LUIGI VIVA – Non per un dio ma nemmeno per gioco – Vita di Fabrizio De André

 

La diciottesima riedizione della biografia di Fabrizio De André è un evento gioioso per molti motivi. Il primo, perché a diciotto anni dalla sua morte (11 gennaio 1999), testimonia dell’affetto imperituro che un tale artista suscita in chi lo ha seguito e continua ad amarlo ed è uno strumento di conoscenza stimolante per chi “se lo è perso”, per le nuove generazioni, infine perché il genere letterario denominato biografia può essere – quando non si tratta solo di mera descrizione, s’intende –  un elemento per decriptare una persona nel più profondo attraverso il suo percorso – infanzia, amori, incontri decisivi, letture, riferimenti artistici, scelte politiche, colpi bassi della sorte, gioie e delusioni – e permette di capire come è arrivata a essere “quella” speciale persona.

Ma se certe biografie, come questa, continuano ad avere un  successo tale da meritare  così tante riedizioni, allora bisogna cercare le motivazioni per cui la gente ha voglia di leggerle. Sono quelle che ci insegnano a capire meglio noi stessi attraverso i pensieri, i comportamenti di qualcun altro, come in una sorta d’identificazione. È raro leggere una “vita di…” così ben documentata, non frettolosa (Faber stesso contribuì alla sua stesura!), e – come si diceva una volta –, scritta con arte, con stile, con racconti seri (dipendenza dall’alcol) e molto spesso divertenti (vedi il peperone di Savignone morso da Cristiano). In De André, si scorgeva un’alleanza fulminante di erudizione e disinvoltura, con la diabolica precisione di un “artigiano” (così si definivano altri fratelli di genialità: Trenet, Brassens, Brel e Ferré) capace di essere insieme scultore di stelle e artificiere di sogni.

D’altronde, l’intento del biografo non era di “divinizzare” l’artista De André – cosa ch’egli stesso non avrebbe mai voluto, visto che temeva persino la  parola ‘poeta’ – ma di far partecipare il lettore alla sua presa di coscienza progressiva, all’accettazione del suo talento fuori dal comune, a saper analizzare la chimica dell’anima di un autentico troubadour che amava gli esclusi e le anime perse con tenerezza infinita, guardando la vita con occhi lavati da ogni pregiudizio, affrontando con coraggio gl’insondabili sgambetti del destino.

Le sue cavalcate verbali, feroci e mordaci, impreviste e ironiche, le vertigini musicali fuori dal tempo e dalle mode sono un’opera grandiosa che incide dal vivo la carne di molti (non di tutti – certo – e dobbiamo onorarcene).

Di questo e altro parla Luigi Viva che di Faber esplora tutti i meccanismi di creazione, perché conosce l’arte sottile e affettuosa dell’ascolto, attraverso le pagine di quello che resta e resterà un classico della letteratura biografica.

Nota di lettura di Viviane Ciampi

 

Non per un dio ma nemmeno per gioco – Vita di Fabrizio De André, Ed. Feltrinelli, 2016, coll. Universale Economica, pp. 255,  €9,00

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