bandiera francese

Lodève foto copertina buona

Il festival di poesia « Voix de la Méditérannée » che si svolge ogni anno a fine luglio nel sud della Francia nella città di Lodève è giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione, “non senza difficoltà economiche” lamenta Maïthé Valiès Bled, la direttrice.  Eppure questo festival offre momenti essenziali per la vita culturale e per ascoltare nuovi poeti, nuove lingue, nuove sonorità. Indimenticabili le letture da seguire sospesi nell’amaca. Molto ricercate anche quelle previste presso le rive della Soulondre, tra i salici piangenti, dette anche “sieste poétique” (pennichella poetica), dove il pubblico è comodamente sdraiato su poltrone galleggianti coi piedi a bagno, mentre ascolta poeti e musicisti arrivati da ogni dove, oppure a mezzanotte sotto la tenda dei “conteur”, o dei “griot” che incantano con le loro storie di villaggio o di carovanieri.  Gli organizzatori di “Progetto Geum” erano presenti e vi offrono una serata lodeviana in un luogo vicino al fiume chiamato “Les jardins de la Mégisserie”. La serata era dedicata ai poeti “performer”. Julien Blaine faceva gli onori di casa, a modo suo, vale a dire alla maniera di Julien Blaine, irriverente, detestando i microfoni, gridando o sussurrando in molte lingue e comunque sorprendendo. Prendere o lasciare.  Performer, dicevamo? A ben pensarci preferiamo chiamarli poeti tout court perché, come sempre, la poesia resiste ad ogni tentativo di definizione…   (nota di Viviane Ciampi)

Serata di performance     (video di Lino Cannizzaro)                         

                                                                                                          

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 “LUNA PERSA” TRIONFA AL PREMIO TENCO!

“Luna persa” ha vinto la Targa Tenco 2009 assegnata dal Premio Tenco. Nella categoria “Miglior disco dell’anno” la folta giuria di giornalisti che votano per le Targhe ha assegnato il primo posto al disco di Max Manfredi con uno “schiacciante consenso” (come specificato nel comunicato ufficiale diffuso dal Tenco) sugli altri finalisti. Max sarà ospite della Rassegna, che si terrà dal 12 al 14 novembre.  

Per altre informazioni:  www.clubtenco.it

  

Max Manfredi 

 

 

Max Manfredi, di Genova, è artista di grande intensità ed originalità, amatissimo da un pubblico negli anni sempre più consistente, che l’ha conosciuto attraverso un incessante tam tam (anche in rete) e una continua attività concertistica, non solo italiana. Fra i tanti estimatori, Roberto Vecchioni (che ne ha parlato come di “un capostipite, uno che non posso nemmeno limitare con il termine di cantautore: è un intellettuale”) e lo stesso De André, che lo definì “il più bravo” parlando di cantautori italiani (Gazzetta del lunedì, 23 giugno 1997).

  
 

 www.maxmanfredi.com

www.myspace.com/manfredimax

 www.myspace.comlunapersa

noel per geum

bandiera francese

«Sempre, lo Stato si scagiona in nome del Bene pubblico, della violenza ch’esso esercita. E naturalmente, rappresenta codesta violenza come la garanzia stessa di quel Bene, mentre non è nient’altro che la garanzia del suo potere. La realtà di cui si parla resta di solito mascherata dall’obbligo di assicurare la protezione delle persone e delle proprietà, vale a dire della loro sicurezza. Finché questa apparenza è rispettata, a ciascuno tutto appare normale e conforme all’ordine sociale. La situazione mostra la sua vera natura soltanto a partire da un eccesso di protezione che rivela un eccesso di presenza poliziesca. Da allora, ognuno comincia a percepire una violenza latente, che finge di essere un servizio pubblico soltanto per assoggettare i suoi utenti.

Quando le cose arrivano a tal punto, lo Stato deve ovviamente inventare nuovi pericoli per giustificare lo spiegamento forsennato della sua polizia: il pericolo più idoneo oggi per servire da scusa è il terrorismo».

« Toujours, l’État s’innocente au nom du Bien public de la violence qu’il exerce. Et naturellement, il représente cette violence comme la garantie même de ce Bien, alors qu’elle n’est rien d’autre que la garantie de son  pouvoir. Cette réalité demeure masquée d’ordinaire  par l’obligation d’assurer la protection des personnes et des propriétés, c’est-à-dire leur sécurité. Tant que cette apparence est respectée, tout paraît à chacun normal et conforme à l’ordre social. La situation ne montre sa vraie nature qu’à partir d’un excès de protection qui révèle un excès de présence policière. Dès lors, chacun commence à percevoir une violence latente, qui ne simule d’être un service public que pour asservir ses usagers. Quand les choses en sont là, l’État doit bien sûr inventer de nouveaux dangers pour justifier le renforcement exagéré de sa police :  le danger le plus apte aujourd’hui à servir d’excuse est le terrorisme  ».

Prontuario di umiliazione

Précis d’humiliation

Nato il 31 marzo 1976, in Francia, Pascal Truchet si è laureato in lettere moderne a Lione, sua città di nascita, con tesi sull’opera di Louis-René des Forêts e la scrittura frammentaria. Attualmente insegna lettere nella regione della Franche Comté, a Vesoul. Molte le letture pubbliche su autori come Claude Simon, Pablo Neruda, Federico Garcia Lorca e Walt Whitman. Viaggia e scopre New York, il Quebec, la Romania, La Pologna, l’Ungheria, l’Egitto, l’Italia, la Spagna, l’Irlanda… viaggi che si rivelano nutrimento per la sua prima pubblicazione: un lungo e denso racconto poetico intitolato De Terres et d’Ecumes di cui riportiamo alcuni stralci in versione bilingue, in attesa del suo quasi ultimato prossimo romanzo.

Né le 31 mars 1976, Pascal Truchet fait ses études de lettres modernes à Lyon, sa ville natale. Il y fait des lectures publiques autour de l’oeuvre de Claude Simon, Pablo Neruda, Federico Garcia Lorca et Walt Whitman. Il travaille sur l’oeuvre de Louis-René des Forêts et l’écriture fragmentaire. Il voyage et découvre New York, le Québec, la Roumanie , la Pologne , la Hongrie , l’Egypte, l’Italie, l’Espagne, l’Irlande… voyages qui nourrissent sa première publication, laquelle est un récit poétique intitulé De Terres et d’Ecumes. Il enseigne désormais les lettres en Franche Comté, à Vesoul.

De Terres et d’Ecumes

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Progetto didattico in una scuola francese:  IL PALLONE E LA PAROLA

Come riconciliare con la letteratura una classe di giovani studenti per i quali la lettura ha il sapore di una sfida e la scrittura diventa un salto col paracadute (senza paracadute!)?

L’idea di due professori del Lycée Edouard Belin era di portarli sul terreno della parola scritta attraverso la loro passione: il calcio. La pubblicazione del libro intitolato “Le Cercle des footeux disparus” è frutto di un esperimento didattico di scrittura creativa abbinata al calcio, al “foot”, appunto; esperimento di cui si parla molto in questi giorni in Francia. Il progetto di Pascal Truchet ed Emmanuel Daguet ha permesso a questi giovani di ritrovare la stima di se stessi, il gusto della parola e persino la possibilità d’incontrare il  pubblico alla maniera degli scrittori professionisti. Così, è stato tracciato un sentiero sul quale avanzare in compagnia del linguaggio. Non sarebbe, questo sentiero, da imboccare anche per le scuole italiane? A buon intenditore…

Comment réconcilier avec la littérature une classe de jeunes lycéens pour qui la lecture relève du défi et l’écriture du saut en parachute (sans parachute!)? En les amenant sur le terrain de la parole écrite par le biais de leur passion: le football. La publication du livre intitulé “Le Cercle des footeux disparus” leur aura permis de retrouver l’estime de soi, le goût des mots et la rencontre avec un public. En somme, nous avons tracé un chemin sur lequel ils s’avancent… en compagnie du langage.

Foto Gallea

foto di  Ascoli Pelos

A Peagna, un paesino del ponente ligure, frazione del comune di Ceriale, si svolge ogni anno la  Rassegna  “Libri di Liguria”, giunta alla sua ventottesima edizione. La manifestazione è a cura del prof. Francesco Gallea,  soprannominato “il Bernard Pivot della Liguria”. Non a caso, del resto, perché vi sono molte similitudini con il noto giornalista francese che riusciva a fare un grande ascolto sull’emittente Antenne 2, fingendo, con ironia e intelligenza, di non sapere nulla sull’argomento che stava trattando per mettere gli autori a proprio agio. Gallea (che in realtà svolge la sua attività in tutto il ponente ligure) riesce sempre a sorprendere e ad avvincere i numerosi spettatori anche su argomenti solo in apparenza marginali come “il restauro degli antichi mulini ad acqua”, “conoscere le varietà della patata”, “le mulattiere”, “le erbe aromatiche di Liguria” o  “che fare con i dialetti?”. Il segreto del successo della rassegna, ci pare di poter dire, è quello di riuscire a scovare i vari personaggi dei luoghi, profondi conoscitori del territorio, che spesso hanno dedicato la loro vita all’argomento di cui si sta trattando e lo espongono con riflessioni appassionate. Talvolta ci svelano luoghi e cose di ciò che ineluttabilmente è stato. Eppure questo ci riporta al presente, al suo stesso affannoso farsi.   (Nota di Viviane Ciampi)

Dal quotidiano La Repubblica del 31 agosto 2001:

Il prof. Francesco Gallea, cittadino di Ceriale, ma in realtà appassionato insegnante e letterato “ponentino” è lettore indefesso di tutto ciò che abbia un minimo di attinenza con la Liguria, ma anche con la maggioranza delle nuove proposte editoriali italiane, Gallea è l’anima di iniziative culturali, presentazioni sagaci, animazione di premi letterari e, in generale, di tutto ciò che riesce ad attrarre interesse per la letteratura.

Foto copertina Boissano Gallea

Foto copertina libro Balestrino Gallea

 

Foto copertina Casanova Gallea

Recensione libro ”Boissano“ 

Recensione libro ”Balestrino

Recensione libro “Garlenda Casanova e la Val Lerrone

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Lorezo foto4 Geum

Lorenzo Beccati vive ad Alassio e lavora a Milano. È autore di diversi programmi televisivi di successo. Ha pubblicato per Kowalski i romanzi Il barbiere di Maciste (2002) Il santo che annusava i treni (2005) e Il Guaritore di maiali (2007), tradotto in Germania, è il suo fortunatissimo esordio nel thriller storico, seguito nel 2008 da Il Mistero degli Incurabili.

L’uccisore di seta

El gran cuadro del siglo XX -   Olio su tela cm. 195 x 130 di S.M. Félex, su bozzetto di Fernando Arrabal

da sinistra   (cliccare sulla foto per ingrandirla):

Dalì, Ionesco, Nabokov, René Thom, Kafka, Beckett, Arrabal (sopra Topor), Mishima, Kundera, Wittgenstein, Duchamp, Borges, Picasso.

In principio era un bambino geniale. Ma i bambini geniali, si sa, sono irri­tanti. A volte, persino per le madri che li hanno partoriti. Poi crescono e talu­ni possono irritare anche i dittatori. Se questa fosse una favola potrebbe assomi­gliare alla prima parte della vita di Fernando Arrabal, intellettuale processato e impri­gionato dal dittatore spagnolo, il generale Franco, per blasfemia e antipatriottismo. Forse la sua avventura terrestre sarebbe terminata in quella prigione se non fosse stato Samuel Beckett a tirarlo fuori con una lettera indirizzata al “generalissimo”, che più o meno suonava così: “Gli scrittori soffrono già abbastanza della sofferenza di scrivere. Vanno lasciati in pace!”. Arrabal, nato a Melilla nel Marocco spa­gnolo, scrittore, regista e poeta “scandalo­so” vive a Parigi dal ‘55. È fondatore nel ‘62, con Topor e Jodorowski del “Movimento del teatro Panico” (teatro che per defini­zione non andrebbe definito, comunque, più rito che teatro, vicino all’assurdo, al surrealismo e alle sue metamorfosi e benedetto dal dio Pan).   (Nota di Viviane Ciampi)

Intervista a Fernando Arrabal

Dipinto di Daniela Grifoni

Foto di Daniela Grifoni

Daniela  Grifoni opera in chiave informale, pur conservando tracce di un passato figurativo, appare sempre più all’artista novarese che vuole raccontare e raccontarsi, l’unica alternativa credibile e non pretestuosa del fare arte nel nostro tempo, attivando una propria modalità poetica le cui radici affondano nella lezione di una figurazione classica moderna. Un Dna familiare, essendo figlia d’arte e allieva del noto prof. Osvaldo Provvidone, maestro di arte contemporanea [...]   (Frammento nota di Alfredo Pasolino)

L’emozione informale

http://www.grifonidaniela.it/Principale.htm

http://www.immaginecolore.com/

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Dopo studi di matematica e musicologia, Patrick Dubost ha pubblicato in poesia una quindicina di libri (in Francia, in Grecia, in Quebec) e due CD, di cui alcuni con lo pseudonimo di Armand le poète, libri che – molto spesso – sono difficili da classificare come poesia o teatro. Dubost pratica, infatti, una poesia che si avvale della pagina scritta (libri d’artista, libri-oggetto, testi-mobili) ma che emerge per mezzo della voce: demoltiplicata, miscelata, in campionatura di lingua, performata, in bocca, in corpo, in gesti, in azioni. L’insieme costituisce una sorta di recital di parole, una combinazione tra arguzia,  ricerca metafisica e tenero sguardo sul mondo.  

Extrait de la lecture / performance du 11 décembre 2007,
au Coeur des Sciences de l’UQAM, Montréal,
avec la complicité de Vincent Dionne
(film réalisé par Gaëtan Dostie)

http://patrick.dubost.free.fr/videos_performances/perdus_sous_l_orage.html  (video-lettura)

 

L’archeologo del futuro   (poesia)

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Un libro costruito come un puzzle, dove il protagonista Fabrizio Notte (detto anche Brizio), un Quebecchese figlio d’Italiani, produttore cinematografico indipendente, si volatilizza nel nulla. Siamo in pieno “En attendant Godot”, già dalla prima pagina. Chi è esattamente Fabrizio Notte? Il lettore entra nella vita misteriosa del protagonista, ne segue le tracce incerte e confuse attraverso il racconto delle venticinque donne che lo hanno conosciuto, amato e qualche volta odiato: le varie mogli, amanti, amiche ecc. come nel film di Kurosawa, narrano ciascuna la propria verità: era via via generoso, sincero, bugiardo, tenero, violento, innamorato, sciupafemmine, colto, avventuriero da quattro soldi, uomo ideale per la vita o per una notte… Una densa e suggestiva intelaiatura del romanzo fa assomigliare questo libro (quasi un giallo) a una serie di sceneggiature cinematografiche. Non a caso Antonio d’Alfonso è anche uomo di cinema molto conosciuto in Quebec e l’aver “messo in scena” un personaggio come Fabrizio Notte lascia intravedere, sì talento letterario ma anche una tecnica composta su più tastiere. Il maggior pregio di queste pagine risiede nel fatto che un uomo possa entrare profondamente nella psiche femminile, con un’empatia fuori dal comune. Una delle donne qui citate racconta: “Ascolti, mi tenga al corrente per Fabrice, se lo ritrova. Non deve essere molto lontano. Per lui, sparire è un’arte. Non sarei sorpresa che riapparisse con un abito di Arlecchino”. (Nota di Viviane Ciampi)

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Biobibliografia

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