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Giovanni Infelíse

Giovanni Infelise - L'invisibile allegoria del silenzio amoroso - Copertina

Giovanni Infelíse (Cosenza 1957) vive a Bologna dal 1978. Ha pubblicato alcuni libri di poesia (il più recente è Dépassé, del 2011), i saggi

La voce imperfetta: il poeta e l’inquietudine della parola (introibo di Gianni Scalia, 1995) e Le rêve, le corps, le visage: Modigliani (2008),

un testo per il teatro dal titolo L’ultima notte del pettirosso (2010).

 

Un poetico saggio

 “L’invisibile allegoria del silenzio amoroso”, di Giovanni Infelíse, è un saggio dall’evidente valenza poetica. La scrittura, nell’affrontare un non facile argomento, si snoda per via d’immagini, illuminazioni e gesti verbali che, pur consapevoli di partecipare a un’indagine, mostrano con chiarezza l’apertura linguistica propria della poesia. Il discorso, intendo dire, pur riguardando un oggetto, è infinitamente disponibile, per nulla chiuso in se stesso. Chi, nel leggere quest’opera non si sente portato ad aggiungere propri pensieri e sentimenti? Questo, a mio avviso, è il fecondo intento di Giovanni: coinvolgere il lettore, indurlo a inserirsi nel testo e a viverlo. È scritto a pagina 19 “Nel sentimento amoroso come nella creatività, ciò che agisce è l’identico incoercibile impulso alla vita che si esplica attraverso l’analogia di termini che rendono spiritualmente possibile il sogno” e, a pagina 28 “Il poeta perciò non ruota col pensiero attorno a qualcosa, ma pensa realmente qualcosa”. Come si vede, è posto l’accento sulla possibilità spirituale del sogno nell’àmbito di un pensiero in cui s’intrecciano elementi soltanto a prima vista eterogenei. Il sogno, dunque, può essere considerato un aspetto della realtà? La presenza dell’amore, dell’arte e della poesia fa propendere per una risposta affermativa: gli uomini sono anche ciò che sognano. Di più, la loro creatività incontra i limiti da essa stessa posti e, perciò, non conosce confini stabiliti a priori: l’apertura non è un dato intellettuale, bensì una caratteristica naturale. Se ne accorge il Nostro che, a pagina 41, scrive: “L’amore è ricerca, identificazione, chiarimento di ogni sua cognizione o interpretazione non interamente appresa, è azione in cui ogni sforzo è diretto alla realizzazione di un’intuizione capace di affermare ciò che ha grande intensità espressiva e il colore del sentimento naturale”. Indagando il sentimento amoroso, Giovanni esplora il mondo interiore degli uomini e scopre in esso la possibilità di un’intima, integra, coerenza. La bellezza e la conoscenza assomigliano a scale infinite i cui gradini sono in successione non gerarchica: ognuno illumina uno spazio intellettivo ed emotivo che ha valore in sé e rimanda a innumerevoli altri. Un percorso senza fine, qual è quello dell’amore, è pertanto il miglior destino per ogni uomo. È forse presente, nelle pagine in esame, un disprezzo del dire logico? Non direi, la sfera razionale è ritenuta rilevante, tuttavia non totalizzante, da una libertà espressiva che riconosce le differenze ma non sopporta dittature. Siamo spesso vittime, avverte l’autore, dell’impulso a non soffermarci, a proseguire: l’amore, invece “ci esorta a coltivare la consapevolezza di quel che ci è accanto e non osiamo guardare per un immotivato timore o per un’insana considerazione di noi stessi”. Da simile esigenza di necessaria riflessione, emerge il valore del silenzio come “unico commento plausibile dell’amore”. Di più, il “silenzio amoroso” è, “invisibile allegoria”, ossia similitudine esistenziale che nessuno sguardo può scorgere ma che sussiste quale intima, assidua, circostanza dell’essere. Un’affettiva integrità naturale, non del tutto perduta ma sempre in pericolo, è ciò che più importa?

Sì, senza dubbio.

 

  Marco Furia

 

Giovanni Infelíse, “L’invisibile allegoria del silenzio amoroso”, Book Editore, 2014, pp.77, euro 12,00

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