da trascorrere guardando le pietre del mare:/ ma è difficile essere muti/ quando gli uomini esistono ancora,/ quando sui tavoli dei caffè/ ci attendono lettere bianche.”, il che ci richiama a un altro potente distico del poemetto stesso, in cui si legge:  “Le parole che scriviamo/ salvino la nostra vista dallo scempio delle scuri.”. Piano piano ci inoltriamo in una zona che sta sempre più tra l’abisso e l’incubo, ci si perde in il labirintosi scene senza fine, metamorfiche eppure  immobili, ma ogni volta, si viene salvati perché il viaggio &#8230; continua, facendosi più fitto di senso, più oscuro nelle scene, ma insieme più consapevole e, anzi, quasi chiaro nel suo intento. In <em>Torre -</em> parola immagine che evoca sia un ricordo babelico, sia l’omonimo simbolo degli Arcani Maggiori – vediamo che il poeta-viaggiatore cerca “voci nel recinto delle frasi”; cerca “parole ariose”, leggiamo, ma è impossibile trovarle. In “ Il diritto di esser opachi” che è un testo cruciale della raccolta, viene detto il conflitto tra realtà e  parola e la tensione al senso che anima  tutto il  viaggio, come si vede in questo invito che il poeta fa la lettore e  a se stesso: “Scrivi fra le cinque e le sei/ quando il foglio smette di essere scuro/quando la carta mostra/ i buchi delle parole. Poi smetti. / I corpi, in fondo alla stanza, / restano corpi ed è saldo, nel buio,/ il diritto di essere opachi.”(…)  e poi,  appena più avanti nel testo, si  dice che “ Ci sono ancora, nel tuo destino,/ lettere da scrivere, fogli/ come muri, violentemente bianchi, / dove le parole tracciate sono lavate via/ dalle regole del pensiero e le frasi, tutte le frasi, / aspettano nere, / col peso dei verbi e dei nomi, / il tuo andar via dalla stanza.”, per affermare infine: “Scrivi fra oggi e domani./ Sai di non morire/ per il tempo in cui la carta /trattiene parole.”, dando così un valore quasi magico e apotropaico alla parola e  al suo inesausto lavorìo. Ma  tutto ciò resta  una sfida impossibile e vana, come si legge in “ Il paradosso dei vivi”,,dove ancora l’autore invitandoci a scrivere  sa bene che poi tutto slitterà nel nulla: “Scrivi su fogli bianchi la lunga ombra / di cose mai viste / non parole e non sillabe / nessuna scelta/ ma sprofondare. / Dopo, quello che resta è soltanto quello.”. Ercolani poeta, dunque, si muove verso la  ricerca di una lingua che colga la vita nel suo darsi, che però sempre ci sfugge, ben sapendo di non potere trovare una parola capace di adesione  totale alla vita ,se non solo per un attimo, per quel tanto che basta per dar senso all’esistenza di quel giorno, in cui colmare lo spazio tra il non senso del reale e la nostra necessità di senso. Tale è il “compito” che  Ercolani si assume (e con lui, credo, ogni autore): nominare la tensione che anima la vita in un viaggio verso la parola,per illudersi così di colmare il vuoto, il silenzio e  l’abisso che ci sovrasta. Per questo la parola poetica è qui agiata, mobile, metamorfica, tragica e insieme sfuggente, come devastata all’interno dall’ avvertire il vuoto in cui è immerso il protagonista e l’umanità intera. Con la racoclta <em>Il diritto di essere opachi</em> acquisiamo la certezza che la vita in sé è opaca, ci sfugge sempre &#8211; il che è segno di un’intrinseca sconfitta del  nostro viaggio &#8211; ma al contempo vivere è proprio tenere viva la sfida del senso contro il vuoto e il silenzio, tenere  aperte domande inesauste di gioia.  Nelle sezioni finali la poesia  di Marco si fa più franta, si mostra a frammenti  che  si lasciano alle spalle l’afflato  quasi epico  che si leggeva  nei poemetti iniziali e più lontani nel tempo, per farsi  però voce  ancora più mobile e fragile, contemporaneamente, invocazione che ha al suo interno una direzione precisa  di  ricerca che ora si apre alla speranza: nel momento in cui la relazione con l’altro da sé entra nei versi è quasi come se l’incontro (amoroso) potesse sanare la ferita del tragico, portando a intravvedere uno spiraglio di luce, una sorta di lievità (invocata,  forse, più che trovata), forse l’incontro lenirà l’ansia di parola  che  segna  tutto il percorso vitale: “Lo sguardo scintilla / del nostro guardarci / ti bacio più piano / la bocca dentro di te / respìrami senza smettere / questa stanza la inventiamo oscillando / poi trattieni l’aria / chiudi gli occhi / lìberami la testa dai rumori / lìberala dal silenzio / e sprofonda con me nell’equilibrio”. In tutta la raccolta  la parola poetica di Ercolani resta comunque sempre voce solitaria che invoca la vita e le vi si avvicina, la sfiora e la perde. Nel viaggio della vita, comunque,  il “compito” (dei viventi e non solo di chi scrive, pare dirci Ercolani) è continuare a cercare senso e  parola, farne un’ esperienza totale, che  attraversi il silenzio, il nulla e la polvere che ci circonda, immersi come siamo tra acqua e terre abissali. E occorre continuare , anche se è “Fatica assurda annerire la carta/ se il vento ha cancellato le cose.” e si hanno a disposizione solo “Fogli fragili  neri, sparsi/ ovunque nella sabbia.”. Continuare a scrivere significa dar senso alla vita stessa ed  questo ciò che resta oltre l’opacità della vita, per cui occorre farlo anche se si è immersi nel buio, inventando così (o intuendo!) l’aria e la luce: “Scrivi nel buio, all’aria reale./ La luce arriva quando nomini le cose,/ violento nel difenderti/ dall’incomprensibile cielo stellato”.</p>
<p align="right"><em>Gabriela Fantato</em></p>
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		<title>Donatella Bisutti &#8211; Rosa alchemica</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 22:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Italia1.gif"><img class="size-full wp-image-7144 alignleft" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Italia1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
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<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Copertina-Rosa-Alchemica.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7145" title="Copertina Rosa Alchemica" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/10/Copertina-Rosa-Alchemica-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo d’aver letto anni addietro il bel libro <em>Inganno ottico</em> di <strong>Donatella Bisutti</strong>, magistralmente tradotto in francese dal poeta filosofico  Bernard Noël col titolo <em>Le leurre optique</em>. Questo primo libro della poetessa ottenne il Premio Internazionale Montale per l’inedito con una giuria composta da Bassani, Caproni, Luzi, Gramigna e Spagnoletti. Eravamo nel 1984. Molti anni sono trascorsi da allora;  anni ricchi di fermento poetico sia nel campo della poesia sia nel campo della traduzione e della saggistica. Colgo l’occasione per ricordare la puntuale rubrica “La poesia italiana all’estero” a cura della stessa Bisutti pubblicata  sul mensile internazionale “Poesia” edito da Crocetti. Vale anche la pena segnalare la rivista “Poesia e spiritualità” divenuta un punto di riferimento, proprio in un momento così caotico del nostro vivere. Molti poeti, saggisti e artisti al vertice nei loro rispettivi paesi vi portano il loro contributo, disposti a riflettere sul senso di ciò che siamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma veniamo a <em>Rosa alchemica</em>, che è l’ultimo nato dei libri poetici di D.B.: accoglie un <em>corpus</em> di poesie edite e inedite, scritte nell’arco di ventuno anni. Questa autoantologia rende testimonianza del suo grande esercizio di coesione e del percorso conoscitivo che passa attraverso un lungo e condivisibile viaggio interiore. Poesia <em>de l’écart, </em>in un certo senso; scarto tra l’esperienza concreta e quel che l’autrice ne trae dal punto di vista emozionale, emozione che a sua volta deve essere decantata, filtrata, sedimentata. Ed è ciò che sa meglio fare Donatella Bisutti, lasciar decantare, malgrado la sua fame di scoperte e d’esperienze, pari in tutto e per tutto alla libertà di pensiero che la anima (citerei, tra l’altro, <em>Violenza,</em> un suo libro essenziale, passato pressoché inosservato. Violenza era e rimane un pugno nello stomaco, eppure, più che mai attuale). Ma, digressione a parte, più in generale, ciò che si può rilevare nel fare poesia di D.B. è come la scrittura nasca dalla scrittura, si ramifichi e cominci a interrogare: «Guardala – è l’agnella / che pascola sui monti di Frigia. // <em>No – non è l’agnella è la lupa / la lupa che ha divorato l’agnella / rapita al pastore.»</em> (Cibele). Talvolta opera al contrario, spezzando l’impulso a qualsiasi <em>bavardage,</em> foss’anche poetico: «Nell’acqua riflessa / una luce al di là» (Divagazioni sulla luna).  Ma ovunque, in ogni stagione della poesia bisuttiana, il mistero metafisico aleggia in una lingua carnale che resta permeabile al desiderio: «Strisciavano sul terreno e coprivano i corrosi gradini di pietra con infinite piccole bocche. Un corpo di membra sottili e intricate, pulsante, in crescita». La caratteristica di questa scrittura poetica è la messa in scena della forza vitale (dalla nascita al suo declino) e per questo ci sa indicare la cruda bellezza del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Operazione non facile, suppongo, ritornare sui nodi vitali di un percorso poetico (e quindi di un’esistenza). Ma è un’operazione di vasto respiro in cui circolano segrete accensioni e che si rivela pregiata opportunità di meditazione per lettori vecchi e nuovi.</p>
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<p>Nota di Viviane Ciampi</p>
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		<title></title>
		<link>http://progettogeum.org/2011/05/10/il-sito-e-aggiornato-al-10-maggio-2011/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 22:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci vorrebbe un po&#8217; di silenzio &#8211; Il faudrait un peu de silence di Viviane Ciampi (video) Danza Danse, poesia bilingue di Viviane Ciampi (video)                                                             [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<h1 style="text-align: center;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia15.gif"><img class="size-full wp-image-7237" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia15.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></h1>
<p style="text-align: center;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/bandiera-francese1.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-7238" title="bandiera-francese1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/bandiera-francese1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline; color: #0000ff;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DNwjLuKfQnw"><span style="text-decoration: underline; color: #0000ff;">Ci vorrebbe un po&#8217; di silenzio &#8211; Il faudrait un peu de silence</span></a> di Viviane Ciampi</span></h2>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><strong>(</strong></strong></span><span style="color: #ff0000;"><strong><strong>video)</strong></strong></span></h1>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=jh47G5Ph2wc">Danza Danse, poesia bilingue di Viviane Ciampi</a></span></h2>
<h1 style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">(video)</span></strong></h1>
<h1 style="text-align: left;">                                                                         <strong><br style="text-align: left;" /></strong></h1>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;">FESTIVAL INTERNAZIONALE DI POESIA </span></strong></span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;">di Genova</span></strong></span></h2>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><br />
</span></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/bandiera-francese1.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-6737" title="bandiera-francese1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/bandiera-francese1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a><br />
</span></strong></span></p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Italia14.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-6731" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Italia14.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></span></strong></span></h1>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><br />
</span></strong></span></p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Copertina-Le-ombre-di-Manosque.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6732" title="Copertina Le ombre di Manosque" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Copertina-Le-ombre-di-Manosque-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></span></strong></span></h1>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><br />
</span></strong></span></h3>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><br />
</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><br />
</span></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Viviane-Ciampi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7121" title="Viviane Ciampi" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Viviane-Ciampi-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Foto-di-Viviane-Ciampi.jpg"><br />
</a><br />
</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Viviane Ciampi</strong>, francese d’origine toscana, è nata a Lione ma da tempo vive a Genova dove lavora, traduce e si traduce. Ha ricevuto premi in vari concorsi di poesia, prosa e favole in Italia e, a Dublino, il Premio degli Editori conferitole dall’Istituto Italiano di Cultura. È presente in antologie e riviste nazionali ed estere. Collabora come traduttrice e interprete al Festival Internazionale di Poesia di Genova e Alliance Française della stessa città. Nel 2008 ha tradotto dall’italiano al francese un’antologia di poesie di Alda Merini per la rivista annuale <em>Inuits dans la Jungle</em> (Ed. Castor Astral). Ha curato e tradotto l&#8217;antologia &#8220;Poeti del Québec&#8221; Ed. Fili d&#8217;Aquilone 2011.  Già redattrice della rivista multiculturale <em>Icaro</em>; ora è redattrice delle riviste on line <em>Fili d’aquilone  </em><a href="http://www.filidaquilone.it">www.filidaquilone.it</a>  e  <em>Progetto Geum </em><a href="http://www.progettogeum.org">www.progettogeum.org</a>  Ha pubblicato: <em>Domande minime risposte</em>, Ed. Le mani 2001; <em>La quercia e la memoria</em>, Ed. Il ponte vecchio 2004; <em>Pareti e famiglie, </em>Ed. Liberodiscrivere 2006; <em>Inciampi</em>, Ed. Fonopoli 2008; <em>Le ombre di Manosque </em>Ed. Internòs.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><strong>Viviane Ciampi ha presentato il suo volume di poesie</strong><strong> </strong><em><strong>Le ombre di Manosque</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> “Le ombre di Manosque”</strong></p>
<h1 style="text-align: center;">1</h1>
<p style="text-align: justify;">L’ultima raccolta poetica di Viviane Ciampi, <em>Le ombre di Manosque</em>, è stata pubblicata nel maggio 2011 dalla nuova casa editrice di Chiavari <a href="http://www.internosedizioni.com/" target="_blank">Internòs</a>e si presenta come un unico blocco, senza titoli né ripartizioni in sezioni. Un largo poema diviso in settantasette poesie dove protagonisti sono la campagna e il viaggio. La campagna con i suoi colori: i gialli e i viola che “erompono dai cespugli”; gli alberi campioni di longevità, guardiani dei mutamenti ed è bello ascoltare i monologhi dei rami che “dirigono la musica d’un altro regno”, interrogare le radici, accarezzare la scorza dei tronchi, le foglie lisce o dentate, fino ad ammalarsi di “alberitudine”, metafora che fa venire in mente la “territudine” del poeta venezuelano Eugenio Montejo; gli animali e non solo quelli domestici, da cortile o al pascolo, ma anche volpi, formiche, cicale, corvi, civette, barbagianni e gli ungulati “che si moltiplicano all’infinito”. La campagna con i suoi silenziosi contadini chinati a lavorare, incollati alle zolle, devoti al sacrificio e alla terra; i vecchi che pesano le parole; il suono delle campane, gli spari dei cacciatori e il cielo denso “come un unguento”. Il calore estivo stordisce e a volte un incendio infiamma la notte, allora ci si preoccupa e, insieme, ci si lascia sedurre perché il fuoco stana i sogni, rianima ricordi e paure ancestrali, sospende l’attimo, il presente e, quindi, imbriglia il futuro, lo allontana.</p>
<p style="text-align: justify;">La campagna vista anche dall’alto, in un volo in mongolfiera.<br />
Un attraversamento della natura e di se stessi nato dopo un lungo soggiorno a Manosque, il paese di Jean Giono. Un viaggio in una realtà agricola umile, di area mediterranea e francese, l’Alta Provenza, dove il paese e la campagna sono cinti da mare e montagna. Una realtà apparentemente immobile nelle sue abitudini secolari ma che nasconde “ombre” (quelle dei titolo), misteri, richiami, leggende, enigmi, lutti, crimini e fantasmi, come quello di Charlotte, poetessa morta nel rogo della sua casa. Però tutto si tiene, l’ordito non si sfalda anche se la riflessione poetica, verso dopo verso, si slarga, si stratifica in un gioco di specchi, di luci oblique e immagini riflesse o ingrandite. Ci sono scrigni che si aprono all’improvviso e saltano fuori storie e fiabe.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla descrizione di un panorama, una persona, un bosco spesso fa seguito un epilogo, una fulminante riflessione sul senso e l’enigma della vita (“talvolta scende tra le vertebre / la pietra del non esserci / la gelatina del nonsenso”). Le parole si ripetono per creare echi interni e segreti (“dense voci quassù più dense”), o definire il tempo che svapora, l’allegria esplosa dopo una lunga camminata e poi replicata nel sonno. A fine lettura di <em>Le ombre di Manosque</em> si delinea un vasto paesaggio che ospita tutte le cose viventi: dalla fatica dei contadini all’instancabile lavorio delle formiche. Colpisce questa metamorfosi piena di attese ed ombre, questo passare da una foglia all’anima, dal paese che vibra nei suoi risvegli ai sogni che s’inerpicano sui monti, dalla forma perfetta d’una foglia a quella astratta del tempo, dai lenzuoli che fanno dispetti agli ungulati albini che di soppiatto attraversano le strade.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nota critica di Alessio Brandolini</strong> &#8211; tratto da  www.filidaquilone.it</p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>2</strong></h1>
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<p style="text-align: justify;">Tutto comincia con un incendio doloso in Alta Provenza, incendio che l’autrice attraversa in macchina quasi come se entrasse in un quadro. Incendio che scompagina la quiete di un’intera area : “fumo schiuma terra rossa, / quasi un’astrazione.”</p>
<p style="text-align: justify;">Infuocati, del resto, sono i versi di Viviane Ciampi (“il crepitio mette in moto il sublime onirico”) che scrive di un paese, Manosque, tra le colline di ulivi rese famose dal grande scrittore francese d’origine italiana, Jean Giono. Ma in fondo, Manosque assomiglia a molti paesi delle colline liguri o toscane, che lei franco-italiana, frequenta assiduamente. La poetessa, messasi in ascolto della gente del posto, ne raccoglie con empatia il senso del fare e della bellezza, i misteri e i segreti di famiglia. Tuttavia, avanzando nella lettura s’intuisce che lo scopo dell’intero poemetto è una forma di resistenza nei confronti di un mondo, quello rurale, che presto potrebbe scomparire. Tenta di recuperarne il passato dolente, un passato che talora si mischia con la Grande Storia: “Su quella pietra medievale / un giorno di mistral / fu annientato un angelo”. In queste pagine, tuttavia, non vi è ripiegamento nostalgico, e tra le righe non mancano una buona dose d’ironia e una critica all’ipocrisia delle convenzioni sociali che non sono soltanto appannaggio della vita in città.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo potenziale espressivo si sviluppa anche nell’amore per il paesaggio, vissuto come vera e propria esperienza interiore, nella contemplazione a occhio nudo, camminando come otium e anche attraverso l’arte della fotografia con le sue sorprese e ambiguità. Ma l’osservazione tout court del paesaggio non nasconde la lacerazione per le sue metamorfosi. Si fa struggente e necessario l’identificarsi alle creature che lo popolano, alberi, animali (“in loro ti specchi / di sicuro elaborano pensieri / o forme di qualcosa / di un retromondo…”.  E proprio nel paesaggio l’autrice condensa i problemi cruciali dell’esistere: “sentirsi di passaggio / equivale a sentirsi dentro al paesaggio”.      <strong> </strong></p>
<p><strong> <a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Nota-critica-di-Luigi-De-Rosa.doc">Nota critica di Luigi De Rosa</a>     </strong> (Dal mensile Pomezia-notizie, settembre 2011)</p>
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<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">*</span></span></strong></span></h1>
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<h1 style="text-align: center;">Punto ristoro &#8211; faro di Portofino -</h1>
<p style="text-align: justify;">Dopo il reading di mercoledì 8 giugno 2011, potrete leggere le più belle poesie di alcuni dei più noti poeti del mondo sistemate lungo il percorso dalla piazzetta di Portofino fino al punto ristoro del faro.  Ad oggi, 31 ottobre 2011, abbiamo constatato che non vi sono più poesie esposte lungo il percorso a testimonianza del gradimento che ha riscosso l&#8217;iniziativa. Infatti, come da regolamento, era previsto che chiunque potesse staccarle dal muro per appropriarsene.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Foto-del-faro-di-portofino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6703" title="Foto del faro di portofino" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Foto-del-faro-di-portofino-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" /></a></p>
<h2 style="text-align: center;">UN FARO PER ILLUMINARE LA RICOSTRUZIONE POETICA DELL&#8217;UNIVERSO</h2>
<p style="text-align: justify;">Con questa iniziativa altamente simbolica e dai forti richiami letterari, <span style="color: #ff0000;"><strong>Progettogeum </strong></span>collabora al 17° Festival Internazionale di Poesia, volendo contribuire a mettere in luce i poeti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La suggestiva sosta nel punto ristoro del faro di Portofino è conosciuta da viaggiatori, poeti, innamorati,  turisti, sognatori e personaggi d’ogni parte del pianeta. Quel luogo incantato sul declivio del promontorio diventerà per una sera, dal tramonto fino a notte, palcoscenico della poesia con la complicità d’un mare mirabile, degli uccelli marini che talvolta picchiano contro i vetri del faro.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile dire che un faro è già di per sé fonte d’ispirazione  primaria per i poeti sensibili alla tematica della luce, a quella del mare, alla metafisica del paesaggio. “Che si manda al faro?”, si chiede uno dei personaggi di Virginia Woolf nel romanzo più poetico di tutti i tempi To the Lighthouse. Noi, al faro, alla cosiddetta “casa della luce”, inviamo la grande poesia. Ma questa iniziativa è in divenire. La consideriamo, infatti, solo un punto di partenza nella Ricostruzione poetica dell’universo, poiché siamo certi che il raggio del faro di Portofino illuminerà altre parti del mondo, altri mari, altri porti per chi vorrà lasciarsi penetrare dalla sua luce. Lungo il percorso che dalla famosa piazzetta di Portofino porta fino al faro (circa venti minuti, a piedi), saranno esposte poesie dei poeti e performer che hanno partecipato, nel corso di questi diciassette anni, al Festival Internazionale di Poesia di Genova.   <strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> L&#8217;iniziativa sarà ripetuta nelle più suggestive località marinare del mondo. </strong></p>
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<h1 style="text-align: center;"><strong><strong>*</strong></strong></h1>
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<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
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<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/gif_animate_occhi_07.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-6609" title="gif_animate_occhi_07" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/gif_animate_occhi_07.gif" alt="" width="90" height="91" /></a><br />
</strong></span></span></p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>POETI DEL QUÉBEC</strong></h1>
<h3 style="text-align: center;">a cura di Viviane Ciampi</h3>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/copertina-Poeti-del-Qubec-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6610" title="copertina Poeti del Qubec-2" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/copertina-Poeti-del-Qubec-2-198x300.jpg" alt="" width="246" height="372" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Paul Bélanger</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Claudine Bertrand</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Nicole Brossard</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Antonio D&#8217;Alfonso</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Denise Desautels</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Louise Dupré</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Pierre Ouellet</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Elise Turcotte</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella grande fioritura poetica del Québec (la provincia francofona del Canada), sono state scelte otto voci contemporanee di spicco, profondamente ancorate al mondo urbano, che nella loro viva esperienza hanno trovato la consapevolezza di una lingua derivata da lotte e sofferenze subite in passato. Queste voci appartengono agli eredi di Gaston Miron (1928-1996), considerato figura emblematica della poesia quebecchese. Tuttavia, un vento nuovo spira sulla loro strada: lo sguardo è cambiato, sono cambiati i tempi, gli umori e le tematiche. Prima della domanda «Come essere quebecchesi?» si chiedono: «Come essere?». Qui, si parla di memoria, di sogno, di corpo, d’arte, di attesa, d’incontri, delle irrisolte consapevolezze&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>L&#8217;antologia &#8220;Poeti del Québec&#8221;  è stata pubblicata con il sostegno </strong></p>
<h2 style="text-align: center;">della <strong>Delegazione del Québec a Roma</strong></h2>
<h3 style="text-align: center;">e con il patrocinio</h3>
<h2 style="text-align: center;">dell&#8217;<strong>Ambasciata del Canada in Italia</strong></h2>
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<p style="text-align: justify;">Il Québec è attualmente una delle due province francofone del Canada (l’altra è il Nuovo Brunswick) dove, quantunque persista ancora in molti degli abitanti un sentimento di appartenenza alle loro lontane origini francesi, la gran parte non riconosce le proprie radici esclusivamente nella cultura e nella civiltà della Francia attuale. Non è infatti possibile capire la poesia del Québec “se non si confuta subito il luogo comune” che vorrebbe in qualche modo fare di questa provincia “una sorta di specchio della Francia”. E’ vero che la lingua quebecchese può apparire ‘quasi identica’, ma quel ‘quasi’ “sprigiona colori, asperità, ed inoltre la lingua medesima si diversifica di continuo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò è appunto quanto asserisce Viviane Ciampi, la quale di questa poesia si è di recente nuovamente occupata<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> in un interessante florilegio di alcuni poeti contemporanei del Québec. Poetessa, traduttrice e saggista di pregio, nata a Lione, ma da parecchi anni residente a Genova, la Ciampi ha infatti curato un’antologia dal titolo <em>Poeti del Québec </em><em>(Edizioni Fili d’Aquilone, Roma, 2011)</em>,<em> </em>che contiene parecchie significative liriche, da lei tradotte con testo a fronte, di otto poeti della provincia in questione, scelti tra i più rappresentativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si va così dai “versi polisemici, per non dire polifonici, che oscillano tra canto e pensiero” di Paul Bélanger alla “poesia sensuale e incantatoria, per mezzo di imprevedibili magie” di Claudine Bertrand; dalla “cifra inconfondibile, ruvida e sensuale” e dalla “sintassi ribelle” di Nicole Brossard all’espressione di un profondo malessere, determinato da una crisi di identità, propria di Antonio D’Alfonso; dalla fuga assidua nella memoria, dove la ricerca del passato è lo strumento per acquisire una maggiore consapevolezza di sé, tipica di Denise Desautels all’“investigazione della soggettività”, allo scopo di “mettere in luce ciò che rimane in ombra” di Louise Dupré; dalla poesia “dell’urto, fatta di caos, di soprassalti, di singhiozzi, d’improvvise apnee” di Pierre Ouellet alla poesia nella quale tragedia e volontà di canto compiutamente si fondono, a testimonianza di un secolo nel quale “tutto va in frantumi «ma che ci chiede di esistere»” di Élise Turcotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Caratterizza tutta questa poesia la perentorietà del dire e l’originalità delle immagini, spesso di stampo surreale e di forte espressività, che pienamente risaltano anche nelle versioni della Ciampi, sempre di ottima resa. Se ne veda qualche breve esempio: “L’aube brûlait les lèvres / du jeune noyé”, <em>Tu bredouilles des insultes</em> (“L’alba bruciava le labbra / del giovane annegato”, <em>Balbetti degli insulti</em>), di Paul Bélanger; “À genoux / la nuit entre dans l’océan / pour narguer les amarres”, <em>Mine de rien</em> (“In ginocchio / la notte si addentra nell’oceano / per sfidare gli ormeggi”, <em>Come se niente fosse), </em>di Claudine Bertrand; “Je n’arrive pas à effacer / l’idée que devant le temps / feuille ou enfant / le temps répète tempête / ou labyrinthe / persone ne songe à résister”, <em>Les yeux de Woolf et de Borges</em> (“Non riesco a cancellare / l’idea che davanti al tempo / foglia o bambino / il tempo reiteri tempesta / o labirinto / nessuno sogna di resistere”, <em>Gli occhi di Woolf e di Borges</em>), di Nicole Brossard; “Tu oublies ton passé, mais le passé ne t’oublie pas”, <em>La perte de ta culture</em> (“Dimentichi il tuo passato, ma il tuo passato non ti dimentica”, <em>La perdita della tua cultura</em>), di Antonio D’Alfonso; “Immanquablement nous mourons, engluées dans nos larmes, après chaque disgrâce”, <em>Immanquablement</em> (“Immancabilmente moriamo, invischiate nelle nostre lacrime, dopo ogni sventura”, <em>Immancabilmente</em>), di Denise Desautels; “il suffit de si peu / pour raviver le corps // frémir sous la caresse / d’une voix ou d’une ville / fiévreuse, avancer // plus vite que l’ivresse / d’anciennes colères”, <em>il suffit de si peu</em> (“basta così poco / per ravvivare il corpo // fremere sotto la carezza / d’una voce o d’una città / febbrile, avanzare // più in fretta dell’ebbrezza / d’ire antiche”, <em>basta così poco</em>) di Louise Dupré; “La langue des arbres ne se parle plus / qu’au ciel celle de la terre s’exilie dans celle / du vent”, <em>La langue des arbres</em> (“La lingua degli alberi non si parla più / che in cielo quella della terra si esilia in quella / del vento”, <em>La lingua degli alberi</em>), di Pierre Ouellet; “Ce soir, l’attente va s’agripper à toi, / E tu finiras par jeter de vieux cailloux / Dans l’enceinte du temps”, <em>Ville du chaud et du froid</em> (“Stasera, l’attesa a te s’avvinghia, / e finirai col gettare vecchi sassi / nella cerchia del tempo”, <em>Città del caldo e del freddo</em>), di Élise Turcotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Completa il libro uno scritto di Bruno Roy (anch’esso tradotto da Viviane Ciampi), <em>Le stagioni della poesia del Québec</em>, che in una rapida sintesi ci offre il percorso di questa poesia, dalle origini ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">Da notare per <em>incidens</em> che su una campionatura di otto poeti ben cinque sono donne: e ciò fa sorgere spontanea la domanda se questo sia un fatto puramente casuale, che riflette l’esistenza in Québec di una preponderanza di poetesse rispetto ai poeti, oppure se tale scelta dipenda da una predilezione personale della curatrice (essendo la Ciampi poetessa in proprio), o nasca magari da qualche suggerimento dell’amica poetessa Claudine Bertrand, fondatrice dell’unica rivista tutta al femminile “Arcade” (durata 25 anni), con cui la Ciampi ha a lungo collaborato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che conta comunque è il fatto che il libro di Viviane Ciampi si offra a noi tutti come un lavoro di notevole utilità, dato che consente un approccio non superficiale a una poesia forse sinora poco conosciuta, ma che appare degna di molto interesse, per i pregevoli traguardi d’arte che in moltissimi casi consegue.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Costanti contributi alla conoscenza della poesia del Québec sono già stati offerti in passato dalla Ciampi. Si vedano in particolare alcuni articoli pubblicati in collaborazione con la poetessa Claudine Bertrand sulla rivista on line “Fili d&#8217;aquilone” (n. 6, 2007 e successivi). Un’interessante intervista a Claudine Bertrand, è inoltre apparsa, a nome di Viviane Ciampi su “Icaro”, periodico di Arte e Cultura, n. 5, 2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Liliana Porro Andriuoli </strong>    (Dal mensile Pomezia-notizie, settembre 2011)</p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>*</strong></h1>
<p style="text-align: justify;">Nel 1998 era apparsa un’<em>Antologia della poesia contemporanea del Québec</em>, a cura di Titti Folieri, per Crocetti editore. A distanza di tredici anni possiamo leggere una nuova e intensa antologia, a cura di Viviane Ciampi, <em>Poeti del Québec</em>, edita nel 2011 dalle neonate Edizioni Fili d’Aquilone. Scrive la curatrice: «Nella grande fioritura poetica del Québec (la provincia francofona del Canada) sono state scelte otto voci contemporanee di spicco, profondamente ancorate al mondo urbano, che nella loro viva esperienza hanno trovato la consapevolezza di una lingua derivata da lotte e sofferenze subìte in passato». I poeti antologizzati sono Paul Bélanger, Claudine Bertrand, Nicole Brossard, Antonio d’Alfonso, Denise Desautels, Louise Dupré, Pierre Ouellet, Élise Turcotte: otto poeti contemporanei, nati tra il 1943 e il 1957, che, tranne rare eccezioni, sono sconosciuti al lettore italiano di poesia. Ogni autore viene introdotto dalla curatrice con una breve nota critica che delinea la cifra stilistica del poeta, orientandone la lettura con un’interpretazione limpida e incisiva. Ecco i titoli “suggestivi” delle note: <em>Oltre il velo</em>, per Paul Bélanger; <em>Un senso all’insensatezza</em>, per Claudine Bertand; <em>Sul bordo rovesciato del vivere</em>, per Nicole Brossard; <em>Nutrirsi alle radici</em>, per Antonio d’Alfonso; <em>Archeologia dell’intimo</em>, per Denise Desautels; <em>La pienezza del dire</em>, per Louise Dupré; <em>Fatalità della deflagrazione</em>, per Pierre Ouellet; <em>Ritratto di una donna con bruma attorno</em>, per Elise Turcotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai versi “polisemici e polifonici” di Claude Bélanger alla “poesia sensuale e incantatoria” di Claudine Bertrand; dalla tessitura “ruvida e sensuale” di Nicole Brossard alla prosa urticante e drammatica di Antonio d’Alfonso; dalla riflessione privata e struggente di Denise Desautels alla parola prosciugata e trasgressiva di Louise Dupré; dai “soprassalti” esplosivi di Pierre Ouellet alle strategie oniriche di Elise Turcotte: tutto risuona, in questa antologia, di un’immaginazione visionaria e di una densità realista che attraversa le differenti voci, componendo un caleidoscopio di visioni e di prospettive, un “ritratto di famiglia nel Québec”, dove sogni ancestrali dell’origine e diari trasfigurati del dolore quotidiano si alternano all’interno di un tema comune: l’esilio e l’erranza. La traduzione di Viviane restituisce alla lingua italiana le giuste vibrazioni di questa poesia classica e potente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">  Viviane Ciampi, nella sua introduzione, evidenzia lo spirito di questi poeti: «…non si può evocare la loro poetica se non si confuta subito il luogo comune che dovrebbe fare del Québec una sorta di specchio della Francia. E perché dovrebbe esserlo? La lingua è quasi identica, eppure questo dato non deve trarre in inganno. Quel “quasi” sprigiona colori, asperità, e la lingua medesima si diversifica di continuo». È di quel “quasi” che ci parla l’avventura di questa antologia, un “quasi” che moltiplica le differenze di una parola poetica mai uniformata e melodica, ma sempre scossa da una violenza espressiva perturbante. Il lettore italiano si accorge di trattare con un materiale inconsueto, dove la lingua è veicolo di visioni del mondo urbano e interiore non omologate a canoni espressivi prefissati. Merito dei poeti e della traduttrice-poeta, che calibra tutte le sfumature e cerca sempre la soluzione espressiva più adeguata alla lingua italiana. I temi classici della poesia contemporanea – attesa, corpo, amore, tristezza, sogno, rivolta – inseguono più la tensione sperimentale di Jacques Dupin o di Bernard Noël che non il nitore classico di Yves Bonnefoy: cioè propongono meno una lezione sull’armonia e sulla bellezza della parola che le vibrazioni complesse di un lessico imprevedibile delle passioni umane, palpitante e multiverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggere questa antologia è un’emozione autentica per il lettore. Non ci resta che augurare lunga vita alle edizioni “Fili d’aquilone”, curate da Alessio Brandolini, che prolungano nel’incanto sempre attuale del libro lo spessore e l’originalità dell’omonima rivista telematica.</p>
<p style="text-align: justify;">Recensione di Marco Ercolani  (continua)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Recensione-Poeti-del-Québec-di-Marco-Ercolani.doc">Recensione completa Poeti del Québec di Marco Ercolani</a></p>
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]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://progettogeum.org/2011/05/10/il-sito-e-aggiornato-al-10-maggio-2011/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
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		<title>DALLA FELUCA AL REX &#8211; PREMIO ANTHIA 2011 &#8211;</title>
		<link>http://progettogeum.org/2011/05/09/premio-anthia-2011-associazione-amici-di-peagna/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 21:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[rassegna culturale]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è appena conclusa la trentesima edizione della Rassegna Libri di Liguria 2011 a cura della “Associazione Amici di Peagna” a cui hanno assistito numerosi turisti e “lo zoccolo duro” di residenti e habitués, nonostante un nubifragio imperversasse sulla zona di Savona. Avrebbe dovuto essere una settimana di grandi festeggiamenti quest’ultima Rassegna, ma le cose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia14.gif"><img class="size-full wp-image-7033" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia14.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/copertina-dalla-feluca-al-REX.jpg"><img class="size-medium wp-image-7031 alignleft" title="copertina dalla feluca al REX" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/copertina-dalla-feluca-al-REX-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si è appena conclusa la trentesima edizione della Rassegna<strong> <em>Libri di Liguria 2011</em></strong> a cura della “Associazione Amici di Peagna” a cui hanno assistito numerosi turisti e “lo zoccolo duro” di residenti e <em>habitués,</em> nonostante un nubifragio imperversasse sulla zona di Savona. Avrebbe dovuto essere una settimana di grandi festeggiamenti quest’ultima Rassegna, ma le cose non sono andate per il verso giusto, nonostante non sia venuta meno la qualità culturale delle serate condotte dal prof. <strong>Franco Gallea</strong>, presidente della suddetta associazione. Sono mancati, infatti, i finanziamenti pubblici che ogni anno davano respiro a una manifestazione unica nel suo genere e conosciuta molto al di là dei confini della Liguria  e ciò ha impedito l’assegnazione dei vari premi, tranne uno, quello del “Libro di Liguria 2011”.  La notizia è amara per chiunque non s’accontenti d’un turismo fatto di mare e ombrelloni e per i residenti che vogliano approfondire le proprie radici.  Molti ricordano, anche a distanza di tempo, gli incontri piacevolissimi, sorta di <em>talk-show</em> colti e divertenti sugli antichi mestieri, sulla letteratura in Liguria, sul teatro, sul cinema, sulle credenze popolari, sulla poesia, sui cantautori, sulle erbe mediche, sull’abbandono delle campagne, e persino… sulla patata quarantina. «I libri della rassegna di Peagna non sono necessariamente editi in Liguria, ma devono parlare di Liguria al fine di sollevare un problema», spiega il prof. Franco Gallea, critico letterario, docente di latino e greco e giornalista, che per certi versi ricorda il Bernard Pivot delle famose trasmissioni fiore all’occhiello della tv francese, <em>Apostrophe</em> e <em>Bouillon de culture</em>. Franco Gallea, da molti anni sceglie con cura i personaggi da invitare e sono ormai centinaia. Citiamo di memoria  Francesco Biamonti, Nico Orengo, Vico Faggi, Antonio Ricci, Francesco De Nicola, Enrico Testa ma anche personaggi anonimi come anziani insegnanti di scuola perfetti conoscitori del territorio in grado di farsi testimoni della Liguria, della sua gente, della sua storia per averla vissuta sulla propria pelle. Ma veniamo al premio Anthia 2011 (premio che ogni anno chiude la rassegna) destinato al libro ligure dell’anno, che è stato attribuito a un volume di grande interesse: <em>Dalla feluca al Rex </em>i cui autori sono Domenico Astengo, Alessandro Bartoli e Giulio Fiaschini, edito dalla biblioteca di Alassio e dedicato <em>in memoriam</em> a Roberto Baldassarre, il bibliotecario alassino che, tra i molti pregi ebbe quello di pubblicare raffinati volumi riguardanti la città del Muretto.  Il libro ripercorre la storia di viaggiatori sulla via  delle coste liguri attraverso brani scelti (diari, articoli) lungo un arco storico che va dal 1600 agli ultimi decenni dell’Ottocento. I viaggiatori in questione sono personaggi famosi (il mecenate del pittore Fragonard, il polemico scrittore scozzese Tobias  Smolett  o ignoti vagabondi, spesso in balia di pirati o furbetti – c’erano anche allora–, di tempeste e malattie, in racconti talvolta drammatici, talvolta esilaranti. Un libro da leggere e da gustare anche per il mirabile apparato iconografico.</p>
<p style="text-align: justify;">Viviane Ciampi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ABBASSO L&#8217;UTILE di Bernard Noël</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 22:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Bernard Noël saggista, critico d’arte e poeta, nato nel 1930, vive a Mauregny nel nord della Francia. Intellettuale a tutto tondo che ha segnato e segna in maniera incisiva la vita culturale francese. Ha esordito nel 1958 ed oltre ad una cinquantina di opere (poesia, saggistica, narrativa, teatro) ha diretto coraggiose collane di poesia (Flammarion, Fata Morgana). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/01/bandiera-francese1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2971" title="bandiera-francese1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/01/bandiera-francese1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/bernardnoel.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4298 alignleft" title="bernardnoel" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/bernardnoel-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bernard Noël</strong> saggista, critico d’arte e poeta, nato nel 1930, vive a Mauregny nel nord della Francia. Intellettuale a tutto tondo che ha segnato e segna in maniera incisiva la vita culturale francese. Ha esordito nel 1958 ed oltre ad una cinquantina di opere (poesia, saggistica, narrativa, teatro) ha diretto coraggiose collane di poesia (Flammarion, Fata Morgana).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nell’universo della comunicazione, tutte le parole sono trappole a cominciare dalla stessa parola “comunicazione” che, neanche tanto tempo fa, designava la parte migliore della relazione tra gli umani: si aureolava così di un carattere sacro mentre indica oramai uno spazio di scambio dove contano soltanto la propaganda e il commercio. La “comunicazione” trovava un tempo il suo senso in uno stato di apertura verso l’esterno che corrispondeva alla nostra capacità di espressione, e costituiva la base della nostra umanità. È quindi particolarmente significativo che il mondo odierno si focalizzi su questo elemento fondamentale. Abbiamo coscienza di trovarci di fronte a una modifica radicale al punto che la natura umana si modifica installando un appetito di consumo laddove, da sempre, la nostra interiorità aveva stabilito la sua sede&#8230;&#8221;    <em>(traduzione di Viviane Ciampi)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/01/Abbasso-lutile.doc">Abbasso l&#8217;utile</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/01/A-BAS-L’UTILE .doc">A  BAS  L’UTILE </a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>IL MONDO FANTASTICO DI LUIGI INTORCIA</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 22:38:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte figurativa]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Entrare nel mondo disegnato, o meglio, reinventato da Luigi Intorcia è come penetrare in una foresta capace di moltiplicarsi, in cui ogni albero, assumendo valore archetipico, potesse esporre con voce propria la sua essenza e la sua radice. Ha iniziato a disegnare prestissimo, già da bambino, osservando pietre, foglie, piante di qualunque genere, tronchi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia11.gif"><img class="size-full wp-image-6520 alignleft" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Foto-LuigiIntorcia1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6521 alignleft" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Foto-LuigiIntorcia1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Entrare nel mondo disegnato, o meglio, <em>reinventato</em> da Luigi Intorcia è come penetrare in una foresta capace di moltiplicarsi, in cui ogni albero, assumendo valore archetipico, potesse esporre con voce propria la sua essenza e la sua radice.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha iniziato a disegnare prestissimo, già da bambino, osservando pietre, foglie, piante di qualunque genere, tronchi, cortecce. Erano (e sono tutt’ora) gli stessi solchi, rilievi, proliferazioni, linee d’ogni sorta rilasciati da questi materiali e offerti con generosità dalla natura a ispirarlo: “Mi raffiguravo questi personaggi mentre uscivano come negativi impressi su questi materiali”, ci racconta il giovane artista. Quando parla di “personaggi”, si riferisce in particolare al mondo fiabesco dell’infanzia popolato dagli elfi e dalle fate “che escono dalle tavole come volessero farsi accarezzare dai pennelli”; rappresenta figure mitologiche che invitano a entrare in mondi onirici, misteriosi.  Questo per l’imprinting.  Ma è affascinato da tutti i messaggi che Madre Terra ci invia e li accoglie con sguardo innocente e amorevole, non sprovvisto di sottile inquietudine. Il lato atemporale delle scene e dei personaggi, caratterizza tutta l’opera dell’autore. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Le “tavole” di legno o illustrazioni su carta (riciclata) che Luigi Intorcia ci propone sono solo un assaggio e fanno parte di un vasto progetto di libro sulla natura, un inno al suo pulsare vitale. Il libro è suddiviso in varie parti di cui alcune sottolineate dai testi di feconda intuizione della giovane poetessa belga Aurore Dambremont la quale ha grande affinità col mondo favolistico ragion per cui non costituiscono un semplice ornamento.</p>
<p style="text-align: justify;">(Nota di Viviane Ciampi)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/4-tavola-4-.jpg"><img class="size-medium wp-image-6527 alignleft" title="4 tavola 4" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/4-tavola-4--188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/6-autunno.jpg"><img class="size-medium wp-image-6529 alignright" title="6 autunno" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/6-autunno-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a><strong> </strong></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/8-Madre-Natura.jpg"><img class="size-medium wp-image-6538 alignleft" title="8 Madre Natura" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/8-Madre-Natura-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Intorcia-elemento.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6545" title="Intorcia elemento" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Intorcia-elemento-168x300.jpg" alt="" width="168" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Intorcia-dentro-i-boschi.jpg"><img class="size-medium wp-image-6547 alignleft" title="Intorcia dentro i boschi" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Intorcia-dentro-i-boschi-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/5-Tavola-5..jpg"><img class="size-medium wp-image-6548 alignleft" title="5 Tavola 5." src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/5-Tavola-5.-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luigi Intorcia</strong>, vive e lavora a Torino; partecipa a  vari festival di Fantasy (Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi).  Illustratore, disegnatore, pittore (olio, acquerelli, matite,  carboncino)  scultore, fotografo, lavora attorno alla scrittura per  l’infanzia (ma non solo) collaborando con scrittori e artisti. Disegna  su diversi supporti come carta, pergamena, ogni tipo di legno e  corteccia, ma è sempre aperto alle nuove tecniche che si affacciano  all’orizzonte.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>LA PRESENZA DEI CLASSICI NELLA POESIA DI ELIO ANDRIUOLI &#8211; di Fabiola Caloia</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 10:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Elio Andriuoli è un poeta limpido e delicato, la cui voce si accinge a varcare con immutata freschezza i cinquant&#8217;anni di presenza nella nostra letteratura. Estraneo a ogni impostazione di scuola, e sempre fedele a una personale vocazione lirica, ha gemmato in ormai numerose raccolte l&#8217;intero arco di un&#8217;esistenza materiata di incontri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia12.gif"><img class="size-full wp-image-6631 alignleft" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Italia12.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/foto-andriuoli.jpg"><img class="size-medium wp-image-6645 alignleft" title="foto andriuoli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/foto-andriuoli-202x300.jpg" alt="" width="138" height="205" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Copertina-libro-di-Andriuoli.jpg"><img class="size-medium wp-image-6632 alignleft" title="Copertina libro di Andriuoli" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/05/Copertina-libro-di-Andriuoli-198x300.jpg" alt="" width="247" height="374" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Elio Andriuoli</strong> è un poeta limpido e delicato, la cui voce si accinge a varcare con immutata freschezza i cinquant&#8217;anni di presenza nella nostra letteratura. Estraneo a ogni impostazione di scuola, e sempre fedele a una personale vocazione lirica, ha gemmato in ormai numerose raccolte l&#8217;intero arco di un&#8217;esistenza materiata di incontri umani e letterari, piccole meraviglie quotidiane, e, soprattutto, un grande amore che illumina di pace e serenità il cerchio dell&#8217;intimità domestica.</p>
<p style="text-align: justify;">(Frammento della prefazione di Alessandro Fo)</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Augusto Forin &#8211; Aspirina Metafisica</title>
		<link>http://progettogeum.org/2011/04/09/augusto-forin-aspirina-metafisica/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 23:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[cantautori]]></category>

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		<description><![CDATA[È uscito il CD Aspirina Metafisica di Augusto Forin MENTRE LA VITA SCIVOLA LIQUIDA di Viviane Ciampi Augusto Forin fa parte degli autori-compositori-interpreti appartenenti al sorprendente terroir ligure e ci consegna un album, Aspirina Metafisica, dal retrogusto agrodolce e garbati nonsense, dandoci una lezione di sopravvivenza, di questi tempi, affatto trascurabile.  Forin possiede, in musica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Copertina-Fiorin-aspirina_fronte.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6778" title="Copertina Fiorin aspirina_fronte" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Copertina-Fiorin-aspirina_fronte-300x100.jpg" alt="" width="349" height="116" /></a></p>
<h2 style="text-align: center;">È uscito il CD <em>Aspirina Metafisica </em>di Augusto Forin</h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Foto-augusto-fiorin-per-progettogeum.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6779" title="Foto augusto fiorin per progettogeum" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2011/06/Foto-augusto-fiorin-per-progettogeum-300x104.jpg" alt="" width="231" height="80" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>MENTRE LA VITA SCIVOLA LIQUIDA</strong></p>
<p style="text-align: center;">di Viviane Ciampi</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Augusto Forin</strong> fa parte degli autori-compositori-interpreti appartenenti al sorprendente <em>terroir</em> ligure e ci consegna un album, <em>Aspirina Metafisica,</em> dal retrogusto agrodolce e garbati nonsense, dandoci una lezione di sopravvivenza, di questi tempi, affatto trascurabile.  Forin possiede, in musica e in parole, una originalità non sbandierata, non urlata, o dozzinale bensì discreta e sottile,  grave e ironica. Più che dinanzi a un disco ci troviamo in un luogo di libertà. Gilles Deleuze sosteneva che entrare nel sogno di qualcuno appare la cosa più difficile da attuare. Eppure è  proprio quello che tenta Forin: farci entrare nei suoi sogni, anche i più strampalati, e permetterci di viaggiare nel suo oriente del nord, luogo della grande avventura comune, dove tutto ha il sapore dell’effimero come le “sculture di mollica” i “numeri facili da giocare” e persino una Francia così vicina che sta “in fondo a un martedì”, telefoni che non squillano ma anche se non squillano non se ne farà un vero dramma. Si soffrirà, certo; ma alla maniera ligure, con disperazione contenuta. Qui, “il tempo che passa le cose le sposta” e null’altro sembra fare il tempo, il tempo indefinibile di proustiana memoria: ci fa progredire nella noia di amicizie e amori mordi e fuggi e ci spinge con dolcezza al capolinea. A proposito di capolinea non mancano gli autobus in questo album: “sto aspettando ormai da un’ora su questa pensilina un autobus che non arriva” (brano tratto da una poesia del poeta- cabarettista genovese, Massimo Gaviglio, noto anch’egli per i suoi monologhi teneri e surreali. “Quando scendi da un autobus pensami” dice ancora Forin a una ragazza, in una canzone che parrebbe d’amore ma interpretabile anche come denunzia dei rapporti superficiali e frettolosi. Ma lui non si perde d’animo. Tuttavia  dà spesso l’idea di trovarsi solo di fronte al mondo che racconta e osserva, negli inquieti luoghi di passaggio che popolano il suo dire, il suo cantare (semafori, treni notturni, strade intrise di pioggia, passaggi pedonali) nella speranza che qualcosa (ma cosa?) potrebbe cambiare. Notiamo anche un autobus fabbricato (solo nel testo) dalla sempre riconoscibile e graffiante penna dell’autore-compositore-interprete Max Manfredi (che si diverte un mondo a far capolino anche con la voce negli album degli amici talentuosi) capace di passare dal tono eroico al quotidiano, vincitore del Premio Tenco 2010: “[…] quello (l’autobus) parte per quartieri fuori mano / scodinzolando sulla rotta di Magellano / tu te ne accorgi che sei sempre più lontano al capolinea”. Le musiche sono un piacevole connubio di jazz, pop melodico e ritmi latini. E tutto finisce come doveva finire, alla maniera del Gaber di “quasi quasi mi faccio uno shampoo”, ovvero nell’effimero, nell’attesa di non si sa bene cosa, nell’opacità, ma nell’ opacità non proprio sgomenta: prende forma nel fumo di una sigaretta che sta finendo, come stanno finendo le illusioni, come finirà il trambusto esistenziale;  ma si sa, pare dirci Augusto Forin con la salvifica ironia che gli è congeniale,  meglio far finta di non crederci. Lunga vita, dunque a questa <em>Aspirina metafisica </em>(titolo che nasce da un verso di Jodorosky)<em> </em>che potrebbe, non dico guarire dai mali esistenziali, ma farci star meglio, abbassare la febbre dovuta al difficile vivere qui e ora.</p>
<p style="text-align: center;"><strong> L&#8217;album è stato realizzato da:</strong></p>
<p style="text-align: center;">Augusto Forin,  Pino Parello, Roberto Logli,</p>
<p style="text-align: center;">Paolo De Gregorio, Marica Pellegrini, Marco Fadda,</p>
<p style="text-align: center;">Francesca Rapetti, Elena Cimarosti, Paolo Cogorno, Luca Cimadomo, Max Manfredi</p>
<p style="text-align: center;">È stato registrato e mixato presso gli studi Maccaja di Genova</p>
<p style="text-align: center;">da Alessandro Caforio e Paolo Cogorno</p>
<p style="text-align: center;">Assistente alla regia Gabriele Tiezzi</p>
<p style="text-align: center;">Produzione artistica Augusto Forin e Paolo Cogorno</p>
<p style="text-align: center;">Testi e musica di Augusto Forin, arrangiamenti di Roberto Logli</p>
<p style="text-align: center;">Un grazie alla SOMS di Sussisa per le riprese d&#8217;ambiente</p>
<p style="text-align: center;">Fotografia di Patrizia Biaghetti</p>
<p style="text-align: center;">Realizzazione  ilpigiamadelgatto</p>
<p style="text-align: center;">www.aspirinametafisica.com</p>
<p style="text-align: center;">www.augusto.forin.name</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>RONALD MENTI &#8211; Il gesto creativo</title>
		<link>http://progettogeum.org/2010/09/28/ronald-menti-il-gesto-creativo/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 20:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art Photographer]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Perché ho scelto il mezzo di creazione e rappresentazione digitale? Fino agli inizi del 2000 ho usato i mezzi tradizionali: acrilici e olio, servendomi di cavalletto, tela, tavolozza e colori, ma quando il software del computer ha raggiunto il grado di perfezione che prima non aveva, ho iniziato ad usare il mezzo digitale. Ne sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/10/Foto-di-Ronald-Menti.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4805" title="Foto di Ronald Menti" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/10/Foto-di-Ronald-Menti-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/bandiera-animata-Italia.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-5274" title="bandiera animata Italia" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/bandiera-animata-Italia.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Perché ho scelto il mezzo di creazione e rappresentazione digitale? Fino agli inizi del 2000 ho usato i mezzi tradizionali: acrilici e olio, servendomi di cavalletto, tela, tavolozza e colori, ma quando il software del computer ha raggiunto il grado di perfezione che prima non aveva, ho iniziato ad usare il mezzo digitale. Ne sono rimasto subito affascinato e ho continuato ad usarlo. Non occorrono cavalletto, colori, tele, o studi immensi. Con il digitale occorre solo una stanza, con una stazione grafica.  La fatica fisica si è ridotta al minimo. Pensate di dover dipingere un quadro di quattro-cinque metri quadrati su scomode impalcature. Con il computer si può realizzare un quadro di qualsiasi dimensione, dipingendo con pennello virtuale sul monitor, per poi stamparlo su tela.  I programmi software più diffusi offrono migliaia di pennelli virtuali di ogni tipo (matite, pennelli, spatole, aerografi, spugne ecc.) in due e tre dimensioni. I colori sono milioni. Si possono ottenere tutti i tipi di effetti desiderati (texture, renderizzazioni, tipi di tele, ecc.). Fate il confronto con il dover mescolare manualmente ogni colore.  Prima della stesura definitiva dell’opera, il pittore digitale può realizzare decine di bozzetti salvandoli tutti nella memoria del computer, per poi effettuare i ritocchi finali su quello prescelto. Per contro pensate, ad esempio, ai pittori che devono fare decine di bozzetti, per poi utilizzarne uno solo.  Recentemente, di fronte alla diffusione esponenziale dei pittori digitali, quelli tradizionali hanno incrementato la tecnica di rendere tridimensionale la tela, quasi fosse un &#8220;bassorilievo&#8221;; le rappresentazioni sono le più varie: estroflessioni, aggiunta sulla tela di oggetti diversi, quali ferro, stoffa, e materiali vari). Effettivamente, la pittura al computer non consente questo; tuttavia nulla vieta al pittore digitale di operare manualmente queste aggiunte, dopo aver realizzato al computer e stampato su tela il proprio lavoro. Purtroppo la pittura digitale, trova ancora molti detrattori: l’accusa più frequente è che i quadri “a farli è il computer”. Niente di più falso: Il computer rende il lavoro più veloce, riduce moltissimo la fatica fisica, ti aiuta a stendere il colore omogeneo in pochi secondi su vaste superfici, ti aiuta molto nei ripensamenti, ma non può assolutamente aiutarti nella creatività dell’opera, che risiede esclusivamente nella mente e nello spirito. A coloro che si schierano, con intransigenza contro Photoshop rispondo che Photoshop è un modo di vedere il mondo; quasi ogni persona può, infatti, scattare una fotografia mentre solo alcune persone hanno la capacità di “modellare una fotografia”. Mi piace definire tutto ciò con una semplice parola: creatività! Gli artisti possono colorare il cielo di rosso perché essi sanno benissimo che è blu… al contrario, i non artisti si vedono costretti a colorare le cose come sono veramente per paura che la gente possa pensare che sono stupidi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/10/Ronald-Menti-Black-hole-Geneva-10-September-2008-ESPLORARE-LA-QUARTA-DIMENSIONE.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4810" title="Ronald Menti  -  Black hole Geneva 10 September 2008 - ESPLORARE LA QUARTA DIMENSIONE" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/10/Ronald-Menti-Black-hole-Geneva-10-September-2008-ESPLORARE-LA-QUARTA-DIMENSIONE-300x252.jpg" alt="" width="300" height="252" /></a></p>
<p>Altre opere di Ronald Menti  si possono vedere su:</p>
<p>http://www.flickr.com/people/ronald_menti/</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LE ACQUE MAGNETICHE e INCIAMPI di Viviane Ciampi</title>
		<link>http://progettogeum.org/2010/09/28/le-acque-magnetiche-di-viviane-ciampi/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 00:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconto + libretto poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Frontignan - étang d&#8217;Ingril foto di Laurent Delemotte Le acque magnetiche    (racconto) &#160; Vi è un gesto non privo di conseguenze – una bravata – che molti di noi avranno sperimentato da bambini: consiste nel tirare un sasso in direzione di una finestra. Di solito le schegge di vetro cadono a terra in mille [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/06/Foto-Tae-di-Clo-bellissima-2009.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-2088" title="Foto Tae di Clo bellissima 2009" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/06/Foto-Tae-di-Clo-bellissima-2009-199x300.jpg" alt="Foto Tae di Clo bellissima 2009" width="199" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/bandiera-francese.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1822" title="bandiera francese" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/bandiera-francese.gif" alt="bandiera francese" width="68" height="50" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.italian-poetry.org/bandiera11.gif" alt="" width="68" height="50" /></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/06/Foto-buona-per-Geum-Acque-magnetiche.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1985" title="Foto buona per Geum Acque magnetiche" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/06/Foto-buona-per-Geum-Acque-magnetiche-300x199.jpg" alt="Foto buona per Geum Acque magnetiche" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Frontignan - étang d&#8217;Ingril</strong><br />
foto di Laurent Delemotte</p>
<p><strong> <a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/LE-ACQUE-MAGNETICHE.doc">Le acque magnetiche    (racconto)</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/Copertina-buona-Inciampi2.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-1976" title="Copertina buona Inciampi" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/02/Copertina-buona-Inciampi2-225x300.jpg" alt="Copertina buona Inciampi" width="225" height="300" /></a> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vi è un gesto non privo di conseguenze – una bravata – che molti di noi avranno sperimentato da bambini: consiste nel tirare un sasso in direzione di una finestra. Di solito le schegge di vetro cadono a terra in mille frammenti, ma può succedere, cambiando il punto d’impatto, che – pur scheggiato – il vetro rimanga miracolosamente al suo posto ancorato alla finestra. Ma da dove ci arriva l’istinto di tirare la pietra? Forse è inutile che si sappia?  Di queste incertezze è composto il destino umano: istanti di felicità, tremori, bruschi risvegli di dolore. Più in là nel tempo, si cammina, si canta, si ama, si spera, si trova l’equilibrio anche attraverso gli inevitabili ma salutari inciampi. E nell’inciampare sul sentiero, non viene meno quella curiosa tendenza a controllare di che pietra si è stati vittima. Tuttavia, sulla strada, magari a stemperare il sentimento di “finitudine”, si potrebbe incontrare la meraviglia: un volto smarrito nel paesaggio, una moltiplicazione di lingue, una parola vera sulla superficie di vivere.    (Nota di Viviane Ciampi)</p>
<p><strong><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2009/06/Frammento-di-Inciampi.doc">Frammento di Inciampi    (poesie)</a> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Viviane Ciampi</strong>, francese d’origine toscana, è nata a Lione ma da tempo vive a Genova dove lavora, traduce e si traduce. Ha ricevuto premi in vari concorsi di poesia, prosa e favole in Italia e, a Dublino, il Premio degli Editori conferitole dall’Istituto Italiano di Cultura.È presente in antologie e riviste nazionali ed estere. Collabora come traduttrice e interprete al Festival Internazionale di Poesia di Genova e Alliance Française della stessa città. Nel 2008 ha tradotto dall’italiano al francese un’antologia di poesie di Alda Merini per la rivista annuale<em>Inuits dans la Jungle</em>(Ed. Castor Astral). È redattrice della rivista multiculturale <em>Icaro,</em><em> </em>e delle riviste on line <em>Fili d’aquilone </em><a href="http://www.filidaquilone.it/" target="_blank">www.filidaquilone.it</a>  e  <em>Progettogeum  </em><a href="http://www.progettogeum.org/">www.progettogeum.org</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 12px;"><strong><br />
</strong></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Edinei Montingelli &#8211; L&#8217;arte dell&#8217;ironia</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 22:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[arti visive]]></category>

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		<description><![CDATA[Edinei Montingelli è nato nel 1948 a Campinas, São Paulo, in Brasile. Laurea in Comunicazione Visiva presso la Scuola di Arti Visive, Fundação Armando Alvares Penteado a San Paolo. Ha lavorato come Art Director in Agenzie pubblicitarie e Studios  creativi. Attualmente lavora presso il proprio studio a  São Paulo. Si occupa di Promotional Marketing e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="file:///C:/Users/CANNIZ%7E1/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-1.png" alt="" /></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/TUTTO.pdf"></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/bandiera-animata-del-Brasile1.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-5300" title="bandiera animata del Brasile" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/bandiera-animata-del-Brasile1.gif" alt="" width="90" height="62" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/Edinei-foto-sua.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5301" title="Edinei foto sua" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/Edinei-foto-sua.jpg" alt="" width="157" height="160" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Edinei Montingelli</strong> è nato nel 1948 a Campinas, São  Paulo,  in  Brasile. Laurea in Comunicazione Visiva presso la  Scuola di Arti   Visive, Fundação Armando Alvares Penteado a San Paolo.  Ha  lavorato  come Art Director in Agenzie pubblicitarie e Studios   creativi.  Attualmente lavora presso il proprio studio a <em> São Paulo.</em> Si  occupa di Promotional Marketing e  Comunicazione. Alcune sue opere  sono  esposte in diverse Gallerie, come la galleria  Bluecanvas. Il sito dove si possono ammirare le sue opere è Flickr</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/Edinei-quinta-foto-foto.jpg"><br />
</a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/Edinei-seconda-foto-foto2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5310" title="Edinei seconda foto foto" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/09/Edinei-seconda-foto-foto2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Diritti riservati. Vietata la riproduzione, anche parziale.</strong></p>
<p><strong>All rights reserved.<br />
Prohibited the reproduction of the photographs</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>STEFANO DI LORITO</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 22:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Di Lorito è nato a Genova il 31 Dicembre 1963. Da più di 20 anni si occupa di illustrazione, grafica e pittura, attività che porta avanti parallelamente al suo impegno letterario, soprattutto nel campo della poesia. Come pittore ha partecipato a molte esposizioni, personali e collettive. Le sue opere sono presenti in collezioni private [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia15.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3635" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia15.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Foto-di-Stefano-Di-Lorito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3636" title="Foto di Stefano Di Lorito" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Foto-di-Stefano-Di-Lorito-282x300.jpg" alt="" width="172" height="182" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Stefano Di Lorito è nato a Genova il 31 Dicembre 1963. Da più di 20 anni si occupa di illustrazione, grafica e pittura, attività che porta avanti parallelamente al suo impegno letterario, soprattutto nel campo della poesia. Come pittore ha partecipato a molte esposizioni, personali e collettive. Le sue opere sono presenti in collezioni private in Italia, Francia, Inghilterra e Spagna. Il percorso pittorico dell&#8217;artista si sviluppa attraverso differenti formalismi, che vanno dalla figurazione all&#8217;astrattismo, riconoscibili in distinti filoni, ognuno dei quali contiene precise riflessioni sulla vita, sulla società, sulla cultura e sull&#8217;arte stessa. Egli stesso definisce il suo approccio all&#8217;arte come &#8220;trans-metafisico&#8221;. La tecnica preferita da Stefano Di Lorito è l&#8217;olio su tela, anche se non disdegna le sperimentazioni con materiali differenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Stefano-Di-Lorito-ATTRAZIONE1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3639" title="Stefano Di Lorito ATTRAZIONE" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Stefano-Di-Lorito-ATTRAZIONE1-225x300.jpg" alt="" width="270" height="360" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Stefano-di-Lorito-biografia.doc"></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Stefano-Di-Lorito-critiche1.doc">Stefano Di Lorito.  critiche</a></p>
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		<title>MARIA GRAZIA LUNGHI</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 22:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Maria Grazia Lunghi vive ed opera nella sua città, Roma. Inizia la sua attività negli anni &#8217;70. Nel 1974 entra a far parte dell&#8217;Associazione culturale “Magazzini Generali”, attiva su un ampio spettro di arti e culture, nel tentativo di portare l&#8217;arte in strada, viva e vivace come nella Parigi di fine &#8217;800. Tentando, con questo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Biografia-di-Maria-Grazia-Lunghi.doc"></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia13.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3594" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia13.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Foto-Maria-Grazia-Lunghi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3655" title="Foto Maria Grazia Lunghi" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Foto-Maria-Grazia-Lunghi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Maria Grazia Lunghi </strong>vive ed opera nella sua città, Roma. Inizia la sua attività negli anni &#8217;70. Nel 1974 entra a far parte dell&#8217;Associazione culturale “Magazzini Generali”, attiva su un ampio spettro di arti e culture, nel tentativo di portare l&#8217;arte in strada, viva e vivace come nella Parigi di fine &#8217;800. Tentando, con questo, una strada diversa rispetto alle logiche più aberranti del mercato, lontana dai circuiti ufficiali canonizzati. Da qui le prime mostre nei bar, nelle piazze, ma anche un continuo incontro e confronto di idee, di esperienze, di progetti per un diverso modo di fare e proporre arte. L&#8217;esigenza di comunicazione diretta, non mediata da percorsi obbligati, si riflette nella sua esperienza pittorica che, fin da allora, offre a chi osserva la possibilità di ripercorrere con immediatezza la sua avventura interiore: una tendenza all&#8217;espressione confidenziale dei propri stati emotivi, che si trasmette dapprima attraverso immagini forti, incisive, crude. Immagini di cose,oggetti, elementi comunque riconoscibili anche se inseriti in un contesto ambiguo, evanescente, costellato di piccole macchie incongrue, di sottile inquietudine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/RICORDI-DEL-MAGHREB-WEB-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3596" title="RICORDI DEL MAGHREB WEB-1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/RICORDI-DEL-MAGHREB-WEB-1-145x300.jpg" alt="" width="145" height="300" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial;">&#8220;Ricordi del  Maghreb&#8221;</span></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Biografia-di-Maria-Grazia-Lunghi1.doc">Biografia di Maria Grazia Lunghi<br />
</a></p>
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		<title>ADA TORRENTE</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 21:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ada Torrente è nata nel 1984 a Pietrasanta. Si diploma in pittura nel 2007, presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Carrara. Seppur giovanissima ha già partecipato a diverse mostre:   2004,  IN FIERI Accademia di Belle Arti &#8211; Carrara; 2007,  PER CASO collettiva Caffé Kandinskji &#8211; Carrara; 2007, MITHOPOIESIS collettiva Salone Germinal &#8211; Carrara;  2008, CRACK [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia16.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3678" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia16.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Nereide-1-CENTRO_china-e-inchiostri-colorati_30x30e1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3682" title="Nereide 1 CENTRO_china e inchiostri colorati_30x30e" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Nereide-1-CENTRO_china-e-inchiostri-colorati_30x30e1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Ada-Torrente.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3697" title="Ada Torrente" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Ada-Torrente-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Ada Torrente</strong> è nata nel 1984 a  Pietrasanta. Si diploma in pittura nel 2007, presso l&#8217;Accademia di Belle  Arti di Carrara. Seppur giovanissima  ha già partecipato a diverse mostre:   2004,  IN FIERI Accademia di  Belle Arti &#8211; Carrara; 2007,  PER CASO collettiva Caffé Kandinskji &#8211;  Carrara; 2007, MITHOPOIESIS collettiva Salone Germinal &#8211; Carrara;  2008,  CRACK collettiva &#8211; Roma; 2009, ARTE DONNA collettiva  &#8211; Livorno; 2009,  CRACK collettiva-  Roma; 2010, CRISI collettiva Associazione Soqquadro e  Vista arte &#8211; Roma.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>SANTO PAOLO GUCCIONE</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 21:01:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[scultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Santo Paolo Guccione è nato a Grammichele (CT) dove vive e lavora. Dal 1970 al 1975 ha diretto  il Centro d’Arte “Nuovo Sud” di Caltagirone. Suo Maestro fu il Prof. Michele Gulle (scultore). Ha studiato presso l’Istituto Regionale d’Arte “Raffaele Libertini” di Grammichele, dove  ha insegnato dal 1967 al 1996, Arte Applicata  per l’Arredamento. Ilio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia12.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3570" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia12.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Santo Paolo Guccione </strong>è nato a Grammichele (CT) dove vive e  lavora. Dal 1970 al 1975 ha diretto  il Centro d’Arte “Nuovo Sud” di  Caltagirone. Suo Maestro fu il Prof. Michele Gulle (scultore). Ha  studiato presso l’Istituto Regionale d’Arte “Raffaele Libertini” di  Grammichele, dove  ha insegnato dal 1967 al 1996, Arte Applicata  per  l’Arredamento.</p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Ilio-Persis-1-46x39x80-1000-x-1333-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3571" title="Ilio Persis 1-46x39x80 (1000 x 1333)-2" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Ilio-Persis-1-46x39x80-1000-x-1333-2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;">Ilio Persis 1- 46x39x80 (1.000 x 1.333)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Biobibliografia-di-Santo-Paolo-Guccione.doc">Biobibliografia di  Santo Paolo Guccione</a></p>
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]]></content:encoded>
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		<title>GIAN CARLO PARDINI &#8211;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 20:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Gian Carlo Pardini è nato a Carrara il 20 Marzo 1961. Dal 1985, dopo aver ottenuto il diploma di dizione  presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano, inizia a dedicarsi al teatro sia in veste di attore, aiuto regista che autore  dei testi rappresentanti  (Compagnia Teatro Brillante). Le sue commedie colme di  equivoci, colpi di scena, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia11.gif"><img class="size-full wp-image-4014 alignleft" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Foto-Pardini.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4016 alignleft" title="Foto Pardini" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Foto-Pardini-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gian Carlo Pardini </strong>è nato a Carrara il 20 Marzo 1961. Dal 1985, dopo aver ottenuto il diploma di dizione  presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano, inizia a dedicarsi al teatro sia in veste di attore, aiuto regista che autore  dei testi rappresentanti  (Compagnia Teatro Brillante). Le sue commedie colme di  equivoci, colpi di scena, intrecci intelligenti e divertenti hanno appassionato molte   compagnie amatoriali italiane che dal 1997 le stanno  rappresentando con notevole successo.<br />
Alcuni titoli del suo repertorio: Assassinate la zitella, Portami il vampiro, Purga e cioccolato, Una cascata di sorelle –  (per ulteriori informazioni cliccare i titoli su Internet) -  (autore teatrale pos. siae  n. 9016013100). Ha partecipato a due premi Solinas (racconti per il cinema e sceneggiatura). Nel 2009 ha sceneggiato interpretato e  diretto il corto cinematografico  “Passione  di Marmo”  in concorso al “David di Donatello 2010” e al “Filmcaravan Imperia short film festival”.</p>
<p style="text-align: justify;">Decontestualizzazione e trasformazione, una delle chiavi di lettura delle opere pittoriche di <strong>Gian Carlo Pardini</strong>. Un gioco sottile che diverte e incuriosisce l’osservatore che deve individuare quali e come i capi intimi vengono inseriti nell’opera diventando ciò che il pensiero dell’artista vuole. Un gioco che diventa provocazione, uno strumento adatto a favorire il dialogo.  (Nota di Loredana Trestin)</p>
<p style="text-align: justify;">L’artista sarà presente all’inaugurazione della sua mostra personale il 19 giugno 2010 nella galleria Immagine e Colore di Vico del Fieno 21r a Genova.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Pardini-fuga-dalla-sessualità.jpg"><img class="size-medium wp-image-4019 alignleft" title="Pardini fuga dalla sessualità" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Pardini-fuga-dalla-sessualità-161x300.jpg" alt="" width="161" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: center;"></h2>
<p style="text-align: center;">
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		<title>CALOGERO CARBONE &#8211;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 20:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[pittura]]></category>

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		<description><![CDATA[La ricerca artistica di Calogero Carbone resta ancorata ad elementi figurativi  in quanto egli ritiene, così come postulato dalla Transavanguardia che: “Al di là di ogni tipo di provocatorio sperimentalismo, ma anche di ogni nostalgico ritorno al passato, con l&#8217;uso di un linguaggio forte ed intenso, innovativo, dal segno graffiante, dal colore vivido, dall&#8217;impronta vagamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia11.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3557" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Italia11.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Calogero-Carbone-foto.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3559" title="Calogero Carbone foto" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Calogero-Carbone-foto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La ricerca artistica di <strong>Calogero Carbone</strong> resta ancorata ad elementi figurativi  in quanto egli ritiene, così come postulato dalla Transavanguardia che:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Al di là di ogni tipo di provocatorio sperimentalismo, ma anche di ogni nostalgico ritorno al passato, con l&#8217;uso di un linguaggio forte ed intenso, innovativo, dal segno graffiante, dal colore vivido, dall&#8217;impronta vagamente surrealista, la Transavanguardia cerca saldi legami con la tradizione storica, con la pittura, la scultura, la figurazione, con una rappresentazione che ha come aspirazione finale una simbiosi emotiva di carattere cosmico, accessibile solo attraverso l&#8217;arte.”<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’artista si esprime con toni a volta ironici a volta passionali, visionari o ambiguamente rappresentativi, nostalgici o aggressivamente polemici, senza una ricerca “aprioristica”  di uno stile univoco e riconoscibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Calogero-Carbone-Ideologie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3561" title="Calogero Carbone Ideologie" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Calogero-Carbone-Ideologie-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Biografia-Calogero-Carbone-2009.doc">Biobibliografia Calogero Carbone </a></p>
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		<title>NABIL AL &#8211; ZEIN</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 19:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[(…) Questo è un libro semplice, un libro forse fin troppo ingenuo nella sua prosa e nei suoi scopi. Ma è un libro pulito, un libro importante. Da far leggere e da discutere. Quando la nostra opinione pubblica sarà in grado di discutere in modo adeguato questi argomenti, avremo fatto un grande passo in avanti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Nabil-Copertina-Il-Sogno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3628" title="Nabil - Copertina Il Sogno" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Nabil-Copertina-Il-Sogno-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/il_sogno_copertina_retro_mini-1.jpg"><img class="alignleft  size-full wp-image-3632" title="il_sogno_copertina_retro_mini-1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/il_sogno_copertina_retro_mini-1.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(…) Questo è un libro semplice, un libro forse fin troppo ingenuo nella sua prosa e nei suoi scopi. Ma è un libro pulito, un libro importante. Da far leggere e da discutere. Quando la nostra opinione pubblica sarà in grado di discutere in modo adeguato questi argomenti, avremo fatto un grande passo in avanti. E forse la pace, una pace secondo giustizia, sarà vicina.  (<strong>Franco Cardini</strong>)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Nabil-biografia.doc">Biografia</a></p>
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]]></content:encoded>
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		<title>ANTONIO TASCHINI &#8211;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 13:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA["disegno pittura ceramica"]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Epaminonda&#8221; 37x37x37 &#8211; argilla refrattaria, ossidi, smalti, engobbi &#8220;Siwa&#8221; 65x20x19 &#8211; argilla refrattaria, ossidi, smalti, engobbi (sono visibili su Youtube dei video, digitando Antonio Taschini oppure &#8220;Terraria&#8221;. Figlio d’arte, il padre è architetto, pittore, ebanista, vive una spiccata atmosfera artistica sin da piccolo, che gli offre una cultura creativa multiforme. I suoi studi accademici sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3973" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia1.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-Antonio-Taschini.jpg"><img class="size-medium wp-image-4056 alignleft" title="foto Antonio Taschini" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-Antonio-Taschini-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Siwa4.jpg"> </a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/A.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3996" title="A" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/A-300x258.jpg" alt="" width="300" height="258" /></a></p>
<p>&#8220;Epaminonda&#8221; 37x37x37 &#8211; argilla refrattaria, ossidi, smalti, engobbi</p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Siwa.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4006" title="Siwa" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Siwa-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&#8220;Siwa&#8221; 65x20x19 &#8211; argilla refrattaria, ossidi, smalti, engobbi</p>
<p>(sono visibili su Youtube dei video, digitando Antonio Taschini oppure &#8220;Terraria&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Figlio d’arte, il padre è architetto, pittore, ebanista, vive una spiccata atmosfera artistica sin da piccolo, che gli offre una cultura creativa multiforme. I suoi studi accademici sono principalmente indirizzati alla musica, in particolare al canto lirico, che diventa la sua professione. Nello stesso tempo conduce una ricerca espressiva parallela che va oltre la sfera musicale, includendo parole, segni, colori, materia, elementi diversi di un unico mondo interiore. Sperimenta tecniche e materiali come acrilici, chine, pastelli. Impara la tecnica dell’icona, seguendo gli insegnamenti di Marco Nani, maestro e amico, così come da lui appresi nei monasteri ortodossi. Approfondisce gli studi di disegno e pittura con Franca Bernardi (che fa riferimento ad Arte fuori centro), artista e insegnante dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Arrivando alla ceramica, punto centrale di questo lavoro, grazie all’incontro con il ceramista Oriano Zampieri (tuttora suo mentore) e agli approfondimenti con la ceramista catalana Maria Gelabert. Le sue opere sono visibili alla Galleria Immagine e Colore di Vico del Fieno, 21 r. a Genova.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Biografia.doc"></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Biografia1.doc">Biografia</a></p>
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]]></content:encoded>
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		<title>FLAVIO ROMA</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 23:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[terracotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Le innumerevoli mostre e le importanti partecipazioni su invito a rassegne d’arte nazionali e internazionali, come l’interesse d’importanti critici per il suo lavoro, avvalorano il percorso artistico di Flavio Roma. Le sue opere sono presenti in musei, spazi pubblici e collezioni in Italia, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Scozia, Egitto, Stati Uniti, Giappone. Artista eclettico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia12.gif"><img class="size-full wp-image-4041 alignleft" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia12.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Foto-Flavio-Roma.jpg"></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Foto-Flavio-Roma1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4150 alignleft" title="Foto Flavio Roma" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Foto-Flavio-Roma1-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;">Le innumerevoli mostre e le importanti partecipazioni su invito a rassegne d’arte nazionali e internazionali, come l’interesse d’importanti critici per il suo lavoro, avvalorano il percorso artistico di <strong>Flavio Roma</strong>. Le sue opere sono presenti in musei, spazi pubblici e collezioni in Italia, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Scozia, Egitto, Stati Uniti, Giappone. Artista eclettico, schietto e fortemente avverso ai compromessi, considerato tra i più rappresentativi e coerenti artisti contemporanei, egli stabilisce un’efficace espressività  soprattutto con la terracotta. La sua intensa attività creativa i cui risultati, perseguiti con audacia personale, dicono la gravità esistenziale denunciando &#8211; spesso ironicamente -  l’odierno disagio umano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/La-Chaise-Tragique.jpg"><img class="size-medium wp-image-4048 alignleft" title="La Chaise Tragique" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/La-Chaise-Tragique-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Flavio-Roma-Fuga-levogira.jpg"><img class="size-medium wp-image-4044 alignleft" title="Flavio Roma Fuga levogira" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Flavio-Roma-Fuga-levogira-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Flavio-Roma-Torsione-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-4046 alignleft" title="Flavio Roma Torsione 2" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Flavio-Roma-Torsione-2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/04/Flavio-Roma_Notizia-esenziale.doc">Biografia essenziale</a></p>
<p>Flavio Roma farà una mostra personale nel mese di ottobre 2010 nella galleria Immagine e Colore di Vico del Fieno 21r &#8211; 16123 Genova</p>
]]></content:encoded>
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		<title>GUIDO ZAVANONE</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 23:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Guido Zavanone, nato ad Asti, vive e lavora a Genova. Ha pubblicato tra le altre raccolte di versi, Arteria (All’insegna del pesce d’oro, Scheiwiller, Milano, 1983); La vita affievolita (edizioni del Premio Libero de Libero, Fondi, 1986); Il viaggio (Ed. San Marco dei Giustiniani, 1991); Se restaurare la casa degli avi (Campanotto, udine, 1994); Nouvelles [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia13.gif"><img class="size-full wp-image-4088 alignleft" title="Italia1" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Italia13.gif" alt="" width="68" height="50" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Foto-di-Guido-Zavanone-per-Geum.jpg"></a><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Foto-di-Guido-Zavanone-per-Geum1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4228 alignleft" title="Foto di Guido Zavanone per Geum" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Foto-di-Guido-Zavanone-per-Geum1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Guido Zavanone</strong>, nato ad Asti, vive e lavora a Genova. Ha pubblicato tra le altre raccolte di versi, <em>Arteria</em> (All’insegna del pesce d’oro, Scheiwiller, Milano, 1983); <em>La vita affievolita</em> (edizioni del Premio Libero de Libero, Fondi, 1986); <em>Il viaggio</em> (Ed. San Marco dei Giustiniani, 1991); <em>Se restaurare la casa degli avi</em> (Campanotto, udine, 1994); <em>Nouvelles pour l’an 2000</em> (La Bartavelle, Charlieu, 2002), <em>Urme</em> (IDC Presse, Cluj-Napoca, 2004); <em>L’albero della conoscenza</em> (Genesi, Torino, 2004). Ha vinto numerosi Premi letterari tra i quali il «Nigra», Presidente Carlo Bo &#8211; il «David», Presidente Mario Sansone &#8211; il «Libero de Libero», Presidente Elio Filippo Accrocca &#8211; Il «Città di Catanzaro», presidente Mario Luzi &#8211; Il «Milano Duomo», Presidente Giancarla Mursia &#8211; il «Legnano» Presidente Luciano Erba. Guido Zavanone è redattore delle riviste letterarie “Resine” e “Satura” e condirettore di: “Nuovo Contrappunto”. Cura, per l’editore De Ferrari, la collana di poesia “Chiaro Scuro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/copertina-Il-viaggio.jpg"><img class="size-medium wp-image-4250 alignleft" title="copertina Il viaggio" src="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/copertina-Il-viaggio-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://progettogeum.org/wp-content/uploads/2010/06/Introduzione-de-Il-viaggio.doc">Introduzione de &#8220;Il viaggio&#8221;</a></p>
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