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Teatro Politeama Genovese – 29 settembre 2012 –

Una serata di gioia musicale in ricordo di Vittorio Centanaro

Nota per una serata indimenticabile

La serata gioiosa, colta, per niente “commemorativa” in onore del chitarrista classico e compositore genovese Vittorio Centanaro scomparso il 29 settembre 2011, si è svolta con un successo al di là di ogni previsione.

Tutto esaurito in ordine di posti e addirittura con spettatori che, una volta terminato lo spettacolo non volevano saperne di tornare a casa e se ne stavano lì, allegri e melanconici insieme, a parlare di musica e poesia, a condividere ricordi, a dissotterrare tasselli di storia e storie di Genova e della Liguria artistica. A ciascuno di noi presenti, che fummo suoi amici, Vittorio ha lasciato doni preziosi: l’allegria, la prossimità della bellezza attraverso la sua musica e il suo modo di essere.

Nella serata condotta da Mario Paternostro – direttore di Primocanale – abbiamo ascoltato brani che su disco non hanno mai visto la luce, altri che conoscevamo a menadito. Questo è avvenuto grazie ai molti artisti presenti che, in varie stagioni hanno accompagnato Vittorio nel suo lungo percorso. Alcune melodie come “Viva la rosa” arrangiata, tradotta e portata al successo in Italia dal duo Centanaro e Winderling continueranno a viaggiare nella testa di quei genovesi “con quella faccia un po’ così” che non vogliono sottrarsi alla fascinazione della memoria.

Non sono mancati durante lo spettacolo i momenti di divertimento: infatti, chi ha avuto il privilegio di conoscerlo non poteva separare l’artista dall’uomo generoso e simpatico per una speciale disponibilità d’animo. Sapeva farsi amare come pochi in un mondo in letargo nei valori e nei sentimenti. Perciò nessuno si stupisca della devozione dei genovesi nei suoi confronti.

Ma l’altra sera si srotolava, tra le note, una scena non recitata: i petali di quella rosa che Vittorio disseminava sui nostri volti, per le strade di questa strana e imperscrutabile città, ci rendeva d’improvviso la vita più lieve.

Il resto è stato musica (protagonista la chitarra classica) cabaret e poesia. Il momento più commovente si è verificato allo sgorgare, come dal nulla, delle note della Ramirez, l’amata chitarra di Vittorio Centanaro. Quella Ramirez di cui s’innamorò in Spagna dopo averla vista nella bottega di un grandissimo artigiano «appesa insieme alle altre come un prosciutto».

La presenza di Giulia Lupi in sala (cantante, attrice, finissima traduttrice che a lungo e in varie forme collaborò col marito) e delle figlie Michela e Valentina (organizzatrici dello spettacolo) impegnate sul palco a cantare e suonare ci hanno restituito un mondo d’eleganza e d’inventiva che credevamo à jamais perduti.

Il ricavato (al netto delle spese) sarà offerto al Conservatorio Paganini per la realizzazione di una master class di chitarra. Inoltre si preparano altre iniziative a favore dei giovani studiosi di questo strumento. A breve uscirà un album dal vivo di Centanaro insieme alla cantante Luce Tondi durante una esibizione dei primi anni Novanta. Quindi l’avventura continua, ci dicono le figlie.

Foto Lino Cannizzaro.

Michela Centanaro

Michela Centanaro

Vittorio De Scalzi

Michela Centanaro-Fabrizio Giudice-Federico Bagnasco-Angela Zapolla

Fabrizio Giudice

Letizia Panarello

Luce Tondi

I Resurrection. Rico Carniglia-Laura Veroli-Daniela Carniglia-Adolfo Biolè

Sergio Alemanno

Roby Carletta

Francesca Cauvin

Stefano Cavallo

Luca Coloniello

Viviane Ciampi

Maria Giulia Mensa e Valentina Centanaro

Lucetta Frisa

Francesca Isola

Francesca Isola

Federico Bagnasco

Lorenzo Monguzzi

Daniela Savoldi

Angela Zappolla

Josè Scanu

Alessio Panni

Filippo Rossi e Giovanni Parodi

Letizia Panarello – Filippo Biolè-Valentina Centanaro – Maria Giulia Mensa Francesca Cauvin – Stefano Cavallo – Michela Centanaro – Angela Zappolla – Rocco Mennella

Giovanni Parodi

Mario Paternostro

Marco Conzi

Marco Conzi

Paolo Lingua

Paolo Lingua

Rocco Mennella

Daniela Ardini

Daniela Ardini

Alessio Panni, Stefano Cavallo, Beppe Croce, Giacomo Stia

Alessio Panni, Stefano Cavallo, Beppe Croce, Giacomo Stia

Paola Giubilei

Paola Giubilei

Coro finale

Coro finale

Coro finale

Coro finale

Ha condotto

Mario Paternostro

 

“Al netto delle spese il ricavato sarà offerto al Conservatorio ‘Niccolò Paganini’ di Genova per la realizzazione di iniziative a favore di giovani chitarristi”.

Biografia

La passione e la ricerca costante sembrano essere la chiave di volta di tutta la lunga vita artistica del chitarrista classico, arrangiatore e compositore genovese Vittorio Centanaro, nato il 21 aprile 1929 e scomparso il 29 settembre 2011. L’affermazione nel campo musicale non fu facile. Arrivò col tempo grazie a tanta tenacia, a un sorprendente talento (che da solo, però, non basta mai), a una tempra e vitalità fuori dal comune.

Ma fuori dal comune fu anche la sua vicenda biografica, quasi da romanzo familiare: non era una famiglia agiata, quella di Vittorio. Il padre, vigile del fuoco, muore a cinquant’anni, lasciando in gravi difficoltà economiche la moglie e due figli. Egli inizierà da autodidatta e potrà permettersi un vero maestro solo dopo i ventitré anni. Il suo amore per la musica, in realtà, era iniziato a tredici anni grazie a una vecchia chitarra trovata in casa e in seguito su uno strumento a sette corde che il padre era riuscito a regalargli. Impara da solo i segreti della chitarra classica, copiando, grazie a una splendida calligrafia, migliaia di pagine di musica trovate in biblioteca, non potendo permettersi il lusso di comprare gli spartiti. A sedici anni abbandona gli studi regolari e s’impiega, dopo un concorso, alle Poste Italiane dove rimane per oltre 40 anni. All’adolescenza (siamo alle fine degli anni Cinquanta), comincia a frequentare i futuri protagonisti del mondo dello spettacolo alla Borsa di Arlecchino: Paolo Poli, Aldo Trionfo, Carmelo Bene (Centanaro cura per quest’ultimo il commento musicale dello spettacolo “Doctor Jekyll and Mister Hyde”). Poi (era inevitabile) entra nel giro dei cantautori genovesi: Gino Paoli, Bruno Lauzi, Fabrizio De Andrè. Di quest’ultimo è uno dei primi collaboratori stretti e cura gli arrangiamenti di alcuni brani celebri: “La guerra di Piero”, “Fila la lana”, “Si chiamava Gesù”. De Andrè scrive dell’amico Vittorio: «È una delle persone più pulite che abbia mai conosciuto». Ed è sempre Fabrizio De Andrè che lo sigilla, in modo affettuoso, con l’etichetta di «Eterno bambino». Forse è proprio quel suo essere «eterno bambino» che lo conduceva a un contatto d’amore con tutto quanto appartiene alla vita?

Un periodo di maggior notorietà  comincia alla metà degli anni Sessanta, quando si consolida il duo col “complice” Luciano Winderling con il quale sino al 1972 si esibisce al Teatrino di Piazza Marsala in una serie di spettacoli (che non passano certo inosservati alla critica e al pubblico più attento) dove si ripropone una ricerca della colta ed elegante musica di corte, soprattutto d’ispirazione francese medievale-rinascimentale-barocco. Una scelta coraggiosa (come sempre furono coraggiose le sue scelte), che indica la via del suo grande rispetto per la musica. I testi vengono tradotti e rielaborati in un’operazione affascinante e complessa dallo stesso Winderling e da Giulia Lupi, moglie di Centanaro, raffinata cantante da camera e da cabaret colto. Seguiranno le incursioni nel folk italiano, nella canzone brasiliana e in quella chanson à texte dei grandi auteur-compositeur-interprète come Vian, Brassens, Brel, Guy Béart). Nasce così il “33 giri” di grande successo Viva la rosa che prende il volo da MiIano a partire dal 1972.

Negli anni successivi, Centanaro si dedica anche all’accompagnamento musicale di spettacoli di prosa e di serate di poesia. Collabora con Daisy Lumini, Arnoldo Foà, Eros Pagni, Ugo Maria Morosi, Ugo Pagliai, Vittorio Gassman, Andrea Giordana, Gianrico Tedeschi, Tullio Solenghi, Pier Luigi Delucchi, indimenticabile inventore del Teatro Instabile nell’epoca gloriosa di via Trebisonda (dove ‘nascono’ anche Antonio Ricci, Lorenzo Beccati, i disfartisti e Beppe Grillo). A partire dalla prima metà degli anni Settanta, inizia la sua attività parallela «dettata certamente dall’esigenza di impinguare le magre casse famigliari», scrive il suo amico e biografo, il giornalista Paolo Lingua nell’inserto del disco Viva la rosa, «ma affrontata con generosità, passione e impegno affettuoso, ovvero quello dell’insegnamento». Era balbuziente Vittorio. Forse per troppo entusiasmo nei confronti della vita o perché la parola lo sottraeva a un sogno di musica continua dentro di sé. Del resto fu Montale in una poesia sulla balbuzie a scrivere: “Una volta qualcuno parlò per intero / e fu incomprensibile”. Suonava, ora come dinnanzi a un fiume in piena, ora in una sorta di calma vorace. Come per destino ha trasmesso le sue qualità artistiche alle adorate figlie, Michela e Valentina che vegliano (insieme a Giulia Lupi) a preservarne la memoria. In tempi d’incertezza come questi la cosa ci rassicura: le note delicate della sua Ramirez, la sua essenza gentile accompagneranno a lungo la nostra terrena avventura.

Viviane Ciampi

Caricatura Vittorio Centanaro di Ettore Veruggio

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